Psicoterapia breve strategica: una terapia per la cura degli attacchi di panico

marzo 14th, 2013 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

1227530403492aa0a34048e1. Breve storia e definizione della psicoterapia breve strategica

 

La psicoterapia breve strategica nasce dal lavoro congiunto di Giorgio Nardone e Paul Watzlawick. Il primo lavoro che descrive la psicoterapia breve strategica è “L’Arte del Cambiamento” [1].

Giorgio Nardone, laureatosi in filosofia presso l’Università di Siena, rimane presso la cattedra di Filosofia all’interno della stessa università ponendosi come obiettivo di ricerca lo studio dell’epistemologia della psicologia clinica e dei vari modelli di psicoterapia. Interessato ai lavori prodotti dalla Scuola di Palo Alto (California, USA) richiede una borsa di studio annuale presso il Mental Research Institute (M.R.I.) di Palo Alto nel 1982 dove nasce la collaborazione con Paul Watzlawick. Tornato in Italia, si specializza in Psicologia continuando a studiare a Palo Alto per alcuni mesi all’anno.

La psicoterapia breve strategica si fonda sull’applicazione di protocolli specifici per ogni disturbo. Dopo aver formulato i primi protocolli per i disturbi fobici e ossessivi, Nardone fonda assieme a Paul Watzlawick, nel 1987, il Centro di Terapia Strategica (C.T.S.) ad Arezzo .

Dal 1987 ad oggi il Centro di Terapia Strategica ha sviluppato molti altri protocolli specifici di trattamento per altre specifiche situazioni[2]:

–                            attacchi di panico

–                            ossessioni e compulsioni

–                            depressione

–                            dubbi ossessivo-paranoidali

–                            vomiting

–                            bulimia

–                            anoressia

–                            blocco della performance

–                            agorafobia

–                            disturbi sessuali

Dal 1987 ad oggi sono stati fondati centri di psicoterapia e di ricerca associati al Centro di Terapia Strategica di Arezzo in tutta Europa, negli Stati Uniti, in Brasile e in Colombia.

All’interno del C.T.S. oltre al centro di ricerca esiste una Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Breve Strategica e una azienda dedicata alle organizzazioni chiamata “Change Strategies” dove si propongono iter formativi in comunicazione, coaching strategico, problem solving strategico.

Nel 2003 viene fondato lo “European Network of Brief Strategic and Systemic Therapy”, rinominato nel 2008 in “Brief Strategic and Systemic World Network”[3], diffuso gratuitamente online, giornale che ha il merito di mostrare “come” vengono svolte le ricerche nello specifico, aspetto relegato precedente unicamente ai testi.

 

1.1 Correnti teoriche di riferimento

 

La Psicoterapia breve strategica affonda le proprie radici su approcci precedenti assemblando e organizzando varie “porzioni” di teoria al suo interno. Si propone in questo studio una breve rassegna dei principali approcci teorici di riferimento in modo tale da inquadrare la psicoterapia breve strategica entro una cornice di teorie psicologiche:

–                            Mental Research Institute di Palo Alto

La psicoterapia breve strategica formula il proprio modello basandosi soprattutto dal modello di problem solving elaborato dal M.R.I. di Palo Alto, specificamente nell’uso del “paradosso”[6] e della ristrutturazione[7]. La teoria della comunicazione di riferimento è quella sviluppata nella ‘Pragmatica della comunicazione umana”[8] che postula i seguenti assiomi:

a)                        non si può non comunicare

b)                        ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto ed un aspetto di relazione

c)                        la natura di una relazione è basata sulla “punteggiatura” delle sequenze comunicative tra i comunicanti

d)                       L’essere umano comunica sia digitalmente che analogicamente

e)                        Tutti gli interscambi comunicativi sono o simmetrici o complementari in dipendenza dal fatto che siano basati sull’uguaglianza o sulla diversità

Dall’ M.R.I. di Palo Alto ritroviamo nella Terapia Breve Strategia un punto di vista costruttivista. Il costruttivismo sostiene che è l’osservatore che costruisce ciò che crede che esista. Nardone è d’accordo con Watzlawick quando distingue una realtà di “primo ordine” propria delle caratteristiche puramente fisiche e una realtà di “secondo ordine”[9] soggettiva, ma aggiunge “una delle più perniciose illusioni è quella che c’è una sola realtà e che c’è un solo modo di vederla: il nostro”[10]. Affermazioni di Nardone corroborate dagli studi sul falso consenso[11], da intendersi come tendenza a sovrastimare la percentuale di persone condividono il nostro punto di vista. Nell’approccio costruttivista la realtà non è una sola, ma ci sono tante realtà di secondo ordine che si sovrappongono. Come scrive Edgar Morin: “non si può guardare la realtà senza la propria soggettività in quanto non c’è un’oggettività senza soggetto”.

–                            Ipnosi Ericksoniana

Sebbene non si possa definire la Terapia Breve Strategica come un’ipnoterapia, essa si serve di un linguaggio ipnotico, esso non viene utilizzato a priori ma solamente in determinati momenti della terapia: lo schema sequenziale del modello infatti indica che va utilizzato un linguaggio molto ingiuntivo e ipnotico nelle prime sedute per poi passare a un linguaggio indicativo e totalmente descrittivo verso la fine del trattamento[12]. Il modello ipnoterapeutico di riferimento è quello di Milton Erickson, ma l’uso specifico nella cornice della psicoterapia breve strategico è quello dell’ “ipnoterapia senza trance”[13], non si induce quindi il soggetto in trance ma si utilizza solamente un linguaggio suggestivo

–                            Cognizione sociale e teoria della persuasione di Robert Cialdini

Il processo di risoluzione del problema viene letto anche come un processo persuasivo, e il modello teorico sulla persuasione preso in considerazione da Nardone è quello di Robert Cialdini, il quale enuncia sei “armi” della persuasione: scarsità, simpatia, autorità, reciprocità, riprova sociale, impegno/coerenza[14].

Nel modello breve strategico si fa leva su un criterio persuasivo di somiglianza, troviamo in Cialdini: “i clienti tendono più facilmente a stipulare il contratto quando il venditore presenta con loro una somiglianza in qualche campo: età, religione, idee, linguaggio ecc.” [15], questo strumento persuasivo viene utilizzato efficacemente mediante la tecnica del ricalco[16] sviluppato da Bandler e Grinder, consistente nell’ “utilizzare il linguaggio del cliente”[17] rispecchiando comunicazione verbale, paraverbale e non verbale del cliente si viene percepiti come più simili, e la somiglianza secondo gli studi sull’influenzamento sociale produce una maggiore probabilità di piacere all’altro e di persuadere l’altro.

Dal punto di vista di Nardone è necessaria una rilettura del processo di persuasione e manipolazione, processo visto spesso in luce negativa. La persuasione in sé non è negativa, l’uso che se ne fa può esserlo, ad esempio se si persuade una persona a percepirsi efficace stiamo facendo un uso positivo della persuasione.

–                            Epistemologia cibernetico-costruttivista. Metodologia della ricerca strategica

La ricerca dell’approccio breve-strategico si propone sempre come ricerca-azione di Kurt Lewin: lo studio, generalmente volto alla produzione di efficaci ed efficienti interventi clinici non solo produce protocolli specifici di trattamento ma permette anche di acquisire ulteriori informazioni riguardo le tipologie di disturbi oggetto degli interventi stessi. Con le parole di Festinger[18] si tratta “di studiare le cose cambiandole e vedendone gli effetti”.

