Cosa accade nel cervello di uno stalker

marzo 3rd, 2014 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

Cosa accade nella mente dello stalker

Correlati neurobiologici nello stalking

 

 

stalkerAlcuni ricercatori si sono chiesti se si potessero individuare dei correlati neurobiologici nelle persone che mettono in atto comportamenti di stalking. In particolare Meloy e Fisher hanno affrontato l’argomento nel 2005, pubblicando un articolo nel Journal of Forensic Sciences. Gli autori individuano un nesso tra gli studi di neuroimaging (fMRI) che riguardano le relazioni amorose e le forme di stalking. In particolare si ipotizza che gli autori di reati di stalking possano avere un aumento dell’attività dei circuiti dopaminergici sotto corticali, percorsi legati al “sistema di ricompensa del cervello”, probabilmente assieme alla scarsa attività della serotonina.

Si ipotizza inoltre che tali attivazioni neurali possano contribuire con l’attenzione focalizzata dello stalker, ad un aumento dell’energia, comportamenti di pedinamento, pensieri ossessivi. Non è un caso se alcune risposte psicobiologiche della persona che mette in atto comportamenti di stalking siano simili a quelli di chi ha un comportamento di dipendenza. Le reazioni infatti sono solitamente risposte di protesta, frustrazione da attrazione, rabbia di abbandono.

Questo lavoro si è basato soprattutto su alcuni confronti tra gli studi sulle relazioni romantiche e i possibili legami con le persone che mettono in atto comportamenti di stalking. Per poter migliorare questi studi occorrerebbe effettuare le stesse misurazioni in campioni ben bilanciati di persone che hanno messo in atto tali comportamenti.

Le connessioni biologiche che possono essere ipotizzate nascono da alcuni studi di risonanza magnetica funzionale (fMRI) che hanno osservato le relazioni d’amore normali. Solitamente in questi studi (vedi ad es., Bartels e Zeki, 2004) vengono mostrate delle foto della persona amata alternativamente alla foto di un familiare e di una foto emotivamente neutra. In questo modo è possibile confrontare le risposte neurofisiologiche misurate con fMRI. Nei diversi contesti analizzati, solitamente tali misure, nelle diverse esposizioni alle foto, vengono correlate con alcuni indicatori della relazione rilevate tramite strumenti self report come i questionari che valutano la relazione amorosa, oppure tramite indicatori più oggettivi come ad esempio la durata della relazione in termini di mesi. In questo studio emerge una particolare attivazione  dell’area tegmentale ventrale destra (VTA) quando si osserva la foto della persona amata, in particolare le attivazioni sono particolarmente importante nella regione cellulare A10 relegata alla produzione di dopamina,  nel corpo postero-dorsale destro, e nella parte dorsale del nucleo caudato. L’area ventrale tegmentale. Il nucleo caudato contiene l’80% dei siti recettori della dopamina.

Alti livelli di questa sostanza entrano in gioco nei sistemi di ricompensa e motivazione, hanno il ruolo di focalizzare l’attenzione e rafforzare la motivazione verso i comportamenti che conducono al raggiungimento degli obiettivi. I comportamenti legati alla dopamina hanno determinate somiglianze con quello che gli innamorati fanno come comportamenti di euforia, iperattività, mancanza di sonno e mania. Questo studio, in particolare, non può dimostrare che il sistema dopaminergico rappresenti la  spiegazione neurale del comportamento dello stalker, se non vengono formulati studi ad hoc su un campione di persone che ha effettivamente messo in atto e/o mette in atto comportamento di stalking. Ulteriori informazioni provengono da alcune altre ricerche. L’attivazione del sistema dopaminergico si verifica anche in altre situazioni, ad esempio, quando c’è un guadagno monetario (Breiter, Aharon, Kahneman, Dale, Shizgal, 2004; Delgado, Nystrom, Fissel, Noll, Fiez, 2000; Elliot, Newman, Longe, Deakin, 2003) e quando si è in crisi di astinenza da cocaina, dato che ci fa pensare alle connessioni tra tale comportamento e i comportamenti di dipendenza. L’attivazione dei circuiti sottocorticali del sistema dopaminergico ,  l’area ventrale tegmentale destra e il nucleo caudato possono spiegare soprattutto l’attivazione nelle prime fasi della relazione, ma anche alcuni tratti dello stalker rifiutato, soprattutto per quanto riguarda l’attenzione focalizzata e la motivazione a raggiungere la propria vittima. .

Altri correlati neurofisiologici si legano all’incapacità dello stalker di riconoscere i pericoli ai quali va incontro. In particolare lo studio di Bartels e Zeki (2004) ha dimostrato che ci sono anche particolari disattivazioni delle aree cerebrali come l’amigdala destra. Quest’area riguarda la paura ed altre emozioni negative, una loro inibizione porta la persona a non rendersi conto dei possibili danni a cui va incontro.

 La paura, naturalmente, si attiva quando si teme un danno fisico o psicologico (Ekman & Friesen, 2003).  Altro aspetto che accomuna la risposta psicofisiologica delle persone innamorate e degli stalker è il pensiero ossessivo. Il pensiero ossessivo è solitamente associato alla soppressione dell’attività della serotonina centrale (Fisher, 2004; Fisher, 1998). Diversi studi (Flament, Rapaport, 1985; Hollander, 1985) sul Disturbo Ossessivo Compulsvio dimostrano che le persone affette da questo disturbo hanno un minore livello di serotonina.

La scarsa serotonina è solitamente anche associate all’impulsività, caratteristica condivisa sia delle persone in relazione sia dagli stalker.

Anche il comportamento di inseguimento ossessivo della vittima può essere associato agli stessi meccanismi neurali, come l’elevata attività della dopamina centrale e la scarsa attività della serotonina centrale.

