Differenze tra uomo e donna nella televisione e nei libri

agosto 8th, 2014 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Sociale

cervello-uomo-donnaIl tema della differenza tra uomini e donne mostrata nei media, televisione e libri è un tema cruciale. Mostrare costantemente delle differenze tra uomini e donne, infatti, può indurre le persone a formulare giudizi affrettati, basati sugli stereotipi sociali.

In questo articolo leggerei una rassegna di studi scientifici sul tema della differenza tra uomini e donne.

Esistono diversi studi quantitativi sulle letture per bambini, condotti tra gli anni 70’ e 80’. Un indicatore classicamente usato per valutare le differenze di genere è il numero di personaggi maschili rispetto a quelli femminili. I risultatiottenuti documentavano una più ridotta presenza nei libri per bambini di rappresentazioni femminili, rispetto a quelle maschili.

 Mentre vi erano storie prive di personaggi femminili, raramente accadeva che a essere assenti fossero i personaggi maschili.

Uno studio qualitativo (Lobban 1975) , che fa dell’analisi testuale il suo strumento mostra invece che, nei racconti per bambini i personaggi femminili sono più spesso passivi rispetto a quelli maschili, si impegnavano in una serie più ristretta di attività8, in genere legate alla sfera domestica.

Mentre i personaggi maschili erano coinvolti in avventure, quelli femminili dovevano essere salvati. Lo stesso dicasi per le pubblicità, i personaggi maschili avevano secondo alcune rassegne di Courtney e Whipple (1983), Gunter (1986), nelle quali, le figure femminili erano in numero notevolmente minore rispetto a quelle maschili ed esercitavano una gamma di ruoli meno ampia.

A mio parere questi studi non mostrano solo come si accrescano gli aspetti stereotipici in riferimento al genere maschile e al genere femminile, ma modellano anche il linguaggio del corpo, in modo da sottolineare gli aspetti attivi della comunicazione non verbale nell’uomo e passivi nella donna.

C’è da aggiungere inoltre che sono proprio gli aspetti attivi della comunicazione non verbale ad essere percepiti come dominanti, rispetto a quelli passivi5 . Gli aspetti della comunicazione non verbale, spesso trascurati, rappresentano una porzione determinante della comunicazione totale (alcune stime variano intorno al 55%9 della comunicazione totale), e rappresentano un aspetto meno consapevolmente modificabile nelle persone, che tende ad instaurarsi nelle persone in maniera più radicata.

Un illuminante studio di Erving Goffman (1976), rivela alcune caratteristiche tipiche nelle pubblicità. Opera un confronto tra figure maschili e femminili, notando che le immagini suggerivano spesso una differenza di status.

A eccezione dell’ambito domestico, gli uomini venivano rappresentati nell’esercizio di ruoli di comando, nell’atto di comunicare alle donne il da farsi. La collocazione fisica delle donne nelle fotografie era spesso più bassa di quella degli uomini come a suggerire una posizione di inferiorità, infine, la postura assunta in queste foto, in particolare la posizione del capo, era diversa nei due sessi. Il capo delle donne era di solito leggermente reclinato e piegato da un lato a suggerire seduzione o appagamento mentre la posa del corpo voleva indicare una grazia infantile.

Se il pubblico non nota nulla di strano o di inusuale in queste immagini, è perché probabilmente si muove (in modo forse inconsapevole) sulla base degli stessi assunti sui sessi in esse rappresentati.

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