Questo assunto è in linea con la moderna epistemologia cibernetico-costruttivista[19], secondo la quale “si conosce una realtà intervenendo su di essa; al tempo stesso si aggiusta gradualmente l’intervento adattandolo alle ulteriori conoscenze che vengono ad emergere sulla base degli effetti degli interventi stessi”. Quello che ci si può aspettare dagli studi basati su questo tipo di epistemologia non possiamo aspettarci di trarre informazioni sulla “realtà di primo ordine” ma è una mera conoscenza operativa, quella che von Glasersfeld definirebbe “consapevolezza operativa” [20], non ci si occupa quindi di formulare teorie conoscitive che vogliano descrivere i disturbi di panico nella loro assoluta essenza esistenziale, ma soltanto conoscenze e costrutti tecnologici, ovvero modellizzazioni conoscitive che permettono di mettere a punto strumenti e tecniche sempre più efficaci ed efficienti per la soluzione dei problemi a cui si applicano e per il raggiungimento degli obiettivi preposti. Il passaggio da una modalità di indagare puramente descrittiva e di causalità lineare alla ricerca di una “consapevolezza operativa” passa dalla domanda “perché” che cerca la causa degli eventi alla domanda “come”, che ne ricerca invece le modalità di funzionamento e di conoscenza tramite la risoluzione di un problema.

2. Lettura dei disturbi di panico entro la cornice epistemologica cibernetico-costruttivista

 

I criteri utilizzati per valutare i disturbi di panico nella psicoterapia breve strategica sono tratti dal DSM IV, dove troviamo nelle caratteristiche diagnostiche: “la caratteristica essenziale del disturbo di panico è la presenza di attacchi di panico ricorrenti, inaspettati, seguiti da almeno 1 mese di preoccupazione persistente di avere un altro attacco di panico, preoccupazione sulle possibili implicazioni o conseguenze degli attacchi di panico  o un significativo cambiamento di comportamento correlato agli attacchi (Criterio A). Gli attacchi di Panico non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (per es., Intossicazione da Caffeina) o di una condizione medica generale (per es., ipertiroidismo) (Criterio C). Infine gli Attacchi di Panico non sono meglio giustificati da un altro disturbo mentale (Criterio D). A seconda che risultino soddisfatti  i criteri anche per l’Agorafobia, bene diagnosticato F40.01 Disturbo di Panico con Agorafobia o F41.0 Disturbo di Panico Senza Agorafobia)”[22]

La fenomenologia però degli attacchi di panico va inclusa nell’epistemologia di riferimento della terapia breve strategica, che legge i criteri dei disturbi dalla nosografia del DSM-IV-TR ma che li ingloba nel proprio modello epistemologico.

In linea con gli assunti epistemologici del costruttivismo radicale gli studi dei ricercatori di terapia breve strategica intendono sicuramente fornire “una trattazione relativa non solo al cambiamento e alla soluzione ma anche alla formazione e alla persistenza del problema” ma con questo non si vuole intendere che i costrutti teorico-applicativi sul trattamento dei disturbi di panico “siano un’assoluta o esauriente teoria sulla paura” in quanto si ritiene di non avere la lente di osservazione propria del contesto della terapia”[23] ma che qualsiasi tipo di conoscenza venga a costituirsi nel processo interattivo tra terapeuta e paziente è il prodotto della costruzione di quella particolare “realtà inventata” che è l’interazione tra terapeuta e paziente. Riassumendo non si cercano descrittori e cause del disturbo mediante la ricerca-azione ma ci si chiede come il disturbo funzioni. Non si può, dunque, trarre dall’osservazione di tale contesto nessuna teoria che non sia relativa solo a quel contesto, in accordo con Watzlawick, Beavin e Jackson che scrivono: “un fenomeno resta inspiegabile finché il campo di osservazione non è abbastanza ampio da includere il contesto in cui il fenomeno si verifica” [24], se quindi tendiamo di astrarre le realtà proprie del contesto interattivo tra terapeuta e paziente e generalizzarle a contesti non clinici stiamo “attuando un passaggio del tutto arbitrario e metodologicamente scorretto”[25], è bene ricordare il monito di Stanley e Campbell in un classico della metodologia psicologica e sociale per cui c’è “perdurante riluttanza ad accettare il truismo di Hume secondo cui l’induzione o la generalizzazione non è mai pienamente giustificata sul piano logico, se i problemi di validità interna sono risolvibili entro i limiti della logica della statistica probabilistica, le questioni concernenti la validità esterna non sono logicamente superabili in modo chiaro e definitivo. Qualsiasi tentativo di generalizzazione implica […] un’estrapolazione in un dominio non rappresentato nel campione prescelto. […] Logicamente, non è possibile alcuna generalizzazione […] tout court.”[26].

Riassumendo, l’ipergeneralizzazione e l’astrusione dal contesto delle tecniche proprie di un contesto clinico sono totalmente fuori dell’epistemologia della terapia breve strategica, mentre è la produzione di protocolli prestabiliti ma allo stesso fluidi nell’applicazione, che si basa l’efficacia/efficienza della terapia.

2.1 Causalità lineare versus causalità circolare

 

La lettura del disturbo nella psicoterapia breve strategica presuppone un abbandono della concezione della causalità lineare al fine di adottare una concezione di causalità circolare. Classicamente adottata, la causalità lineare prevede che ci sia un rapporto lineare tra causa ed effetto, nello specifico in questo caso, tra causa e disturbo di panico.

Spesso anche correnti psicologiche opposte tra di loro adottano rapporti deterministici per i quali si suppone che un fenomeno X porti ad un effetto Y.

Fanno da esempio due correnti opposte tra di loro: psicoanalisi e comportamentismo.

Freud postulando la legge di determinismo psichico[27] afferma che ogni fatto psichico ha una causa precedente depositata nell’inconscio dei soggetti e dunque che nulla è determinato dal caso, nel comportamentismo invece gli “atomi della psicologia”[28] sono associazioni S-R (stimolo-risposta), associazioni per le quali ad uno stimolo proveniente dal mondo esterno (causa) corrisponde una risposta (effetto), riassumendo: “se la psicoanalisi fornisce un rigido determinismo interno, il comportamentismo propone un rigido determinismo esterno[29]. La psicoanalisi annullando l’influenza del caso, taglia le cause esterne relegandole all’inconscio, il comportamentismo vede un soggetto passivo, produttore di risposte di fronte a un mondo esterno di stimoli.

Fortunatamente nella spiegazione dei processi psicologici oggi è raro che si spieghino psicopatologie per causalità lineare, possiamo probabilmente relegare questo tipo di spiegazioni ai riduzionisti più radicali, dove per riduzionismo intendiamo quell’epistemologia che si basa sulla riduzione dei fenomeni psichici agli aspetti puramente biologici, dove per dirla con Marhaba: “un’ emozione è un’ eccitazione di un determinato neurone a una determinata distanza dalla corteccia”[30].

