Definizione di famiglia in psicologia

gennaio 12th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia della Famiglia

definizione-famiglia-psicologiaRisulta alquanto complicato fornire una definizione univoca della famiglia e riportare una descrizione omogenea delle funzioni che essa deve svolgere per un corretto sviluppo della persona. Molti autori hanno quindi definito e descritto la famiglia, tra questi Marcello Bernardi (1922-2001), pediatra e pedagogista italiano, ha definito la famiglia come il nucleo affettivo originario[1]. Secondo l’autore, il legame, unico e fondamentale , che deve esistere tra i vari componenti della famiglia è quello dell’affetto. Ritiene gli altri legami, come quello giuridico, economico e di sangue irrilevanti.

La famiglia è per lui il luogo dove il bambino sente di essere amato, e questo clima di affetto tra i membri permette alla famiglia di esistere. Questo è, per Bernardi, il solo terreno che dà al bambino e al ragazzo il nutrimento umano, morale, psicologico e culturale, che consente all’individuo di crescere. Perciò la famiglia è , per l’autore, il porto da cui partirà l’individuo per conquistare il mondo[2].

La famiglia è dunque il primo gruppo sociale di cui l’individuo farà parte fin dalla sua nascita.

I membri della famiglia sono per l’individuo i primi soggetti con cui condividere esperienze e stati mentali. E’ quindi ,per buona parte, sulla base delle esperienze vissute in famiglia che l’individuo plasma la sua personalità futura. E’ possibile affermare perciò che la famiglia è  l’unità di base dell’evoluzione e dell’esperienza, del successo e del fallimento. Donald W. Winnicott (1896-1971), pediatra e psicoanalista inglese, definì la famiglia come un elemento essenziale della nostra civiltà, e la forma di assetto che attribuiamo alla nostra famiglia rivela i tratti caratteristici della nostra cultura[3].

Lo stesso termine “famiglia” sta ad indicare un’istituzione antica quanto la specie umana.

Ackerman (1968) sostiene che si tratti di un’entità sfuggente e multiforme[4]. Infatti la famiglia è  la stessa dappertutto , eppure non è uguale in nessun luogo, ovvero pur essendosi mantenuta nel corso del tempo, la famiglia non è rimasta mai la stessa poiché si è adattata alle condizioni di vita caratteristiche di un peculiare tempo e un determinato luogo. Nella famiglia non vi è perciò nulla di fisso e immutabile ,a parte il fatto che la si può ritrovare in ogni periodo dell’evoluzione dell’uomo ,anche se, sotto forme diverse[5]. La famiglia è dunque, secondo Ackerman, non il risultato di un solo fattore, ma bensì risulta essere l’unione di una moltitudine di fattori tra cui i fattori biologici, psicologici, sociali ed economici. Biologicamente parlando , la famiglia serve innanzitutto alla sopravvivenza e al perpetuare della specie.

E’ quindi l’unità di base della società, avendo come caratteristica principale quella dell’unione di un uomo e di una donna che generano prole e assicurano la nutrizione e l’educazione e quindi la sopravvivenza dei propri figli[6]. Psicologicamente parlando, i componenti della famiglia sono legati da una reciproca interdipendenza finalizzata al soddisfacimento dei rispettivi bisogni affettivi.

Da un punto di vista economico, invece, i membri sono legati dalla reciproca interdipendenza finalizzata al soddisfacimento dei bisogni materiali[7]. Questo primo gruppo sociale di cui viene a far parte l’individuo, fin da principio, deve , nelle relazioni esterne, adeguarsi alle abitudini e ai costumi dominanti.  Inoltre, Ackerman sostiene che ogni individuo non possiede una sola famiglia , ma ne possiede un numero maggiore. In particolare ,oltre ad avere la famiglia che appartiene all’infanzia, l’individuo ne possiede anche una relativa al matrimonio e alla paternità e maternità, e una relativa a quella dei nonni[8].

In ognuna di queste famiglie, l’individuo deve adeguare le sue tendenze emotive al ruolo che ricopre in ognuna di esse. La famiglia viene definita da Ackerman anche come un “organismo” e l’utilizzo di questo termine sta a designare il nucleo biologico della famiglia e viene utilizzato per  attribuire ad essa le qualità di un processo vitale e di un’unità funzionale[9].

