Storia dell’ipnosi: il contributo di Mesmer, Braid, Bernheim, Freud ed Erickson

novembre 26th, 2013 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

erickson ipnosidi Maria Venturi

Non si può risalire con precisione alle origini dell’ipnosi, testimonianze storiche dimostrano come questo fenomeno sia sempre esistito assumendo nel corso dei secoli diverse denominazioni. Le fonti affermano che nell’antichità questa pratica veniva utilizzata da sciamani e stregoni, da sacerdoti egizi e greci che la utilizzavano per fini terapeutici.

A metà del 1700, con la teoria del “magnetismo animale” si identifica l’inizio dello studio scientifico del fenomeno ipnotico. Nel 1766, a Vienna, Franz Anton Mesmer discusse la sua tesi di laurea in medicina “de planetorum influxi” nella quale volle dimostrare che ogni cambiamento nei corpi celesti provoca un cambiamento nell’essere umano, il quale a sua volta possiede una forza di attrazione specifica, la “gravità animale”. Secondo Mesmer questa forza aveva la capacità di attirare salute e malattia. Nel 1779 introdusse la teoria di un “fluido sottile” il quale pervadeva l’intero universo e connetteva gli esseri umani a tutto ciò che li circondava. Individuò la causa della malattia nella distribuzione disomogenea del fluido all’interno del corpo, e l’azione curativa nella ridistribuzione di questo fluido. Propose tecniche curative consistenti nell’applicazione di magneti sul corpo  e bagni in acque magnetizzate allo scopo di ristabilire l’equilibrio nella circolazione del fluido. Mesmer si oppose al modello biomedico ammettendo l’esistenza di un’unica malattia legata alla circolazione del fluido, ritenendo inutile individuare la sede anatomica della malattia, ponendo invece al centro dell’azione terapeutica il paziente e la sua volontà di guarire con il terapeuta e la sua volontà di produrre la guarigione. “È evidente come una posizione del genere cozzasse contro gli interessi della Facoltà di Medicina: si poneva in contraddizione con tutta la pratica medica e la teoria del ruolo del medico, a cui non si chiedeva più una comprensione intellettuale (la diagnosi basata sulla oggettività del sintomo) ma una comprensione emotiva che lo poneva su un piano analogo a quello del paziente”.[1]

Nel 1784 Luigi XVI nominò una commissione costituita dagli scienziati più illustri dell’epoca affinchè indagassero il fenomeno del magnetismo. Quest’ultima dopo aver condotto una serie di ricerche ed esperimenti decretò la non validità scientifica della teoria di Mesmer, attribuendo tutto il fenomeno all’immaginazione e alla suggestione del malato. “Il magnetismo senza immaginazione non produce niente”. [2]

Comparvero quindi gli argomenti in base ai quali  per  lungo tempo la medicina tradizionale si sarebbe posta in atteggiamento diffidente nei confronti dell’ipnosi.

Il marchese Puysegur (1751-1825), allievo di Mesmer, durante alcuni esperimenti di magnetizzazione notò e descrisse per la prima volta il manifestarsi nel malato di uno stato di “sonnambulismo artificiale”(cioè indotto). I suoi seguaci si organizzarono in una scuola fondata sul sonnambulismo ed approfondirono gli studi su questo stato individuando alcune caratteristiche psicologiche presentate dai pazienti in stato sonnambulico: l’ipermnesia, l’amnesia post-sonnambulica e il comportamento infantile. Puysegur spostò l’attenzione dall’agente fisico che portava a guarigione (il fluido magnetico) a quello psicologico del rapporto tra magnetizzatore e malato, sostenendo che il fluido veniva mobilizzato dalla volontà di guarigione del paziente.

Nel 1813 il portoghese abate Faria aprì a Parigi una scuola di sonno lucido. Ritenendo che il sonnambulismo non potesse assolutamente essere attribuito ad un fluido, rifiutò la teoria del magnetismo animale, ed al contempo rifiutò la teoria di Puysegur che attribuiva il sonnambulismo alla volontà di guarigione del paziente. Faria enfatizzò i processi psicologici interni ed evidenziò l’esistenza di differenze tra gli individui nella capacità di entrare in ipnosi, attribuendo importanza primariamente alla suggestione ed al grado di suggestionabilità dei soggetti.

