Memoria implicita e memoria esplicita: il lato inconscio della memoria

dicembre 24th, 2013 | Posted by Igor Vitale in Uncategorized

memoriaTutti noi pensiamo alla memoria come ad un grande magazzino che conserva le nostre esperienze. Tutti noi pensiamo alla memoria come a qualcosa di cui siamo consapevoli, eppure, la memoria è un sistema molto più complesso di così.

Siamo soliti pensare alla memoria in termini di memoria a lungo termine (MLT), ovvero quella componente della memoria che conserva tutte le informazioni sul nostro passato.

Esistono invece molti altri tipi di memoria. Cohen e Squire (1980;1984) hanno evidenziato due processi chiamati memoria dichiarativa e memoria procedurale mentre Schacker e Graf (1986) hanno distinto tra memoria esplicita e memoria implicita.

La memoria esplicita è una quella porzione di memoria di cui siamo consapevoli, la memoria implicita è invece una forma più inconscia di memoria.

Negli studi di psicologia e neuropsicologia cognitiva della memoria, la forma esplicita è stata per molto tempo quella  più studiata. Essa  consiste nella memoria di informazioni prima consapevolmente apprese e poi altrettanto consapevolmente recuperate dall’individuo che ne è in possesso. La memoria implicita è definita invece come quella modalità di memoria nella quale la ritenzione, ossia il mantenimento dell’informazione, è non intenzionale e inconsapevole.

Pensiamo spesso alla memoria come a un sistema controllato e consapevole, mentre molto spesso esso fa riferimento a modalità inconscie e automatiche. La chiave per la comprensione e il potenziamento di questa facoltà non può quindi dimenticare la parte inconsapevole della memoria.

La memoria esplicita può essere evocata coscientemente, è implicata nell’apprendimento, rappresentazione ed uso della conoscenza dei fatti (memoria semantica) ed eventi (memoria episodica),(Tulving,1972); ed è associata all’esperienza soggettiva di stare ricordando qualcosa (autobiografica).

La memoria dichiarativa o esplicita è la memoria del linguaggio parlato, è la “capacità mentale di trattenere e rivivere impressioni oppure di richiamare o riconoscere precedenti esperienze o conservare impressioni mentali e come tale implica sempre la consapevolezza”(Stein 1966).

L’acquisizione e il recupero di apprendimenti impliciti si verifica dunque secondo modalità quasi automatiche, senza che vi sia una rappresentazione cosciente. La memoria implicita si collega ad episodi non coscienti né verbalizzanti e presenta diverse dimensioni:

–        il priming, inteso come abilità del soggetto di identificare un oggetto visivamente o uditivamente come il risultato di una precedente esposizione anche se subliminare rispetto al livello di coscienza, (memoria percettiva);

–        la memoria procedurale, che consiste nella memoria per esperienze motorie e cognitive, come ad esempio i movimenti necessari per suonare degli strumenti, per fare sport o per altri eventi quotidiani che vengono compiuti automaticamente senza che essi raggiungano il livello di coscienza;

–        la memoria emotiva ed affettiva, che comprende la memoria per le esperienze vissute in rapporto a determinate situazioni emozionali ed affettive.

La neuropsicologia ha dato notevoli contributi allo studio delle diverse strutture deputate all’immagazzinamento delle informazioni. Soprattutto esperienze cliniche hanno offerto numerosi esempi attraverso studi su soggetti cerebrolesi.

Un celebre caso clinico riguarda il paziente H.M., descritto da William Scoville e Brenda Milner (1965). A seguito di una grave forma di epilessia H.M. fu sottoposto all’asportazione bilaterale dell’ippocampo e della corteccia del lobo temporale.

Questo paziente mostrò un modesto grado di amnesia per gli eventi verificatisi nei due anni precedenti l’operazione ma mantenne intatto il ricordo degli eventi più remoti della sua vita. Manifestò inoltre una gravissima forma di amnesia anterograda: la sua abilità a mantenere temporaneamente informazioni era normale, tuttavia egli era incapace di formare nuovi ricordi a lungo termine e  non appena smetteva di pensare ad un evento, questo era perso per sempre.

H.M. fu sottoposto a diversi test neuropsicologici e la prima indicazione che la sua amnesia anterograda non riguardava tutte le forme di memoria fu che mostrava  ancora capacità di apprendimento percettivo, motorio e stimolo-risposta (condizionato), pur non avendone nessun ricordo consapevole.

Gli studi sul deficit di memoria di H.M., oltre ad aver dimostrato una dissociazione tra memoria a lungo termine e memoria a breve termine, hanno evidenziato che un paziente amnesico può non avere alcun ricordo consapevole di un evento precedente, ma dimostrare al tempo stesso, attraverso un miglioramento delle prestazioni, che l’evento è presente in memoria e influenza il suo comportamento dimostrando che i ricordi espressi in forma di dichiarazioni consapevoli fanno parte di un sistema esplicito di memoria, mentre i ricordi che si evidenziano mediante una facilitazione inconsapevole della prestazione costituiscono un sistema separato di memoria implicita.

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