Secondo Ackerman (1968), la famiglia può essere paragonata a una “membrana semipermeabile”, ovvero ad un involucro poroso che permette uno scambio selettivo tra i membri della famiglia stessa e il mondo esterno. La realtà esterna passa attraverso i fori di questa membrana finendo per influenzare i singoli membri della famiglia attraverso una modalità che è predeterminata dalla qualità di questo involucro[10]. Le circostanze avverse che risultano presenti nell’involucro o nell’ambiente esterno possono distruggere l’involucro stesso, causando la perdita, per i componenti della famiglia, della loro membrana protettiva.

Le circostanze minacciose, presenti nell’ambiente esterno, possono invece causare il contrarsi dei pori  e se da un lato , il restringersi dell’involucro rende i membri della famiglia più vicini fra loro, dall’altro, però, questo involucro familiare così contratto e isolato rispetto l’ambiente esterno, compromette il regolare svolgimento delle sue funzioni e la sua sopravvivenza a lungo termine.

Le condizioni esterne favorevoli invece permettono l’espandersi dell’involucro e ne promuovono la più fluida interazione con la realtà esterna. Infine un eccesso di tensione all’interno della famiglia, causato da uno stato di squilibrio tra i suoi membri, può deformare l’involucro e nel caso in cui l’equilibrio non venisse ristabilito ,l’accumularsi della pressione interna potrebbe  causarne lo scoppio[11]. E’ importante inoltre tenere a mente il ruolo fondamentale che la famiglia ha nello sviluppo dell’individuo assolvendo a peculiari compiti.

I compiti della famiglia

Secondo Ackerman, la famiglia assolve a due compiti : assicura la sopravvivenza fisica attraverso il soddisfacimento dei bisogni biologici, e costruisce l’essenziale umanità dei suoi membri. Quest’ultimo compito viene attuato attraverso l’esperienza di solidarietà che la famiglia fa esperire al figlio e che è la fonte dello sviluppo umano. Questa solidarietà si riassume, secondo l’autore, nell’unione della madre e del bambino, e si riflette nel legame tra individuo e famiglia e ulteriormente tra famiglia e comunità sociale[12].

I compiti sociali che assolve la famiglia moderna, secondo Ackerman, sono: provvedere al cibo, al riparo e alle altre necessità materiali, al fine di garantire la sopravvivenza del figlio;  provvedere alla solidarietà sociale, che è la base del vincolo affettivo nelle relazioni familiari; offrire l’opportunità di sviluppare un’identità personale connessa con l’identità familiare, assicurando in questo modo l’integrità psichica e la forza per affrontare nuove esperienze; orientare i ruoli sessuali, preparando la strada alla maturazione e alla gratificazione sessuale; educare all’integrazione nei ruoli sociali e all’accettazione delle responsabilità sociali; insegnare e promuovere la creatività e l’iniziativa individuale[13].

Attualmente, diversi segnali, sembrano mettere in evidenza come numerose difficoltà interferiscono nel rapporto che i genitori intraprendono con i loro figli nelle diverse fasi di vita di quest’ultimi. Molte ricerche evidenziano inoltre sensibili situazioni di fragilità della famiglia inteso come luogo educativo , cioè come luogo in cui si assolve al fondamentale compito di formare la persona attraverso la sfera di relazioni che si sviluppano all’interno della famiglia[14].

[1] Ibidem

[2] Marcello Bernardi, Gli imperfetti genitori, in Biblioteca della mente, Corriere della sera, Milano, 2011,  p. 12

[3] Donald W. Winnicott, La famiglia e lo sviluppo dell’individuo, in Biblioteca della mente , Corriere della sera, Milano, 2011

[4] Nathan W. Ackerman, Psicodinamica della vita familiare, Bollati Boringhieri, Torino, 2008,  p. 29

[5] Ibidem

[6] Ibidem

[7] Ibidem

[8] Ibidem

[9] Nathan W. Ackerman, Psicodinamica della vita familiare, Bollati Boringhieri, Torino, 2008,  p. 31

[10] Ibidem

[11] Ibidem

[12] Ibidem

[13] Ibidem

[14] Chiara Marocco Muttini, Mario Fulcheri, Cecilia Maria Marchisio,(a cura di), La funzione paterna nelle relazioni educative e di aiuto, ARACNE, Roma, 2009

di Carlotta Sabbatini

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