Solitamente questi sistemi sono antagonisti tra loro, se si reduce l’attività della serotonina centrale aumenta, l’attività della dopamina centrale e viceversa.

Questo può portare anche a un loop comportamentale molto pericoloso da parte dello stalker, infatti, maggiore sarà il pensiero ossessivo, minore sarà l’attività della serotonina centrale e dunque ancora maggiore sarà l’energia, l’attenzione focalizzata e la motivazione a inseguire la vittima.

Occorre specificare che tali dati non sono sufficienti per spiegare completamente il fenomeno dello stalking, che, come affermato precedentemente è multiforme e complesso sia dal punto di vista della condotta sia dal punto di vista dell’intensità dei comportamenti. Inoltre, bisogna aggiungere che le diverse quantità di dopamina e serotonina possono variare anche in base a determinate circostanze biologiche e culturali.

Secondo alcuni dei maggiori esperti del reato di stalking, Meloy e Fisher (2005) si può parlare di quattro fasi dello stalking, gli autori hanno riportato nella ricerca alcuni correlati neurali di queste fasi:

–                           La fase del rifiuto

–                           La fase della rassegnazione e rifiuto

Secondo Meloy e Fisher (2005) la fase del rifiuto fa scaturire nella persona una fase di protesta. Nella prima fase del rifiuto entrano in gioco i meccanismi di pensiero ossessivo, energia, attenzione focalizzata e motivazione.

Tale meccanismo, secondo Lewis, Amini & Lannon (2004) è classicamente osservabile anche nell’interazione madre-bambino in diversi mammiferi, ha dunque una possibile base evoluzionistica.

Questi autori riferiscono che è possibile associare a tali comportamenti una elevata produzione di dopamina, norepinefrina e catecolamine. Le produzioni di queste sostanze creano un senso di allerta nella persona, finalizzato alla ricerca del genitore.

Secondo Fisher (2004) il motivo per cui tali sostanze vengono rilasciate è dovuto soprattutto allo stress legato al rifiuto. Lo stress del rifiuto affettivo aumenterebbe la dopamina centrale e la norepinefrina anche nella persona rifiutata, intensificando la fase di protesta.

Questo continuo rifiuto, da parte della vittima può nei casi in cui c’è una maggiore predisposizione mettere in atto un secondo fenomeno, quello della “Frustrazione-Attrazione”. Questo meccanismo è normalmente funzionale al mantenimento della coppia, ma nel caso di stalking diventa controproducente. Quando c’è un ostacolo alla relazione romantica le persone tendono a sentire amore ancora più intensamente. Solitamente quindi, le avversità romantiche aumentano la passione. Il processo può essere spiegato anche da un punto di vista neurobiologico: quando una ricompensa è ritardata nel tempo, i neuroni deputati al sistema di ricompensa mantengono forte la loro attivazione, incrementando potenzialmente l’attività della dopamina centrale.

Nella fase di protesta si può inoltre verificare la rabbia da abbandono. Il correlato neurale di tale fase riguarda le regioni che vanno dall’amigdala all’ipotalamo

Quando c’è il rischio che una ricompensa attesa non si ottenga si attivano alcune regioni della corteccia prefrontale che fanno sviluppare l’aggressività. Questo meccanismo è studiato sin dal 1938 con il concetto di legame frustrazione-aggressione (Dollard & Miller, 1938).

È proprio questo il meccanismo neurale che può portare lo stalker a danneggiare la vittima o ad attaccare la persona di cui è fermamente innamorato.

La seconda fase che riguarda il comportamento dello stalker è definita da Meloy e Fisher (2005) come la fase della rassegnazione e della disperazione. Questa fase si verifica anche nell’allontanamento dal partner, nella fase del rifiuto la persona abbandonata entra in una fase di disperazione depressiva.

Uno studio (Mearns, 1991) condotto su 114 partecipanti appena rifiutati dal partner è stato riscontrato un 40% di depressione. In alcuni studi sono stati riscontrati anche infarti miocardici, problemi cardiovascolari che hanno portato alla morte, causati dalla depressione da rifiuto.

Nelle persone depresse si verifica una riduzione delle cellule che producono la dopamina nel mesencefalo, producendo letargia e depressione (Panksepp, 1998)

Anche lo stress può contribuire alla sensazione di disperazione. Se lo stress è in forma acuta, esso non ha effetti negativi e si limita a favorire la produzione di dopamina e norepinefrina, se invece lo stress diventa cronico e continua nel tempo può favorire stati depressivi.

In questa seconda fase è meno probabile che la persona metta in atto comportamenti di stalking in quanto c’è una minore attivazione.

Si può dare anche una lettura darwinistica del fenomeno, le persone che hanno perso tempo, energia o anche denaro nel cercare di stabilire una relazione, hanno un futuro riproduttivo, autostima, rete sociali e reputazioni compromessi.

Il rifiuto dal punto di vista sentimentale ha delle conseguenze biopsicosociali. Uno studio di Fisher (2004) mostra come la persona rifiutata provi un vero e proprio dolore psicologico.

Altro fenomeno legato allo stalking è quello della gelosia, già discusso nei paragrafi precedenti e quello del mate guarding. Solitamente il comportamento violento dello stalker si associa alla gelosia e al mate guarding. A tali comportamenti è associata la vasopressina centrale.

Uno studio di Eisenberger, Lieberman e Williams (2003) ha indagato i correlati neuronali dell’esclusione sociale, indicando nella corteccia ventrale prefrontale destra e la corteccia cingolata anteriore come possibili aree che spiegano l’esclusione sociale a livello neurobiologico.

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