Secondo alcuni studi l’analisi attenta di alcuni messaggi del corpo permette di discriminare se il nostro interlocutore dice la verità oppure mente. Tutti noi durante la giornata mentiamo più volte, sia agli altri che a noi stessi. La menzogna è uno strumento utilizzato molto spesso, non sempre per ingannare e dominare l’altro. Molto spesso mentiamo a fin di bene, per non ferire l’altro, oppure mentiamo a noi stessi, per salvaguardare la nostra autostima. Quanto spesso non diciamo ciò che realmente crediamo per proiettare una certa immagine di noi stessi.

Altre volte la menzogna viene utilizzata come strumento strategico, per avere la meglio sugli altri o per evitare punizioni che entrebbero in gioco se si dicesse la verità.

La menzogna è la dichiarazione di contenuti verbali che non sono ritenuti veritieri dall’attore comunicativo.

Secondo alcune ricerche, durante la menzogna, il mentitore è molto attento a costruire la bugia nei suoi contenuti verbali, deve infatti essere molto attento non solo nel costruire una​storia, ma anche nel costruirla in modo che risulti credibile all’interlocutore, e per questo motivo tralascia tutta una serie di aspetti legati alla comunicazione non verbale, che possono farci sospettare che l’altro dichiari il falso.

​Le menzogne possono essere riconosciute tramite l’analisi attenta del linguaggio del corpo.

I segnali non verbali di menzogna possono essere raggruppati in tre grandi gruppi:

i segnali di tensione

il timing

i segnali di incongruenza​

​Quando una persona mente, è molto attiva dal punto di vista cognitivo (sta costruendo una storia), ma anche dal punto di vista emotivo, in quanto entra in gioco la paura di essere scoperti e/o il senso di colpa. Questo è manifestato dal linguaggio del corpo, pallore, rossore, dilatazione pupillare, segnali di automanipolazione come grattamenti, la copertura della bocca, aumento dei segregati verbali sono solo alcuni dei segnali di tensione che il corpo lascia trasparire.

Una seconda grande categoria di segnali di menzogna sono i segnali di incongruenza,  questi segnali si verificano ogni qual volta mentre tramite la parola diciamo alcune cose, ma il il linguaggio del corpo lo smentisce.

Vediamo un esempio tratto dalla cronaca giudiziaria statunitense, una madre uccide la figlia, prima di essere scoperta e arrestata, la intervistano e mentre parla della figlia e piange, compare un segnale non verbale incongruente, un piccolo sollevamento delle guance. Secondo il metodo Facial Action Coding System (FACS), elaborato da Ekman, Friesen e Hager, il sollevamento delle guance (AU 12), è un segnale legato alla felicità, ed ecco l’incongruenza, una madre che ha appena perso la figlia non dovrebbe mostrare segnali di felicità. Ecco un modo in cui i micromovimenti corporei possono rivelare indizi di falso. La donna è stata poi scoperta mediante la raccolta di prove ed arrestata, si rivelerà essere una persona affetta da disturbi psichici.

Il timing è invece un aspetto legato al tempo che le persone impiegano nel comunicare. Tendenzialmente quando una persona mente, impiega più tempo a rispondere alle domande, in quanto deve costruire una risposta dal nulla, processo cognitivo più impegnativo di accedere semplicemente alla memoria.

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