Oggi anche la moderna psicologia dinamica rifiuta il determinismo psichico, Giovanni Jervis scrive che diversi eventi significativi nella giornata sono influenzati largamente dal caso  ed hanno un effetto sulla psiche, opponendosi a Freud, riporta questo esempio: “se il computer dell’erogatore di biglietti di un treno mi fornisce la prenotazione di un posto mi farà incontrare determinate persone, e questo è un processo spiegato dal caso”[31], la teoria dell’apprendimento sociale conferisce nuovamente all’individuo lo statuto di individuo attivo inserendolo all’interno di un sistema di reciproca causazione triadica[32], modello nel quale persona, ambiente e comportamento sono in un sistema di feedback reciproci, caso anche questo nel quale si perde la logica di una rigida causalità lineare.

Così come nella moderna scienza si abbandona sempre di più il modello di causalità lineare, allo stesso modo lo si fa all’interno dell’epistemologia della terapia breve strategica assumendo un modello di causalità circolare, scrive Nardone: “basti pensare al principio di relatività di Einstein o al principio di indeterminazione di Heisenberg o ai più recenti studi di Maturana e Varela sulla ‘autopoiesi’ dei sistemi viventi”, si passa così da una spiegazione lineare degli avvenimenti a concezioni di causalità circolare, dove per causalità circolare si intende “il superamento del concetto di unidirezionalità e causalità lineare, a favore di una concezione non deterministica in accordo con le teorie epistemologiche contemporanee di causalità circolare”[33] che può essere espressa graficamente come segue:

Una volta adottata la visuale della causalità circolare non esiste più una concezione deterministica, non c’è più “un inizio e una fine ma solo un sistema interdipendente di reciproca influenza tra i fattori in gioco”, da qui si mostra la forte necessità dal punto di vista strategico di tenere sempre presente che ogni variabile si esprime in funzione del suo rapporto con le altre variabili ed il contesto situazionale.

L’esigenza di studiare una gestalt, un sistema di interdipendenze porta direttamente nell’ottica strategica alla constatazione gestaltica che la somma delle singole parti non è uguale all’insieme, e che l’isolamento di una singola variabile per lo studio delle sue caratteristiche conduce inesorabilmente ad un riduttivismo e a distorsioni conoscitive, che non possono rappresentare interamente le prerogative della singola variabile, né può portare alla ricostruzione dell’interazione tra i fattori.

2.2 Causalità circolare e disturbi di panico

Dopo aver spiegato il passaggio dalla causalità lineare alla causalità circolare, per capire il punto di vista della terapia breve strategica, è necessario inquadrare i disturbi di panico entro la cornice della causalità circolare.

Rifiutando la causalità lineare diventa impossibile trovare la causa del disturbo di panico, in quanto, essa, ammesso che sia singola è inserita in un sistema di feedback che ne determina l’interdipendenza e dunque l’impossibilità di una netta separazione dal sistema entro cui è posta.

Accettando una causalità circolare, diventa errato cercare la-causa-che-ha-determinato-il-disturbo, in quanto si sostiene che la ricerca della causa non “è necessaria né utile alla soluzione del disturbo stesso”[34].

Inoltre la ricerca della causa è soggetta a una serie di processi di codifica e distorsione, dove il primo processo di distorsione è la codifica dei dati a partire dalla memoria del cliente, il secondo è rappresentato dalla sua verbalizzazione, il terzo dal processo di “traduzione” del terapeuta.

Nel processo terapeutico si dimentica troppo spesso che ogni paziente porta con se una proprio sistema di relazioni con sé, gli altri e il mondo, pertanto quando si generalizzano eventi simili vissuti da persone diverse come possibili cause lineari del presente problema, si dimentica che ogni realtà cambia a seconda della prospettiva dalla quale la si vede, quindi lo stesso evento, vissuto da persone con differenti modalità di relazionarsi con se stessi, gli altri e il mondo conduce ad esperienze radicalmente diverse, che non possono essere generalizzate come cause del problema.

La persistenza delle forme gravi di panico risulta essere una organizzazione complessa di retroazioni tra soggetto e realtà che funziona sulla base del disfunzionale sistema di percezioni e tentate soluzioni proprie dello stesso soggetto.

Tale sistema interattivo – che comprende nella sua complessità le relazioni con se stessi, con gli altri e con il mondo del soggetto – tende a mantenersi e ad autoalimentarsi proprio mediante i tentativi di cambiamento operati dell’individuo stesso e dalle persone con lui coinvolte in tale complessa rete cibernetica di retroazioni. Appare evidente che cambiare questa rigida e articolata situazione non sia un compito facile, ma nemmeno impossibile. La difficoltà sta nel fatto che , per condurre un soggetto ad un’effettiva e rapida soluzione di tali problemi si deve fare in modo che cambi non solo le sue reazioni ma soprattutto le sue percezioni. Nella teorizzazioni di Nardone si parla di sistema “percettivo-reattivo”. Ma per cambiare queste ultime bisogna cambiare anche il modo di organizzare le informazioni percepite in quanto tale elaborazione dei dati può influenzare marcatamente l’informazione.

Il cambiamento che si vuole produrre è quello che Watzlawick definisce cambiamento 2, definito come segue: “ci sono due tipi diversi di cambiamento: uno che si verifica dentro un dato sistema il quale resta immutato, mentre l’altro – quando si verifica – cambia il sistema stesso.”[35], e che Nardone definisce “un vero salto di qualità e di livello logico nella interazione tra soggetto e realtà, l’intervento deve essere capace di cambiare contemporaneamente le modalità reattivo-comportamentali (tentate soluzioni soggettive), le modalità percettive e di elaborazione dei dati e le interazioni sociali (tentate soluzioni degli altri) del paziente”[36], si tratta dunque di un vero cambiamento qualitativo.

Date queste caratteristiche del problema, la soluzione si basa su un intervento organizzato su strategie che fanno ricorso all’utilizzo di suggestione, paradossi e “benefici imbrogli” che “costringono il soggetto ad alternative modalità percettivo-reattive  e a conseguenti cambiamenti cognitivi e relazionali sulla scia di concrete esperienze vissute sotto la guida del terapeuta”. In altre parole, per condurre un soggetto a fare concrete esperienze di cambiamento delle proprie modalità percettivo-reattive, il primo passo deve essere quello di indurlo a fare qualcosa senza che egli se ne renda conto, altrimenti, la sua paura e la sua resistenza al cambiamento gli impedirebbero di vivere tali esperienze indispensabili per il cambiamento.

L’uso di tecniche di suggestione, di paradossi, di trappole comunicative e comportamentali, perciò appare necessario al fine comune per terapeuta e paziente di risolvere quanto prima e in maniera effettiva i problemi presentati.

Se per le tecniche rimandiamo ai prossimi paragrafi possiamo concludere affermando che la terapia da questa prospettiva diviene una sorta di duello tra terapeuta e paziente/i, nel quale il terapeuta deve vincere la resistenza al cambiamento propria della rigidità del sistema percettivo-reattivo del paziente per giungere alla vittoria finale. Sottolineiamo ancora che in tale duello la vittoria del terapeuta corrisponde a quella del paziente, così come la sconfitta. Si può allora affermare che il ricorso a tecniche di manipolazione da parte del terapeuta appare del tutto legittimo se queste possono accelerare e rendere più efficace l’intervento.

