Il tipo 9 nell’Enneagramma: l’accidia

marzo 7th, 2013 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

Sette-peccati-Accidia-a212532023.9.        Carattere Nove: L’Accidia

 di Serena Giovannini

La passione dominante è l’indolenza, la pigrizia della mente e dello spirito che induce questo carattere a non avere le motivazioni per agire, allo svuotamento del mondo interiore, all’immobilità, alla chiusura verso i cambiamenti, all’impassibilità, all’indifferenza. Il tipo nove avendo subito la mancanza di amore è diventato desensibilizzato e ha rinunciato all’amore, si caratterizza per il suo altruismo, la sua rassegnazione, la sua mancanza di introspezione; il suo obbiettivo è l’autoconservazione, la ricerca di una stabilità.

 

       3.9.1.        Richiami nella letteratura scientifica precedente

Naranjo (1996) cita Kretschmer (1921) perché nella sindrome ciclotimica in Korperbau und Charakter rivede il tipo nove e ne riporta le caratteristiche più frequenti:

“1- Socievole, d’indole gentile, amichevole, geniale

2- Allegro, spiritoso, vivace, precipitoso

3- Tranquillo, calmo,facilmente depresso, si commuove facilmente”

Sheldon (1942) in The Varieties of Temperament fa una descrizione della viscerotonia che calza molto con il nove: “La viscerotonia si manifesta con il rilassamento, la convivialità, la gola, il bisogno di compagnia, di affetto o di sostegno sociale. Quando questa componente è predominante, la motivazione primaria della vita sembra essere l’adattamento e il risparmio di energia”. Arieti (1974) in Affective Disorders nomina due tipi di depressione: quella rivendicativa, che Naranjo (1996) ritrova di più nel carattere quattro e quella autorimproverante, che calza di più al carattere nove. Nell’analisi transizionale, Naranjo cita la figura di madre che dà fino a consumarsi perché si svaluta, in Jung (1979)  ritroviamo il nove nel  tipo sentimento introverso, soprattutto molto comune nelle donne. Nell’omeopatia il carattere nove corrisponde al farmaco Carbonato di Calcio presente nella conchiglia dell’ostrica:  come internamente il mollusco è pallido, inattivo, molle, la conchiglia invece è dura e impenetrabile per difendere la perla delicata così il soggetto è inattivo, senza energia, non competitivo, non interessato a partecipare alle sfide della vita, alle volte può avere una  reazione opposta di lavoro incessante per  compensare l’inerzia di fondo. (Naranjo, 1996)

3.9.2    Tratti caratteriali

Inerzia psicologica

Flemma, povertà di esperienze interiori, narcosi, indifferenza a livello intellettuale che provoca un vuoto di fantasia, ottusità e tendenza a smorzare emozioni, sentimenti e istinti, disattenzione dalle proprie voci interiori. Questo soggetto tende a distogliere lo sguardo dal proprio mondo interno e ad adottare un atteggiamento materialistico finalizzato alla sopravvivenza.

Iperadattamento

La pigrizia spirituale porta il soggetto alla negazione di se stesso e dei propri bisogni volgendosi a un iperadattamento e a un andare incontro ai bisogni altrui, compensa con la ricerca di cibo e di alcool.

Rassegnazione

L’individuo attua la rinuncia di se stesso, e finge di essere morto per restare in vita, cosicché alla fine  diventa davvero un morto vivente.

Generosità

Rientra nel prendersi cura degli altri invece che di se stesso. Buono, gentile, caloroso, affabile, fa di tutto per non pesare sugli altri.

Trasandatezza

Per il carattere nove non è importante eccellere e brillare per cui non si cura neppure del suo aspetto in modo eccessivo, anche se dietro alla rinuncia di essere visto si cela un intenso bisogno d’amore non riconosciuto. Partecipa all’interiorità attraverso quella degli altri.

Abitudini da automa

Metodico, restio al cambiamento, ancorato alla tradizione, alle regole vigenti che lo inducono a fare le cose sempre allo stesso modo. L’automatismo può essere una conseguenza dell’alienazione da sé.

Facilità a distrarsi

E’ una caratteristica che sviluppano per non voler vedere, per  narcotizzarsi, per cui si annientano a guardare la televisione o a leggere il giornale.

3.9.3.               Punto di vista eziologico e psicodinamico

Naranjo (1996) descrive l’infanzia di questo carattere come segnata dalla mancanza di attenzioni, forse per via anche della sua appartenenza in genere a famiglie numerose, questo soggetto è stato abituato a dare tanto per ricevere amore, non ha mai smesso di idealizzare i genitori, di questo iniziano a esserne consapevoli in psicoterapia. A causa della situazione familiare, una madre assente ha indotto il figlio nove ad adeguarsi alle circostanze  e a dare l’aiuto che gli altri si aspettavano da loro. Può avere avuto genitori con il loro stesso carattere, da cui hanno tratto ispirazione per la dedizione, o genitori di carattere uno, o una madre quattro che ha sommerso il figlio di richieste, comune nell’infanzia è il ruolo di paciere tra i due  genitori. Nel carattere nove la ricerca dell’amore è inconscia, si è trasformata in rassegnazione, il suo desiderio è di essere riconosciuto come generoso e altruista,  non prendendo contatto che in realtà desidera essere a sua volta amato.

La sua generosità, il suo dare fa sembrare agli altri una persona che è presente a se stessa e appagata spiritualmente, in realtà il nove non è cosciente della perdita di interiorità. La sua ricerca, i suoi sforzi sono orientati tutti fuori da sé, la sua ricerca dell’essere invece che dirigersi verso l’interiorità verte su cose concrete, la sopravvivenza, il cibo (mangio quindi esisto), nel soddisfare i bisogni altrui (sono vivo attraverso gli altri), nel rendersi utile (sono vivo perché faccio). In tutti i caratteri alla radice della patologia c’è il dimenticarsi di sé, nel nove questo aspetto è preponderante.

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