Utilitarismo alla base del neoclassicismo economico: assunti in economia e psicologia

aprile 1st, 2013 | Posted by Igor Vitale in Marketing

utilitarismoUtilitarismo alla base del neoclassicismo economica: assunti in economia e psicologia

di Ilaria Polidori

Il sistema teorico neoclassico, affonda le proprie radici alla fine del diciannovesimo secolo, e precisamente, nel periodo che va dai primi anni Settanta, alla metà degli anni Novanta.

Fu proprio in quel periodo che i tre padri fondatori del neoclassicismo – William Stanley Jevons, Carl Menger, e Léon Walras – scrissero le tre opere[1] che segnarono l’inizio di quella che in seguito sarebbe stata chiamata “rivoluzione marginalista”.

Ci vorrà però l’inizio del nuovo secolo perché il sistema teorico neoclassico si imponga definitivamente come nuovo linguaggio universale.

Caratteristica che accomuna i tre padri fondatori, e che resterà un pilastro di tale sistema, è la loro adesione all’approccio utilitarista, teorizzato per la prima volta da Jeremy Bentham, pensatore inglese che visse e operò a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento. Bentham pensava che si potesse usare un calcolo anche nelle decisioni pratiche: si prende in esame una decisione qualsiasi e si considerano le conseguenze piacevoli e spiacevoli che ne derivano.

Si sceglierà la decisione che ha il maggior numero di conseguenze piacevoli.

Gli economisti applicarono questo tipo di discorso al mondo economico e, in particolare, alle decisioni economiche dei singoli.

In quest’ottica, il contributo teorico più importante di Jevons, Menger e Walras, risiede nel modo in cui essi modificarono le fondamenta utilitaristiche dell’economia politica. Il loro marginalismo accreditò una speciale versione della filosofia utilitaristica, quella per cui il comportamento umano è esclusivamente riducibile al calcolo razionale teso alla massimizzazione dell’utilità (Screpanti, Zamagni, 1992).

Questo è il concetto centrale del neoclassicismo economico: “… il paradigma neoclassico dominante, definiti i limiti all’azione, dedica buona parte della sua attenzione al calcolo raffinato delle

migliori procedure di massimizzazione…” (Schumpeter, 1954)

Ed è in questa impostazione che riveste importanza fondamentale la funzione di utilità:

 

u = f (x)

Secondo Samuelson infatti, ci sarebbe un principio semplice al cuore di ogni problema economico: una funzione matematica da massimizzare sotto vincoli. Dunque, uno dei principi cardine del progetto scientifico neoclassico, era che le pulsioni individuali all’agire economico fossero in primo luogo trattabili matematicamente.

Ma non solo. La funzione presupponeva la misurabilità dell’utilità, ossia la possibilità di attribuire un valore numerico adogni livello della percezione di utilità.

Nell’arco di un secolo, il programma scientifico neoclassico si è molto ridimensionato, fino ad assumere come nucleo delle proprie argomentazioni, un corpo di assiomi. Alcuni di questi riguardano la razionalità degli individui (che è assunta come ipotesi aprioristica nel modello), altri riguardano l’aspetto psicologico di essi (ossia il modo in cui ciascuno di essi si pone rispetto ai diversi beni di consumo a sua disposizione). L’assunzione di queste ipotesi e il principio per cui

l’individuo di cui si sta parlando è un Homo Oeconomicus, sono condizioni sufficienti affinché si possano indicare quali debbano essere le scelte di un individuo che si muova e si comporti coerentemente all’interno del modello economico neoclassico (cioè di un individuo che massimizzi la propria utilità).

L’assiomatica prende le mosse dalla considerazione di panieri di beni, cioè di generici insiemi di beni di consumo e/o servizi, di interesse economico.