3. Lettura del cambiamento nella terapia breve strategica

 

Come possiamo leggere dai paragrafi precedenti il superamento del disturbo fobico, è letto nella terapia breve strategica come rottura, in tempi brevi, del sistema “percettivo-reattivo” (da intendersi come sistema di variabili interdipendenti, caratterizzato da feedback reciproci) tramite l’utilizzo di tecniche comunicative, alcune riprese dalla tradizione di Palo Alto, altre costruite ad hoc.

L’utilizzo delle tecniche segue uno schema, un protocollo specifico che ne indica le varie parti, il protocollo indica delle possibilità ma non è un protocollo del tutto rigido, per Nardone infatti non deve essere il cliente ad adattarsi alla terapia[37], ma il terapia ad adattarsi al cliente.

3.1 Le tecniche del cambiamento

 

Come abbiamo potuto constatare dai paragrafi precedenti le tecniche del cambiamento utilizzate in terapia breve strategica sfruttano soprattutto il canale comunicativo, e si soffermano nei testi specialmente al canale verbale. Per quanto si rimarchi spesso l’importanza del canale non verbale, questi non vengono spiegati esaustivamente nei testi ma se ne sottolinea spesso l’importanza [38] [39]

Una delle principali critiche rivolte a questo approccio è quella di utilizzare le strategie in maniera manipolatoria e persuasiva.

Il fondatore di questa terapia risponde a queste critiche scrivendo: “Del resto quando un chirurgo opera un paziente oncologico asportandogli un tumore, non fa qualcosa di simile? Non manipola il suo paziente? […] Eppure nessuno si sognerebbe di affermare che tutte  queste figure professionali sono dei disonesti manipolatori di persone, come invece molti psicoterapeuti di orientamento tradizionale e/o analitico affermano nei confronti dei terapeuti strategici. Ma ciò forse, si spiega con il fatto che loro ritengono di lavorare sulla “profondità dell’anima” umana, mentre noi ci interessiamo “soltanto” del risolvere i problemi concreti dei nostri pazienti. A nostro parere, tuttavia, non è molto etico tenere una persona, nel rispetto (dicono loro) della sua “ovviamente profonda” volontà e dignità umana, per anni, per centinaia di sedute ad analizzare il proprio inconscio o alla ricerca dell’insight. Tutto ciò mentre tale persona continua a soffrire dei propri cambiamenti)” formulando queste frasi Nardone si riferisce di certo all’orientamento psicoanalitico che definisce con Grunbaum “terapia senza fini e senza fine”[40], è bene precisare quanto oggi anche gli autori che seguono un approccio di psicologia dinamica ammettano che sia controverso parlare di “psicologia del profondo” [41] [42].

Queste frasi, oltre ad essere una spiegazione del modello teorico, affermando che non è lo strumento (la persuasione) ad essere un male in sé, ma è l’uso che se ne fa che ne determina un cattivo uso,  è anche un ottimo esempio di una delle tecniche utilizzate in psicoterapia breve strategico: la ristrutturazione. Cambiando il contesto (dell’utilizzo della manipolazione) cambia il significato.

Qui di seguito verranno descritte le principali tecniche utilizzate in psicoterapia breve strategica fornendo una breve panoramica sull’argomento.

3.1.1        Utilizzare il linguaggio e le modalità rappresentazionali del paziente.

Significa analizzare la comunicazione verbale, non-verbale e paraverbale del cliente per poterne rispecchiare le caratteristiche più importanti al fine di far percepire una somiglianza con l’altro e una reale comprensione dell’altro, questa tecnica non è stata costituita ad hoc dalla psicoterapia breve strategica ma è stata ripresa dal lavoro di due ricercatori della Scuola di Palo Alto, Richard Bandler e John Grinder ed è definita ricalco.[43] Il ricalco o rispecchiamento del linguaggio (verbale, paraverbale, non verbale) del paziente è utilizzato naturalmente da persone che condividono lo stesso punto di vista, ma può essere utilizzato artificialmente al fine di far sentire il cliente compreso.

Una volta innescato questa tecnica comunicativa è possibile introdurre volontariamente dei cambiamenti nel proprio stile comunicativo al fine di riprodurli, tramite il rispecchiamento al cliente.

      3.1.2      Evitare le forme negative e riorientare positivamente

La pratica clinica ha fatto evidenziare che l’utilizzo di affermazioni negative, nei confronti del comportamento o delle idee del paziente, tende a colpevolizzarlo e a promuovere reazioni di irrigidimento e rifiuto, da questa prospettiva in psicoterapia, invece che criticare e negare l’operato del paziente, anche se tale operato è assolutamente errato o disfunzionale, troviamo più produttivo gratificare la persona e mediante tale gratificazione, dare delle ingiunzioni per la modifica del suo comportamento. Ad esempio nei confronti di due genitori estremamente iperprotettivi, che con le loro cure familiari hanno indotto il figlio all’insicurezza e labilità psicologica, l’azione del terapeuta sarà di complimentarsi con loro e di gratificarli per i grandi sforzi compiuti nell’accudire un figlio così problematico e per i loro grandi sacrifici nel proteggerlo da tutti i possibili pericoli di questo mondo. “E siccome siete stati così bravi fino ad ora, sono sicuro che sarete altrettanto bravi nel fare in modo che egli assuma le sue responsabilità”.[44]

E’ una strategia che funziona bene anche con clienti generalmente diffidenti e/o resistenti, perché evita di criticare le verbalizzazioni del cliente.

3.1.3 Utilizzo della resistenza e uso dei paradossi.

 

Si tratta di una tecnica molto efficace con clienti fortemente resistenti, diffidenti, i quali rifiutano qualunque proposta all’interno della terapia. Generalmente la psicoterapia breve strategica mira a produrre prescrizioni, e se c’è resistenza alla prescrizione, la terapia non risulta efficace. Per questo motivo è stato prodotto uno stratagemma che utilizza la forza della resistenza per distruggere la stessa resistenza.

Si pone il cliente in una situazione paradossale nella quale la sua resistenza e irrigidimento viene prescritto. In questo modo il cliente che resiste o disdice qualunque prescrizione ottiene l’effetto contrario. Ad esempio può essere data questa prescrizione:

“vede, ci sarebbero delle buone possibilità per risolvere il suo problema, e ci sono delle specifiche tecniche che potremmo utilizzare. Ma viste le attuali circostanze e le sue caratteristiche personali io credo che lei non sia in grado di venirne fuori”.

In questo modo viene prescritta una resistenza (“lei non è in grado di venirne fuori”), il cliente oppositivo in questo modo, si può opporre al punto di vista del terapeuta, ma proprio per questo produce un cambiamento volto a distruggere la stessa resistenza, con la forza della resistenza. Se invece gli si dice aggressivamente: “il tuo comportamento è sbagliato, ti conviene fare in questo altro modo”, il paziente resistente, resisterà alla prescrizione.

Riassumendo, la resistenza/opposizione può essere usata strategicamente in quanto prescrivendola la si annulla.

Se l’obiettivo della terapia è portare il soggetto oppositivo ad un determinato cambiamento, non conviene prescrivergli quello stesso cambiamento, in quanto il soggetto si opporrà, conviene allora prescrivergli il cambiamento in negativo (non credo che tu ce la possa fare, ma esistono delle strategie X,Y,Z) in modo da farlo opporre alla proposta verbalizzata, ma in questo modo lo si persuaderà a svolgere determinate attività.

