Qual è la relazione tra stress e malattia?

novembre 16th, 2013 | Posted by Igor Vitale in Benessere | Psicologia Clinica

 

stress psicofisiologia salutedi Maria Gloria Luciani

Lo stress è una condizione adattativa che può essere moderata o molto intrusiva, positiva o negativa e data questa sua variabilità accompagna, in un modo o nell’altro, il soggetto durante tutta la sua esistenza. Qualsiasi campo gruppale può causare stress e conseguentemente in ogni gruppo tale stress può essere risolto se eccessivamente invasivo per la vita del soggetto.
Il circuito dello stress si basa su processi fisiologici, la reazione da stress, infatti, parte dall’amigdala, una struttura alla base del cervello che fa parte del sistema limbico ed è il centro nervoso che svolge un ruolo chiave nella registrazione dei ricordi legati ad eventi e circostanze spiacevoli. I nuclei ipotalamici svolgono un ruolo di regia nelle risposte allo stress che sovente ci permette di affrontare meglio un compito ma può diventare distress (stress disfunzionale) quando si è sottoposti ad agenti stressanti molto forti che superano la capacità di resistenza della persona o quando lo stimolo stressante è ripetitivo e frequente.
Lo stress fa male quando le richieste che arrivano all’individuo sono tali da superare le sue capacità di far fronte e quindi si attivano strategie più articolate che potrebbero non ricondurre agli equilibri precedenti.
Quando si parla di equilibri è tutta la vita del soggetto che diventa protagonista in quanto il nostro benessere psico-fisico dipende proprio dagli equilibri che si sviluppano dall’interazione tra persona-ambiente. Le vie dello stress, infatti, si intrecciano con i diversi sistemi dell’organismo e quindi l’importanza dello stress è legata alle situazioni abituali e allo stile di vita.
Il rapporto tra stress e malattia non è di tipo causale ma di tipo circolare ossia l’eccesso di stress causa una progressiva disregolazione dei processi di regolazione psico-fisiologici la quale porta ad una diminuzione dell’efficacia dei processi interni e del comportamento. Il risultato sarà un crescente disagio psicologico e relazionale e un aumento dell’intensità delle emozioni negative in aggiunta a conseguenze importanti sul piano comportamentale e cognitivo: il tutto può essere descritto come graduale “intossicazione” dell’organismo.
L’eccesso di stress cambia in negativo la biochimica del corpo e questo alimenta una serie di malesseri e sintomi somatici se il recupero energetico, dopo la prestazione stressante, resta carente.
Tuttavia esistono diversi livelli di stress e questo concede ad esso di avere un rapporto anche positivo in determinati casi di prestazione: con l’aumentare dello stress la performance migliora fino ad un punto di equilibrio ottimale costi-benefici, in tal caso si tratta di eustress (stress funzionale); se lo stress aumenta ancora, le prestazioni iniziano a risentirne ed ha origine una lenta modificazione del sistema di cui non ci si rende conto fino al momento della rottura, ossia quel momento in cui il soggetto non riesce più a compensare la carenza energetica con le sue risorse (Lazzari, 2007).

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