Sostanzialmente si può quindi riassumere il pensiero neoclassico, secondo sei principi, tre discendenti dall’ipotesi di razionalità, tre discendenti dal profilo psicologico dei soggetti decisori (Schotter, 1994)

Ipotesi di razionalità 1: Sull’insieme dei panieri si stabilisce una relazione binaria P, tale che per tutte le coppie x, x’, tratte dall’insieme di panieri, si deve avere xPx’ o x’Px, oppure xIx’.

In pratica, dati due panieri qualsiasi e un consumatore, o un paniere è preferito all’altro, oppure tra di loro non c’è preferenza.

E’ l’ipotesi per cui le preferenze degli individui costituiscono un ordinamento binario e completo. Binario poiché l’individuo deve essere in grado di stabilire, fra due, quale paniere preferisce.

Completo, poiché questo deve valere per tutti i possibili panieri.

 

Ipotesi di razionalità 2: Si indichi con R la relazione binaria di preferenza sull’insieme dei panieri possibili, dove R sta a rappresentare la relazione “buono almeno quanto”. L’ipotesi cosiddetta di riflessività può essere così enunciata: per ogni paniere x, xRx.

Questa ipotesi ci indica che qualunque paniere di beni è buono almeno quanto un paniere identico.

 

Ipotesi di razionalità 3: Dati tre panieri di beni, x, x’, x”, se xPx’ e anche x’Px”, allora si deve avere pure xPx”. Questo assioma è detto della transitività. Esso sta ad indicare la circostanza che le preferenze del consumatore siano coerenti.

Dagli assiomi ora enunciati, si desume un concetto di razionalità più ristretto di quello che solitamente intendiamo nella vita quotidiana.

Quando diciamo che un individuo è razionale intendiamo dire che egli sa quello che gli piace e si comporta di conseguenza. Da questa nozione di razionalità è escluso qualsiasi giudizio di valore sulle preferenze stesse. In altri termini, l’economia considera le preferenze come date ed assume che gli individui razionali massimizzino la propria soddisfazione nel modo più efficiente possibile.

La teoria neoclassica introduce inoltre tre ipotesi che (forse suo malgrado), hanno a che fare col profilo psicologico degli individui che compiono le scelte.

 

Ipotesi psicologica 1: Gli individui, nel prendere le loro decisioni, tengono conto solo della propria utilità o soddisfazione.

E’ l’ipotesi nota come “di egoismo”.

Ipotesi psicologica 2: Dati due panieri di beni qualsiasi, x, x’, se essi sono uguali, eccetto per il fatto che x contiene una quantità maggiore di almeno un bene, allora si deve avere xPx’.

 

Tale principio, implica che se diamo ad una persona, quantità sempre maggiori di beni, ogni unità addizionale, incrementerà la sua utilità (felicità). E’ il principio di non sazietà.

 

Ipotesi psicologica 3: E’ l’ipotesi di convessità, ed afferma che i panieri compositi sono buoni almeno quanto i panieri, tra loro indifferenti, da cui sono stati derivati.

Le preferenze sono convesse quando questa ipotesi vale per tutti i panieri iniziali ugualmente buoni e per tutte le loro possibili combinazioni.

Implicazione diretta degli assiomi fin qui enunciati, è la possibilità di tracciare una curva che è l’insieme degli infiniti punti, ciascuno dei quali indica uno dei panieri, diversi per proporzioni quantitative dei beni, ma uguali per utilità. Chiamiamo questo insieme “curva di indifferenza”, in quanto movendosi lungo di essa, il consumatore incontra panieri che non è possibile ordinare gerarchicamente.

Anche la forma delle curve di indifferenza discende dalla necessità di non violare le ipotesi enunciate, così essa sarà rigorosamente convessa e inclinata negativamente (per non violare il principio di convessità delle preferenze e l’ipotesi di non sazietà).

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[1] Le tre opere sono: The Theory of Political Economy (1871) di Jevons; Grundsatze der Volkwirtschaftslehre (1871) di Menger, Eléments d’ économie politique pure (1874-1877) di Walras

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