Una seconda tecnica che utilizza il paradosso è invece basata nell’amplificare ed esasperare le lamentele e le fissazioni del paziente, sino a condurlo, paradossalmente all’essere lui stesso a rassicurare il terapeuta.

Tipica strategia nella terapia breve strategica è quella di assecondare portando all’esasperazione i sintomi del cliente, ad esempio in un cliente con fobie di contrarre l’AIDS così accentuate da fargli rifiutare qualunque contatto anche con i propri familiari, che afferma: “se accetto di fumare dalla stessa sigaretta di mia madre contraggo l’AIDS” la risposta potrebbe essere “se accetti una sigaretta di tua madre prenderai una malattia molto più grave dell’AIDS”.

Non bisogna confondere il paradosso con l’assurdo. Il paradosso è un messaggio che si nega e si afferma allo stesso tempo, che si contrappone alla dualistica logica aristotelica delle coppie di opposti (vero/falso, buono/cattivo) e che fa coesistere verità e falsità. Un paradigma del paradosso può essere riassunto nell’espressione: “io mento”, per la quale se si mente si dice la verità (verità e falsità coesistenti).

3.1.4  L’anticipazione delle reazioni e delle espressioni del paziente

Per attuare questa tecnica è necessario intuire lo stato d’animo del soggetto e anticipare le reazioni e le espressioni del cliente, anticipazione che paradossalmente blocca le reazioni del cliente.

Se ad esempio un terapeuta sta spiegando un determinato concetto, e nota dei segnali non verbali di perplessità, prima di una reazione del cliente (distrazione, confutazione), può utilizzare la tecnica dell’anticipazione affermando: “e capisco che questo possa suscitare perplessità, ma ci tengo a precisare che proprio per questo…”, processo di anticipazione che paradossalmente blocca la reazione del cliente.

Allo stesso modo, si può, paradossalmente anticipare una reazione di rabbia: “questo probabilmente ti farà arrabbiare, ma questo è il mio lavoro e devo proprio dirtelo…”. In questo modo con i pazienti resistenti e oppositivi, si scatenerà una reazione contraria, quindi non si farà arrabbiare il soggetto.

Determinate psicopatologie o tendenze hanno dei tratti in comune. Se abbiamo identificato la psicopatologia di riferimento possiamo facilmente anticipare come si sente il cliente. In modo da farlo sentire compreso, capito, e al fine di far percepire di essere di fronte al “dottore-che-ha-capito-tutto”.

3.1.5                La ristrutturazione

 

“Nell’eseguire ristrutturazioni non si cambia il significato di quello che il paziente ci riferisce. Ma si cambiano le cornici di questo. Ovviamente cambiando la cornice, si cambia in modo indiretto il significato stesso dell’evento.”[45]

Come abbiamo detto la psicoterapia breve strategica si ispira largamente al pensiero di Watzlawick, e la ristrutturazione è una tecnica che si basa largamente su un punto di vista watzlawickiano: “un fenomeno resta inspiegabile finché non ha un campo di osservazioni così ampio da contenere il contesto di riferimento”. In buona sostanza se prendiamo un fenomeno e ne modifichiamo il contesto, cambierà anche il significato del fenomeno stesso, con le parole di Nanetti “contesto e significato si costituiscono correlativamente”[46]

Un qualsiasi fenomeno psicologico, può essere compreso il cornici di diverso tipo in modo da produrre risultati differenti.

Generalmente le persone sono molto legate alle proprie idee, attaccare direttamente un’ idea disfunzionale può produrre dunque un effetto di irrigidimento nello stesso, cambiando invece il contesto si lascia l’illusione di non aver attaccato l’idea, ma si riconduce un idea senza intaccarla in un contesto diverso.

Fatto sta che indirettamente il significato del contesto e il significato del fenomeno sono collegati e al variare del contesto varia anche il significato del fenomeno (azioni, comportamenti, verbalizzazioni etc…).

Abbiamo cinque tipi principali di ristrutturazione:

A)                                              proposta di dubbi ipotetici

B)                                              ristrutturazione paradossale della situazione

C)                                              si può ricorrere a manovre che sorprendano e provochino il paziente costringendolo ad avere in quel momento una diversa prospettiva percettivo-reattiva

D)                                              ristrutturare mediante storielle e metafore che inviino messaggi particolari

E)                                               proporre una serie alternativa di punti di vista

F)                                               produrre una parafrasi ristrutturante [47]

Un esempio di parafrasi ristrutturante è costituita dalla parafrasi stessa e da una richiesta implicita di conferma del significato della parafrasi. Si riassembla quindi il significato delle verbalizzazioni del cliente modificandone le parti desiderate, chiedendo conferma al soggetto di aver riassunto bene si instaura un clima collaborativo che aggira le resistenze al cambiamento del cliente ad esempio “mi corregga se sbaglio: stando a quanto ha affermato lei mi vuole dire che prova queste sensazioni di panico in tale situazione?”. La richiesta di conferma e il dare conferma al terapeuta che indaga è per il paziente come aiutare un compagno di viaggio a non sbagliare direzione nel percorso di conoscenza. Ma inconsapevolmente il paziente sta anche sposando la parafrasi che gli viene proposta, e a fa propria al punto da attivare una sorta di auto-persuasione. Rispondere a qualcuno che ci chiede conferma delle sue asserzioni –“Si … le cose funzionano proprio come lei dice” – non solo da conferma al mio interlocutore, ma persuade anche se stessi della correttezza di tale visione.

3.1.6      Uso di aneddoti, metafore e aforismi

Si tratta di storielle che inviano messaggi particolari, il linguaggio del cambiamento è un linguaggio per immagini, propri della comunicazione ipnotica, aneddoti, metafore e aforismi permettono al soggetto di produrre analogie tra l’aneddoto, la metafora o l’aforisma e se stesso, senza parlare direttamente di se stesso e dunque aggirando, almeno in parte, le resistenze.

3.1.7     L’ironia

L’ironia ha un potere straordinario nel ristrutturare attraverso il senso dell’humor o il ridicolo situazioni che viste nella loro tragicità o nella loro estrema serietà vengono vissute come inaccettabili ed immutabili. Quando una persona riesce a fare dell’autoironia, in relazione a propri problemi , è già avanti nel processo di soluzione di questi ultimi.

       3.1.8     Tecnica della confusione

Si esegue una serie rapida di domande e affermazioni assurde assolutamente non pertinenti al contesto della discussione, ma con atteggiamento serio e pensoso come se si stesse esprimendo qualcosa di importanza capitale, ad esempio all’interno di un tema importante

“Si ricorda cosa ha mangiato per il suo compleanno l’anno scorso? E cosa l’anno primo? Si perché l’89 è venuto dopo l’88 ed il ’90 viene dopo l’89 e di quello del’90. Poi subito dopo si da una prescrizione attinente al contesto. Il soggetto si aggrapperà subito a tale primo contenuto, provvisto di senso logico, in una catena di cose assurde e illogiche ma presentate come se fossero piene di significato profondo. Oltre a una diretta tecnica della confusione è possibile utilizzare un linguaggio volutamente difficile da comprendere per creare confusione e poi si da la prescrizione attinente al contesto.

