Modelli operativi interni del bambino con attaccamento disorganizzato

luglio 16th, 2013 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica | Uncategorized

images (5)di Anna Del Torto

1.1 Modelli operativi interni del bambino con attaccamento disorganizzato

Secondo la teoria di Bowlby (1988), il tipo di relazione di attaccamento che instauriamo nell’infanzia è fondamentale per lo sviluppo dalla nostra personalità, perché proprio attraverso queste relazioni costruiamo degli schemi mentali, delle rappresentazioni dell’attaccamento che fungeranno da filtro e da termine di paragone per le nostre relazioni future. L’autore chiama questi schemi mentali Modelli Operativi Interni e in Una base sicura (1988) li definisce come quelle regole, consapevoli e/o inconsapevoli, che organizzano le informazioni rilevanti per l’attaccamento e ottengono o limitano l’accesso alle informazioni sui sentimenti, le ideazioni e l’esperienze d’attaccamento.

Attraverso i modelli operativi interni i bambini possono prefigurarsi il comportamento e le strategie d’attaccamento e pianificare le loro risposte. Questo perché i MOI utilizzano la conoscenza e la considerazione del passato per percepire e interpretare le circostanze presenti e per fare previsioni sul futuro: essi riflettono le qualità delle memorie passate, le rappresentazioni attuali e le aspettative future.

I bambini con un attaccamento disorganizzato, trovandosi a vivere delle relazioni basate essenzialmente sulla paura dell’altro, svilupperanno una rappresentazione di sé come una persona vulnerabile e impotente di fronte ad eventi che la minacciano e una rappresentazione della figura d’attaccamento come una persona incapace di offrire protezione e rassicurazione.

Essendo basate su reazioni genitoriali spaventate/spaventanti al bambino, le strutture di significato dei MOI dei bambini con una disorganizzazione dell’attaccamento sono molto complesse e drammatiche e con molta probabilità sono molteplici e contraddittorie.

Tenendo presente il costante alternarsi di sentimenti di paura, aggressività e di sollievo che il bambino con attaccamento disorganizzato prova nella relazione d’attaccamento, si vede come i suoi modelli operativi interni saranno caratterizzati da tre significati di base, reciprocamente incompatibili, e che utilizzerà, combinandoli, per cercare di dare un senso ai suoi ricordi della relazione d’attaccamento.

La prima delle tre strutture di significato ha a che fare con la situazione di sentirsi impotente e pauroso davanti al suo caregiver (vittima), la seconda con l’esperienza di essere la causa della paura dell’altro (persecutore) e l’ultima struttura di significato dei MOI del bambino disorganizzato riguarda l’essere una fonte di conforto per l’altro (salvatore). Quindi vediamo che la relazione di attaccamento disorganizzato porta il bambino a sentirsi contemporaneamente il “persecutore” del genitore fragile e spaventato, “vittima” di un caregiver che incute timore e paura e “salvatore” della vulnerabile figura d’accudimento (Liotti, 1999a).

Tutto ciò porta inevitabilmente a delle rappresentazioni dell’attaccamento incompatibili e non integrate che a loro volta saranno la causa di una discontinuità e dissociazione nei contenuti mentali.

 

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