A cosa servono le emozioni?

ottobre 8th, 2013 | Posted by Igor Vitale in Uncategorized

emozioniLa motivazione e l’emozione sono concetti molto legati tra di loro, basti pensare che entrambe le parole derivano dal latino movere.

Il verificarsi di una emozione, riflette la direzione e il cambiamento dello stato della motivazione. L’emozione trova una rappresentazione in differenti livelli di comunicazione e a varie forme di controllo.

Vediamo ora i vari livelli di analisi del’emozione:

Il primo livello di analisi dell’emozione è chiamato livello fisiologico. Da un punto di vista fisiologico: l’emozione consiste in cambiamenti fisiologici e biochimici; alcuni, parlano dell’emozione come l’attivazione (in inglese arousal) dell’organismo. Da un punto di vista fisiologico, l’emozione ha il ruolo di segnalare il cambiamento nel mondo esterno tramite l’eccitazione del Sistema Nervoso Autonomo, del Sistema Nervoso Centrale e del Sistema Endocrino (tramite il talamo e l’amigdala).

Queste attivazione portano alla contrazione o al rilascio muscolare, modificazioni della salivazione, battito cardiaco e della sudorazione.

In particolare:

–          il sistema nervoso centrale riguarda elaborazione cognitiva del dato emotivo e nell’attivazione dei gruppi muscolari volontari (espressioni facciali);

–          il sistema nervoso autonomo è responsabile dei cambiamenti non volontari, come il tremore, il rossore, il battito cuore) dunque si tratta di cambiamenti difficili da inibire;

–          il sistema endocrino reagisce con la produzione da parte delle ghiandole surrenali dell’adrenalina e noradrenalina. Ha un ruolo importante nella determinazione dello stress e dell’ansia.

Il sistema endocrino e il sistema nervoso autonomo sono dunque difficili da gestire, tuttavia non è impossibile allenare la propria mente a rispondere meglio a livello emotivo. E’ stato dimostrato scientificamente che tecniche come la meditazione, la mindfulness, l’autoipnosi possono aiutare la persona a migliorare la sua risposta comportamentale involontaria e rafforzare sistema endocrino e immunitario.

Il fatto che molti di questi cambiamenti siano misurabili, è il presupposto del noto rivelatore di menzogne conosciuto come la macchina della verità. Il limite di questo strumento deriva dal fatto che alcune alterazioni fisiologiche accompagnano più emozioni, ad esempio, paura e rabbia hanno alterazioni fisiologiche simili.

Il secondo livello di analisi delle emozioni è chiamato livello espressivo-motorio. L’emozione, oltre a portare modificazioni fisiologiche, determina cambiamenti di comportamento. In particolare l’emozione porta a modificare e regolare la cosiddetta comunicazione non verbale: una serie di messaggi emotivi comunicati tramite gesti, espressioni facciali, prossemica ed altri indicatori.

Il volto è l’area del corpo che comunica quantitativamente più messaggi.

Da vari studi si può affermare che le espressioni facciali abbiano lo stesso significato in tutto il mondo, ciò che cambia nelle varie culture sono le regole di esibizione, ovvero regole che determinano quando è opportuno o meno esibire una certa emozione.

Esistono inoltre differenze individuali: esistono persone più predisposta ad associare una certa emozione ad uno stimolo piuttosto che ad un altro.

Un terzo livello di analisi delle emozioni è chiamato livello cognitivo.

Il livello cognitivo delle emozioni fa riferimento ai cambiamenti nella coscienza della situazione e delle proprio risposte fisiologiche ed espressive. La persona può esprimere le proprie emozioni tramite la comunicazione verbale. La persona valuta continuamente in termini cognitivi gli stimoli esterni. Le informazioni in input riguardo uno stimolo che genera emozioni possono essere recepite dall’organismo attraverso una serie di controlli. A riguardo Scherer parla di stimulus evaluation checks (SECs):

1.      Grado di novità (stimolo atteso o inatteso; indica il grado di sorpresa)

2.      Grado di piacevolezza

3.     Conduttività dei fini o degli scopi (lo stimolo favorisce o ostacola il raggiungimento degli obiettivi)

 4.      Controllabilità delle conseguenze

5.      Compatibilità dello stimolo con le norme sociali e con il concetto di sé (un esempio è rappresentato dal sentimento di colpa o imbarazzo che è strettamente legato alla rottura di una norma sociale)

Il quarto livello di analisi delle emozioni è chiamato livello motivazionale. Come abbiamo scritto precedentemente, emozione e motivazione sono variabili che si accompagnano. In particolare, le emozioni primarie hanno schemi fissi di comportamento valutati, un estrema risposta emotiva di paura porta a reazioni immediate (ad es., la fuga).

Quando le emozioni non si esauriscono molto velocemente esse diventano sentimenti od interessi. In questo caso il processo di trasformazione è causato da un apprendimento secondario più complesso: le emozioni diventano sentimenti, i sentimenti da tendenze all’azione diventano scopi e interessi; in questi si trovano nuove emozioni e nuovi interessi. Ciò vuol dire che i sentimenti, sebbene siano espressione di maggiore intenzionalità rispetto alle emozioni, possono generarne altre.

 Il quinto livello di analisi delle emozioni è chiamato livello del vissuto emozionale-soggettivo: dopo aver vissuto un’esperienza emotivamente coinvolgente sentiamo l’esigenza di parlarne (comunicazione verbale), di tradurre in parole il proprio vissuto emotivo dando un nome alla propria emozione. In questo modo l’esperienza di un’emozione permane nel tempo.

La persona, tramite le parole può far avvenire la rievocazione dell’emozione, che ha un obiettivo soprattutto sociale. I tre motivi per cui può avvenire la rievocazione dell’emozione tramite la parola sono:

1. unfolding: ha lo scopo di sistemare l’emozione nella memoria in un’ottica spazio-temporale

2. social sharing: condivisione sociale della emozione

3. repetition: ripetere la condivisione sociale per avere  un ulteriore chiarimento.

4. ruminazione invece è il ricordo non sostenuto da nessuna elaborazione non diretto alla comunicazione; è un tornare sull’evento emotivo senza spiegarlo.

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