3.1.9    Domande ad illusione di alternative

Le domande ad illusione di alternativa sono delle domande direttive nel quale si forniscono due alternative nelle quali una delle due è l’unica desiderabile. “Questo tipo di domanda va utilizzato strategicamente in modo tale da non fornire direttamente la risposta o imponendo un punto di vista ma indirizzando la risposta del cliente entro le categorie alternative che poniamo nella domanda”[48]. Ad esempio se fornisco una domanda del tipo: “desideri l’automobile blu o rossa?”, automaticamente fornisco un punto di vista presupposto “desideri l’automobile”, e il rispondere a una domanda di questo tipo significa anche accettarne i presupposti.

Einstein affermava che le nostre osservazioni dipendono dalle nostre teorie, allo stesso modo le risposte che ci diamo dipendono dalle domande che ci poniamo, il terapeuta dunque mediante domande direttiva preseleziona due alternative e quindi fornisce al soggetto la teoria entro la quale muoversi, compiendo così un ampio lavoro di selezione di alternative.

Utilizzando una domanda si lascia al soggetto l’illusione di decidere qual è l’alternativa scelta, ma le alternative vengono sapientemente scelte prima dal terapeuta.

Il terapeuta quindi sceglie, tramite la domanda, il punto di vista e le alternative, decide quindi su cosa far focalizzare il cliente, ed è il cliente a rispondere, ma lo fa in base a quel punto di vista, “così facendo, si influenza dolcemente il nostro interlocutore piuttosto che cercare di forzare le sue vedute” [49].

3.1.10    Prescrizioni di comportamento

In un modello di psicoterapia basato su una teoria costruttivista, le prescrizioni ricoprono un ruolo fondamentale, sono sempre presenti nell’approccio strategico, poiché se si parte dalla convinzione che il cambiamento passi attraverso esperienze concrete, la prescrizione di particolari sequenze comportamentali, da eseguire tra una seduta e l’altra, ha il fino di far vivere quelle esperienze individuate come portatrici di cambiamento.

Dunque quando non si prescrive direttamente qualcosa da eseguire lo si fa indirettamente mediante la ristrutturazione delle percezioni-reazioni del soggetto, il cambiamento perciò passa tramite l’agire.

La psicoterapia breve strategica usa tre tipi di prescrizioni:

a)dirette

b)                 indirette

c)paradossali

    Le prescrizioni perché sino effettuate e siano efficaci, devono essere studiate attentamente e presentate mediante il linguaggio ingiuntivo; ovvero come se fossero veri e proprio comandi ipnotici. Talvolta si può impiegare un quarto d’ora per assegnare una prescrizione nel senso che questa va ingiunta con un linguaggio lento e scandito, ripetendola ridondantemente.

Le prescrizioni indirette e paradossali di solito sono estremamente utili nella prima parte del trattamento quando si deve infrangere il sistema disfunzionale. Le prescrizioni dirette sono molto importanti soprattutto nella seconda fase della cura quando il paziente deve consolidare attraverso azioni concrete, il suo successo nel risolvere i problemi.

Le prescrizioni indirette utilizzano la tecnica dello spostamento del sintomo: di solito si attira l’attenzione del paziente su qualche altra cosa problematica che riduce l’intensità del problema presentato. Ad esempio il paziente fobico al quale viene prescritto di eseguire, in concomitanza di una paura, un compito ansiogeno, come l’annotare dettagliatamente le sue sensazioni e pensieri in quel momento, per poi portarli in visione al terapeuta, di solito torna in colpa per non aver eseguito la imbarazzante prescrizione assegnata. Ma riferisce anche, che stranamente non si spiega, che non ha avuto i sintomi fobici in quella settimana. Ovviamente è stato tanto l’imbarazzo o l’ansia di eseguire il compito assegnato, che egli non ha manifestato il sintomo, in concomitanza del quale avrebbe dovuto eseguire la prescrizione.

Le prescrizioni paradossali derivano direttamente dall’osservazione fatta in precedenza sull’utilizzo del paradosso in terapia. Nei confronti di un problema che si presenta come spontaneo ed irrefrenabile, ad es. coazioni a ripetere, ossessioni, è molto funzionale prescrivere il sintomo stesso, in quanto in questo modo si mette la persona nella situazione paradossale di dover eseguire, volontariamente, ciò che è involontario ed incontrollabile e che ha sempre tentato di evitare. Anche in questo caso l’esecuzione volontaria del sintomo annulla il sintomo stesso, che per essere tale deve essere qualcosa di incontrollabile., questa tecnica è definita da Watzlawick prescrizione del sintomo[50]. In psicoterapia breve strategica spesso si associa la prescrizione all’esasperazione del sintomo, quindi, ad esempio nel caso delle compulsioni non solo si prescrive il sintomo ma si invita a ripetere lo stessa compulsione per dieci volte “né una volta di più né una volta di meno”.[51]

Le prescrizioni dirette, di solito sono una progressiva serie di comportamenti da eseguire che conducono il paziente, mediante graduali esperienze, all’assunzione di competenza personale e alla concreta dimostrazione delle sue acquisite capacità nell’affrontare le situazioni problematiche.

Le prescrizioni possono essere: compiti assegnati a casa, complicati “rituali” o semplicissime azioni che non hanno apparentemente nulla a che vedere con il problema presentato dal paziente. L’importante è che il terapeuta nel dare prescrizioni si sforzi di trovare con inventiva e rigore la chiave giusta per aprire la porta sigillata, rappresentata dal sistema disfunzionale nel quale il paziente si trova.

Alcuni clienti a volte rifiutano di eseguire delle prescrizioni ritenute accettabili, in questo caso possono essere fuse due tecniche: prescrizione e illusione di alternative. Si presentano due prescrizioni alternative entrambe probabilmente inaccettabili per il soggetto dei quali uno dei due è molto più difficile dell’altro. Nell’illusione di poter scegliere il cliente sceglierà ovviamente il più facile da eseguire, il quale per il principio di contrasto di Cialdini sembrerà ancora più facile in quanto tenderà a confrontarlo con l’altro compito, volutamente molto più difficile. Il principio di contrasto è definito in questo modo: “c’è un principio nella percezione umana, il principio di contrasto, che influisce sulla diffe­renza che avvertiamo fra due cose presentate in successione. Sempli­ficando si può dire che, se il secondo stimolo differisce abbastanza dal primo, noi tendiamo a vederlo più diverso ancora di quanto non sia in realtà. Così, se solleviamo prima un oggetto leggero e poi uno pesan­te, questo ci sembrerà più pesante di quanto ci sembrerebbe se l’aves­simo sollevato per primo. Il principio di contrasto è saldamente ac­certato nel campo della psicofisica e vale per tutti i tipi di percezione, non solo per il peso.”[52], aggiungiamo noi, principio che vale anche per la percezione di difficoltà della prescrizione.

3.1.11     Linguaggio ipnotico, ipnoterapia senza trance

 

Il linguaggio che viene utilizzato all’interno della psicoterapia breve strategico è nelle prime sedute un linguaggio ingiuntivo e ipnotico, tratto in larga misura dal linguaggio terapeutico di Milton H. Erickson, nelle ultime sedute progressivamente sempre più descrittivo e indicativo. Delle tecniche che abbiamo utilizzato dunque troveremo le più suggestive e confusionarie nelle prime fasi della terapia, mentre troveremo le più indicative e descrittive nelle ultime fasi. Come si può notare dal paragrafo precedente se le prescrizioni indirette e paradossali vengono utilizzate all’inizio della terapia, le dirette vengono utilizzate alla fine della terapia.

