Condizionamento operante di Skinner

ottobre 16th, 2013 | Posted by Igor Vitale in Uncategorized

Il condizionamento operante è un nuovo concetto sviluppato da Thorndike e poi da Skinner e segue il concetto di condizionamento classico sviluppato da Pavlov.

Se tutti apprendessimo secondo il paradigma di Pavlov, dovremmo pensarci come persone del tutto assoggettate all’ambiente, un po’ come se una persona potesse solamente ricevere stimoli e rispondere ad essi. Tuttavia, è evidente che non possiamo pensarci solo in questo modo.

Ogni azione che produce un effetto sull’ambiente ha un effetto retroattivo sulla persona: ogni comportamento può quindi aumentare o diminuire la probabilità che quel comportamento accada ancora.

Ad esempio se tocco attivamente una stufa, e questo produce una reazione negativa, questo comportamento avrà un effetto retroattivo su di me, ovvero diminuirà la probabilità che questo comportamento si verifichi ancora.

Per questo motivo, Skinner ha definito il Paradigma del condizionamento operante. Secondo Skinner ci sono due tipi di condizionamento.

Condizionamento classico (o rispondente): che riguarda le risposte condizionali o incondizionali provocate da stimoli conosciuti che precedono un certo comportamento;

– Condizionamento operante, che comprende tutte le risposte emesse attivamente e indipendentemente da stimoli che possono essere rafforzate o indebolite dalle conseguenze prodotte sull’ambiente.

Lo strumento sperimentale usato da Skinner si chiama Skinner box: una gabbia in cui la cavia può eplorare l’ambiente e compiere comportamenti (pigiare una leva, beccare un tasto)..Alcuni di questi comportamenti potevano portare a rinforzare il comportamento, a renderlo cioè più probabile. Ad esempio, beccare un tasto per un piccione poteva determinare l’erogazione del cibo.

Le conseguenze del comportamento possono indebolire o rafforzare la probabilità di comparsa di un certo copmortamento.

Un evento può fungere da rinforzo positivo. I rinforzi possono essere così suddivisi:

  • Rinforzi che funzionano automaticamente (ad es., il cibo), senza l’intervento dell’uomo.
  • Rinforzi che acquisiscono una funzione rinforzante grazie all’intervento dell’uomo. Le condizioni che fanno si che uno stimolo funga da rinforzatore possono essere  culturali o naturali.
  • Rinforzi generalizzati che sono un sottoinsieme di quelli secondari e che possono scaturire dall’esplorazione e dall’interazione col mondo fisico. Ogni individuo che abbia successo nel manipolare l’ambiente si trova a ricevere dei feedback positivi che aumentano la sua probabilità di acquisizione di nuovi comportamenti. Gli stimoli positivi che rinforzano il comportamento della persona, non sono solamente quelli fisici e oggettivi (dolore fisico ad es.,) ma anche psicologici come il consenso, approvazione, l’affetto che provengono dal mondo sociale rientrano in questa categoria. Poi c’è la sottomissione degli altri che deriva dall’esercizio del potere e dal   controllo sul comportamento altrui e infine ci sono i rinforzatori simbolici, tra cui la moneta.
  • Rinforzi dinamici che sono caratterizzati non da stimoli ambientali ma dai nostri stessi comportamenti.

Il Rinforzo del comportamento si suddivide in positivo e negativo. Il rinforzo positivo è quello che determina una conseguenza gradita. Il rinforzo neativo determina conseguenze come l’allontanamento o la cessazione di uno stimolo spiacevole.

Il rinforzo negativo non è la punizione. La punzione è quel fenomeno in cui il comportamento produce la comparsa di un evento spiacevole e la perdita di uno piacevole. Ma facciamo attenzione rinforzo e punizione non sono volti della stessa medaglia

La punizione non porta all’estinzione di un comportamento ma ad una sua diminuzione temporanea dell’intensità e delle frequenza.

Le conseguenze della punizione sono: la risposta di fuga, che consiste nell’allontanamento dalla situazione dopo l’esperienza negativa; la risposta d’evitamento che riduce la probabilità un’ulteriore punizione.

piccione.jpgQueste ultime sono apprendimenti molto disadattivi ma parecchio resistenti in quanto portano alla diminuzione dell’ansia provocata dalla presenza di stimoli spiacevoli per l’individuo. La risposta d’evitamento, che caratterizza le fobie, rende molto difficile l’eliminazione spontanea della paura, in quanto non porta la persona ad affrontare attivamente lo stimolo tensiogeno.

Quando invece nell’ambiente vengono a mancare le possibilità d’evitamento allora si verifica quello che Seligman definisce senso di impotenza appreso (learned helplessness), e questo determina un comportamento passivo che alla base di una spiegazione cognitivo-comportamentale della depressione.

Anche se può sembrare controintuitivo il rinforzo di un comportamento regolare e continuo è meno efficace di un rinforzo intermittente.

Quando una risposta è stata soggetta ad un modello di rinforzo regolare e continuo basteranno periodi di assenza del rinforzo perché la risposta si estingua, mentre se il rinforzo è stato intermittente (ovvero viene attivato e disattivato a momenti alterni non prevedibili) la risposta avrà un’alta resistenza all’estinzione.

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