Mindfulness definizione

gennaio 21st, 2014 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica | Psicologia del Lavoro

Una definizione di mindfulness

Sviluppa attenzione e memoria con la mindfulness

 

Silvia Bernardi

 

mindfulness

Per poter comprendere al meglio il significato del termine Mindfulness è necessario, per prima cosa, fare una distinzione tra i termini che più frequentemente vengono utilizzati in modo interscambiabile per definirla.

Il termine “consciousness”, o attenzione cosciente, comprende al suo interno “awareness” e “attention”: la coscienza è una sorta di livello attentivo di base, che fa da sfondo alla percezione di tutti gli stimoli dell’ambiente circostante ed è attiva costantemente, mentre l’attenzione fa riferimento ad un livello attentivo più elevato che viene focalizzato verso un gruppo limitato di stimoli in un momento preciso.

Coscienza e attenzione fanno parte del funzionamento mentale normale degli individui: per poter parlare di Mindfulness, però, esse devono essere più elevate, focalizzate, ricettive nei confronti di ogni singolo stimolo sia interno che esterno.

Thich Nhat Hanh (1976) parla della Mindfulness come del “miracolo attraverso il quale in un attimo si richiama la propria mente dispersa e la si ricostituisce nella sua interezza, in modo da vivere ogni singolo istante della propria vita”.

Una definizione chiara e concisa di questo costrutto è fornita da Kabat-Zinn (1994): la Mindfulness è la consapevolezza che deriva dal fare attenzione in un particolare modo, cioè intenzionalmente, in maniera non giudicante e nel momento presente. Ciò significa essere capaci di osservare gli eventi così come sono, senza filtrarli attraverso la propria mente e quindi considerarli “giusti” o “sbagliati”, “positivi” o “negativi”; significa fare esperienza diretta degli eventi attraverso un’attenzione costante e intenzionalmente rivolta ad ogni singolo istante, ad ogni azione svolta, anche le più semplici come il mangiare o il respirare.

Bishop (2002) ha notato come gran parte delle definizioni utilizzate nella letteratura psicologica si rifacessero alla concettualizzazione originaria proposta dal Buddhismo, e alla luce delle sempre più frequenti interconnessioni della Mindfulness con la psicologia sperimentale ha evidenziato la necessità di una definizione più scientifica e valutabile in termini di efficacia e rigore. Conseguentemente a tali considerazioni, nel 2004 Bishop e colleghi hanno proposto una nuova definizione operativa di questo costrutto, basata su due componenti, l’auto-regolazione dell’attenzione e l’orientamento alle esperienze: la prima consiste nel mantenere il focus attentivo costantemente rivolto all’esperienza presente e richiede la capacità di spostare intenzionalmente l’attenzione da un aspetto ad un altro di tale esperienza e la seconda fa riferimento al modo con cui ci si deve rapportare alle esperienze, che deve essere caratterizzato da curiosità, apertura e accettazione a prescindere dalla desiderabilità di tali eventi.

Il termine “accettazione”, in questa prospettiva, non coincide con passività o rassegnazione ma significa essere capaci di vivere pienamente ogni esperienza senza cercare di modificarne il significato, distorcendolo perché percepito come troppo negativo, e senza preoccuparsi eccessivamente per esse, in modo da cogliere ogni singola sfaccettatura e farla propria.

Il costrutto della Mindfulness può essere analizzato più nel dettaglio definendo i 5 aspetti che lo costituiscono (Baer et al., 2006):
1. osservare (guardare gli eventi, sia esterni che interni, senza filtri, limitandosi ad accorgersene);
2. descrivere (dare un nome agli eventi osservati, utilizzare un’etichetta verbale);
3. agire con consapevolezza (compiere ogni azione facendo attenzione al momento presente);
4. non giudicare i vissuti interni (adottare un atteggiamento privo di valutazioni nei confronti dei propri pensieri e sensazioni, limitandosi a notare i fatti dell’esperienza);
5. non reagire ai vissuti interni (controllare consapevolmente i propri pensieri e le proprie reazioni, impedendo che si esprimano involontariamente).

Per chiarire ulteriormente il costrutto in questione può essere utile confrontarlo con il suo opposto, la mindlessness, in diversi ambiti di vita: per quanto riguarda la salute, la Mindfulness consente agli individui di avere una maggiore percezione di controllo sugli eventi, e questo controllo percepito ha effetti positivi sulla salute e sulla riduzione dello stress, mentre nel caso in cui una persona agisca in modo “mindless”, non consapevole, la percezione di controllo è impossibile.

In ambito lavorativo un comportamento consapevole è in grado di aumentare la creatività e la produttività, oltre a ridurre il Burnout; al contrario, agire in modo mindless è una delle principali cause di incidenti sul luogo di lavoro, come nella vita di tutti i giorni. In ambito educativo i comportamenti mindless sono piuttosto frequenti e questo è dovuto al fatto che si tende ad apprendere gli elementi basilari di un compito e a renderli schemi fissi attraverso cui agire, ma questo non può che impedire di apprendere nuovi elementi e di usare la creatività per agire.

Se ci si approccia allo studio con maggiore consapevolezza, invece, si otterranno miglior capacità di attenzione e di memorizzazione, e anche i contenuti verranno giudicati più interessanti. Gli effetti negativi di un comportamento mindless si possono riscontrare anche nella vita di tutti i giorni, poiché se si giudica e categorizza un certo gruppo di individui senza esserne consapevoli, facendo distinzioni arbitrarie e prive di fondamento oggettivo, il risultato sarà un aumento degli stereotipi e dei pregiudizi che irrigidiscono e distruggono i rapporti sociali.

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