Nel 1841, James Braid, medico di Manchester, riprese gli studi sul sonnambulismo artificiale coniando il termine “ipnotismo”, lasciandosi alle spalle la teoria del fluido e attribuendo tutto il fenomeno all’impressione esercitata sui centri nervosi. Per primo descrisse un metodo di induzione dell’ipnosi che non prevedeva alcun passaggio di fluido tra ipnotista e soggetto (fissare un punto ad elevata luminosità). Diede quindi un interpretazione fisiologica della trance: “Io sono convinto che i fenomeni sono unicamente provocati da un’impressione prodotta sui centri nervosi e dalla condizione fisica e psichica del paziente, esclusa ogni altra forza proveniente direttamente o indirettamente da altri”[3]

Jean Martin Charcot (1825-1893) fu professore alla Salpetriere a Parigi interessandosi prevalentemente all’isteria. Si occupò inoltre di ipnosi concentrandosi sui suoi effetti fisiologici ma tralasciando l’aspetto psicologico del fenomeno. Egli considerava ipnotizzabili solo pazienti affetti da malattie neurologiche, e quindi definiva la suggestionabilità come il risultato patologico di un’affezione del sistema nervoso. Contribuì al riconoscimento della realtà scientifica dell’ipnosi presentando all’accademia delle scienze una relazione che raccoglieva i sintomi somatici più comuni dello stato ipnotico individuando tuttavia solo una causa fisiologica del fenomeno.

Il medico francese Hyppolite Bernheim (1840-1919) portò l’ipnosi all’interno dell’ ospedale in cui lavorava dimostrandone la valenza scientifica. Fondò la scuola di Nancy che si contrapponeva alle teorie di Charcot sostenendo che lo stato ipnotico era causato esclusivamente dalla suggestione e dall’imitazione. Introdusse i concetti di suggestione e di  ideodinamismo. Definì la suggestione come la capacità del soggetto di lasciarsi influenzare da un’idea, caratteristica non esclusiva di malati neuropatici ed isterici, ma propria di tutti i soggetti. Per ideodinamismo intese la capacità del cervello di ricevere o evocare idee e la sua tendenza a realizzarle, capacità in genere contrastata dall’attenzione, dalla critica, dal ragionamento.[4] In base a queste premesse l’ipnosi venne definita come uno “stato fisiologico che i soggetti sani possono sviluppare a diversi livelli a seconda del loro grado di suggestionabilità”[5] che può essere utilizzato a scopo terapeutico. Il dibattito tra fluidisti ed animisti riguardo la natura del fenomeno si tramutò nell’opposizione tra la Salpetriere, che sosteneva l’ipotesi fisiologica e la scuola di Nancy che sosteneva l’ipotesi psicologica.

Tra il 1885-1886 il neurologo e psicanalista austriaco Sigmund Freud trascorse un periodo alla Salpetriere studiando il fenomeno ipnotico ed elaborando una propria teoria sullo stato ipnoide. Confermò attraverso l’ipnosi le sue teorie sull’esistenza dell’inconscio quale serbatoio di conflitti rimossi, e trovò nell’ipnoterapia la chiave per liberare il paziente dai blocchi razionali della coscienza che gli impedivano di risolvere i propri conflitti interni e risalire alle cause del problema debilitante. Descrisse inoltre l’importante fenomeno della translazione, oggi detto transfert, ovvero il particolare rapporto basato sull’empatia che viene ad instaurarsi tra paziente e terapeuta.

Infine Milton Erickson, (1901-1980) riconosciuto come uno dei più autorevoli innovatori nell’uso della tecnica ipnotica, fornì le tecniche e le teorie su cui tutt’oggi si basa l’ipnoterapia moderna. Erickson concepiva l’inconscio del paziente come ricco di risorse fondamentali alla guarigione che il paziente era ignaro di possedere, ed individuava in tutti i soggetti capacità auto curative scaturite dalle esperienze passate del paziente a cui il terapeuta doveva risalire. Con il suo contributo l’ipnoterapia assume caratteristiche di flessibilità ed informalità, poiché ogni fase del processo è adattabile grazie alla fantasia,all’intuizione ed all’abilità del terapeuta nell’escogitare sempre nuove situazioni che facilitino la guarigione del paziente fornendo suggestioni al suo inconscio.

Possiamo concludere affermando che l’ipnosi è uno strumento antico di cura, oggi l’ipnosi moderna porta con se solamente quei meccanismi che consentono di sbloccare situazioni psicologiche problematiche, svestendosi di tutta la concezione “magica” che inizialmente i primi guaritori utilizzavano. Se ritieni di dover affrontare un disagio, contattami adesso per una consulenza psicologica, l’ipnosi è uno strumento efficace e relativamente rapido.

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