Descrivere il linguaggio di M.H. Erickson è un argomento molto ampio, riassumendo le principali modellizzazioni del linguaggio ingiuntivo delle psicoterapia ericksoniana provengono da Erickson stesso, dal suo principale allievo J.K. Zeig, e dai ricercatori della programmazione neuro-linguistica di Bandler e Grinder i quali hanno estratto le principali forme linguistiche utilizzate da Erickson dopo un lungo lavoro di osservazione diretta dello stesso Erickson, impossibilitati dall’essere esaustivi proponiamo qui alcune delle tecniche centrali del linguaggio ipnotico utilizzato da Erickson, rimandando per approfondimenti alla bibliografia di riferimento.

Una delle linee guida del linguaggio ipnotico di M.H.Erickson è quella che viene definita da Bandler e Grinder come ricalco-guida.

Il ricalco rappresenta un insieme di tecniche tese a creare un consenso tra terapeuta e cliente, le principali tecniche sono

a)      Rispecchiamento: riprodurre gli schemi comunicativi verbali, paraverbali e non verbali del clienti al fine di farsi percepire simile all’altro.

b)      Truismi: sono frasi necessariamente vere, queste frasi tendono ad essere accolte come vere e dunque a creare un consenso con l’interlocutore.

c)      Campo affermativo[53]: si sviluppa dopo una serie di truismi o domande a risposta affermativa. Nella tecnica ipnotica di Erickson viene utilizzata per sviluppare un consenso ad entrare in trance ad esempio con una serie di domande come le seguenti tutte necessariamente a risposta affermativa:

“Abiti all’indirizzo x?

Lavori a x?

Oggi è martedì?

Sono le 10 antimeridiane?

Sei seduto in quella sedia?

Vuoi entrare in trance?”[54]

L’ultima domanda, che non rappresenta però un truismo, tende ad essere risposta per inerzia, anch’essa in maniera affermativa.

Dopo aver creato consenso tramite il ricalco si procede alle tecniche di guida che consistono nella produzione di comandi indiretti rappresentati in buona sostanza da comandi nascosti mascherati all’interno delle verbalizzazioni prodotte, segnaleremo in sottolineato i comandi nascosti degli esempi di tecniche utilizzate sono:

 

 

 

 

a)      processi causali di modellamento linguistico:

Sono verbalizzazioni che collegano un concetto X ad un concetto Y, dove X e Y sono collegati da “quando”, “mentre”, “durante” oppure da un predicato causativo (ad esempio “ti farà”), in questo tipo di verbalizzazione è presente un comando nascosto

X (comando nascosto)

Y

a) Entrerai più profondamente in trance

b) Le tue palpebre diventeranno pesanti

c) Ti tornerà all’improvviso in mente quel nome dimenticato

quando

mentre

durante

a)      Ascolterai il suono della mia voce

b)      Starai comodamente seduto in poltrona

c)      Finirai di ripeterti le lettere dell’alfabeto

 

X

(comando nascosto)

Y

a)             Stare comodamente seduto in quella poltrona

b)            Fissare quel fermacarte

c)             Ascoltare il suono della mia voce

ti farà

a)      Entrare in una profonda trance sonnambulica

 

b)      Diventare pesanti le palpebre

c)      Rilassare sempre più

 

Comandi incastrati

 

Si tratta di comandi inseriti in frasi che appartengono a un contesto diverso, ma che vengono indirettamente riferiti all’interlocutore, alcuni esempi sono i seguenti

 

a) Quando una persona fa X, allora comincia a provare una sensazione di Y.

b) In genere a questo punto si presta attenzione al fatto che…

 

Domande incastrate

 

Le domande incastrate hanno lo scopo di creare nel cliente una potenzialità di risposta ponendogli dei quesiti “senza dargli modo di rispondere palesemente”[55]. Le domande incastrate presentano dei comandi nascosti, o in ogni caso automaticamente fanno pensare al comando senza presentare esplicitamente il comando

 

a)      mi chiedo se tu sai quale mano si solleverà per prima

b)      Sono curioso di sapere se al buio riuscirai a trovarti il ginocchio

c)      Non so se tu entrerai in trance oppure no

 

Citazione

 

Si citano le parole di una terza persona al fine di riferire un comando nascosto, ad esempio

 

“Una volta avevo un paziente che mi ripeteva spesso: rilassati”

 

Questa breve rassegna di strategie utilizzate ha lo scopo di fornire le principali strategie utilizzate ma ha uno scopo esclusivamente dimostrativo e non esaustivo delle strategie utilizzate[56], per focalizzare meglio sull’uso delle tecniche si rimanda al riassunto di un trattamento per i disturbi di panico riportato a fine capitolo. Inoltre è bene ricordare che le tecniche delineate in questo paragrafo sono solamente delle matrici di base nell’esecuzione della tecnica che varia di situazione in situazione in maniera diversa

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[1]  G. Nardone, P. Watzlawick (1990). L’Arte del Cambiamento. Milano: Ponte alle Grazie

[2]  P. Watzlawick, G. Nardone (a cura di) (1997). Terapia breve strategica. Milano: Raffaello Cortina (p.194-202)

[3]  http://www.bssteuropeanrewiev.org

[4]  http://www.psicoterapiabrevestrategica.it

[5]  G. Nardone (1995). Paura, panico, fobie. Milano: Ponte alle Grazie (p. 108)

[6] P. Watzlawick, J.H. Weakland, R. Fisch. Change. Sulla formazione e la soluzione dei problemi. Roma: Astrolabio (p. 74-84)

[7] Ibidem (p. 100-117)

[8] P. Watzlawick. J.H.Beavin, D.D. Jackson. (1967). Pragmatica della comunicazione umana. Roma: Astrolabio (p.  40-59)

[9]  P. Watzlawick. (1976). La realtà della realtà. Milano: Feltrinelli

[10]  G. Nardone (1991). Suggestione à ristrutturazione = cambiamento. L’approccio strategico e costruttivista alla psicoterapia breve. Milano: Giuffrè (p. 46)

[11]  L.Ross, D.Greebe, P. House (1977). The false consensus effect: an egocentric bias in social perception and attribution processes. Journal of Experimental Social Psychology, 13. (pp 279-301).

[12]  G. Nardone (1991). Suggestione à ristrutturazione = cambiamento. L’approccio strategico e costruttivista alla psicoterapia breve. Milano: Giuffrè (p. 64)

[13] G. Nardone, C. Loriedo, J. Zeig., P. Watzlawick. Ipnosi e terapie ipnotiche. Misteri svelati e miti sfatati. Milano: Ponte alle grazie. (p.93)

[14] R. Cialdini (1989). Le armi della persuasione. Come e perché si finisce sempre col dire di sì. Firenze: Giunti.

[15]  Ibidem (p.137.)

[16] R.Bandler, J.Grinder (1975). La struttura della magia. Roma: Astrolabio

[17] G.Nardone, P. Watzlawick (1990). L’Arte del Cambiamento. Milano: Ponte alle Grazie. (p.78)

[18] In Amerio, P. (1982). Teorie in psicologia sociale. Bologna: Il Mulino (p.189)

[19] Von Glasersfeld, E. (1979). Cybernetic experience and concept of self, in Ozer M.N. (a cura di), A cybernetic approach to assessment of childern: towards more human use of huan beings. Wesreview Press, Boulder (Colorado.

[20] Von Glasersfeld, E. (1984). An introduction to radical constructivism, in P. Watzlawick, The invented reality, W.W. Norton and Co., New York (p.17-40); tr.it. (2006). La realtà inventata: Contriuti al costruttivismo, Milano, Feltrinelli.

[21] C. Loriedo, G.Nardone, P.Watzlawick, J.K. Zeig. (2002). Strategie e stratagemmi della psicoterapia. Tecniche ipnotiche e non ipnotiche per la soluzione in tempi brevi, di problemi complessi. Milano: Franco Angeli. (p.63)

[22]   A.A.V.V. DSM-IV-TR. Masson

[23]   G. Nardone (1995). Paura, panico, fobie. Milano: Ponte alle Grazie. (p.21)

[24] P.Watzlawick, J.H. Beavin, D.D. Jackson (1967). Pragmatica della comunicazione umana. Roma: Astrolabio. (p.14)

[25] G. Nardone (1995). Paura, panico, fobie. Milano:Ponte alle grazie (p.21).

[26] D.T. Campbell, J.C. Stanley (1966). Disegni sperimentali e quasi-sperimentali per la ricerca. Roma:Eucos (p.48-49)

[27] S. Freud. (1908). Psicopatologia della vita quotidiana. Torino: Bollati Boringhieri (p.68)

[28] P. Miller (2002). Teorie dello sviluppo psicologico. Bologna: Il Mulino (p.120)

[29] F. Nanetti (2009). Counseling ad orientamento umanistico-esistenziale. Bologna: Pendragon (p.87)

[30] S. Marhaba (1976). Antinomie epistemologiche nella psicologia contemporanea. Firenze: Giunti (p.37)

[31] G. Jervis (1998). Psicologia Dinamica. Bologna: Il Mulino (p.98)

[32] A. Bandura (1986). Social foundations of thought and action: a social cognitive theory (p.24).

[33] G. Nardone (1995). Paure, panico, fobie. Milano: Ponte alle grazie (p.40-41)

[34] G. Nardone (1995). Paura, panico, fobie. Milano: Ponte alle Grazie. (p.43)

[35]  P. Watzlawick, J.H. Weakland, R. Fisch (1974). Change  Sulla formazione e la soluzione dei problemi. Roma: Astrolabio (p. 27)

[36]  G. Nardone (1995). Paure, panico, fobie. Milano: Ponte alle grazie (p.64).

[37]  Su questo aspetto Nardone rivolge forti critiche alla psicoanalisi affermando: “ad esempio, il paziente che si rivolge a uno psicanalista dovrà, per essere curato, imparare le teorie e il linguaggio del proprio analista, modificando talvolta in modo radicale, le sue precedenti convinzioni sottoponendosi a un lungo e faticoso percorso di analisi alla ricerca dei suoi traumi infantili e delle inconsciamente represse, attraverso la interpretazione psicanalitica dei suoi sogni e delle sue fantasie” in G.Nardone (2002). Manuale di sopravvivenza per psico-pazienti. Milano:Ponte alle Grazie (p.21)

[38] G. Nardone, C. Loriedo, J. Zeig, P. Watzlawick (2006). Ipnosi e terapie ipnotiche. Milano: Ponte alle Grazie (98-103)

[39] G.Nardone (1991). Suggestione à ristrutturazione = cambiamento. Milano: Giuffrè

[40] A.Grunbaum (1984). The Foundations of Psychoanalysis. New York: International University Press. In G. Nardone (2002) Manuale di sopravvivenza per psico-pazienti. Milano: Ponte alle Grazie (p.46).

[41] G. Jervis (1998). Psicologia dinamica. Bologna: Il Mulino. (p.47)

[42] Per una critica approfondita nei confronti della (presunta) profondità degli strumenti (che siano colloqui, interviste, test, teorie si rimanda a R.Bichi (2002). L’intervista biografica. Roma: Vita&Pensieri (p.17)

[43] R.Dilts, J.Grinder, R.Bandler, L.C. Bandler, J. DeLozier (1980). Programmazione neuro linguistica. Roma: Astrolabio (p.109).

[44] G.Nardone (1991) Suggestione à ristrutturazione = cambiamento (p.82-83)

[45] G.Nardone (1991). Suggestione à ristrutturazione = cambiamento. (p.84)

[46] F.Nanetti. Il cambiamento intenzionale. Bologna: Pendragon

[47] G. Nardone, A. Salvini (2006). Il dialogo strategico. Milano: Ponte alle grazie. (p.48).

[48] G.Nardone, A. Salvini (2006). Il dialogo strategico. Milano: Ponte alle grazie (p.49)

[49] C. Loriedo, G.Nardone, P.Watzlawick, J.K. Zeig. (2002). Strategie e stratagemmi della psicoterapia. Tecniche ipnotiche e non ipnotiche per la soluzione in tempi brevi, di problemi complessi. Milano: Franco Angeli. (p.41)

[50] P.Watzlawick, J.H. Beavin, D.D. Jackson (1967). Pragmatica della comunicazione umana. Roma: Astrolabio (p.225)

[51] P.Watzlawick, G.Nardone (a cura di) (1997). Psicoterapia breve strategica. Milano: Raffaello Cortina (p.187)

[52] R.B. Cialdini (1989). Le armi della persuasione. Firenze: Giunti (p. 18)

[53] M.H.Erickson, E.L.Rossi, S.I. Rossi (1976). Tecniche di suggestione ipnotica. Roma: Astrolabio (p.81)

[54] Ibidem (p.82)

[55] R.Bandler, J.Grinder (1975). I modelli della tecnica ipnotica di Milton H. Erickson. Roma: Astrolabio (p.152)

[56] Per un approfondimento sulle tecniche utilizzate dalla terapia breve strategica si rimanda a

C. Loriedo, G. Nardone, P. Watzlawick, J.K. Zeig (2002). Strategie e stratagemmi della psicoterapia. Milano: Franco Angeli

G. Nardone, A. Salvini (2006). Il dialogo strategico. Milano: Ponte alle Grazie

B. Skorjanec. (2000). Il linguaggio della terapia breve. Milano: Ponte alle Grazie

G.Nardone, P. Watzlawick (1990). L’arte del cambiamento. Milano: Ponte alle grazie

G.Gulotta (1997). Lo psicoterapeuta stratega. Milano: Franco Angeli

G. Nardone, C. Loriedo, J.K. Zeig, P. Watzlawick (2006) IPnosi e terapie ipnotiche. Milano: Ponte alle Grazie

G. Nardone (1995). Paure, panico, fobie. Milano: Ponte alle Grazie

G. Nardone (1991). Suggestione à ristrutturazione = cambiamento. Milano : Giuffrè

P. Watzlawick, G.Nardone (a cura di) (1997). Psicoterapia breve strategica. Milano: Raffaello Cortina.

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