La famiglia secondo la Psicoanalisi: il problema del troppo amore

gennaio 12th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia della Famiglia

troppo-amoreLa famiglia secondo la psicoanalisi

Caroline Thompson (2008), psicoanalista e terapeuta familiare, sostiene invece come attualmente i genitori amino troppo i loro figli. Secondo l’autrice l’eccesso di amore è una forma di maltrattamento nei confronti dei figli che ,al pari di un genitore abusante,  ne compromette il sano sviluppo rischiando seriamente di danneggiarli. Se un genitore desidera che il figlio cresca in maniera sana ed equilibrata, è opportuno che l’adulto presti attenzione al modo in cui manifesta il suo affetto al figlio, alle attenzioni che gli dedica e al tipo di legame che gli offre. L’amore è diventato ,secondo l’autrice, la misura di tutte le relazioni[1].

La Thompson sostiene, che la famiglia oggi, sempre meno, detta le norme etiche di comportamento e cioè ciò che è proibito e ciò che è permesso, e di conseguenza il singolo afferma la propria libertà di autodeterminarsi e definisce la propria identità, svincolandosi da ogni pressione sociale. L’autrice ritiene la cultura contemporanea come narcisistica e fondata sulla legge del desiderio e quindi l’imperativo ,che domina la cultura attuale,  è quello dell’autorealizzazione. Perciò la famiglia attuale non è più il regno della legge del padre, la famiglia edipica come descritta da Freud, ma una famiglia i cui legami sono governati dall’amore e non dalle regole etiche[2].

Il bambino quindi è il padrone della famiglia attuale e la pericolosa adorazione dei figli da parte dei genitori porta a farli diventare il perno intorno a cui ruota la vita familiare con il conseguente annullamento dei ruoli genitoriali. I genitori infatti sembrano sottomettersi ai figli, implorando la loro approvazione, invece di esercitare una fondamentale funzione normativa, necessaria per il corretto sviluppo dell’individuo. Infatti la centralità dell’amore ha come ulteriore pericolosa conseguenza la riduzione della distanza tra genitori e figli che limita l’autonomia di quest’ultimi e cioè frena nei figli il processo di individuazione[3].

Inoltre ,questa attuale dinamica familiare, secondo l’autrice, contribuisce alla costruzione di falsi Sé. Questo accade perché l’amore non tollera le ambivalenze ,che minacciano la stabilità dei legami, e quindi l’espressione di sentimenti negativi. Infine la Thompson ritiene che il fenomeno attuale di idealizzare i figli ,prendendoli come modelli, e quindi di idealizzare la gioventù imitandola ,è un modo  per gli adulti di rubare l’infanzia ai propri figli , con la conseguenza di limitarsi a trasmettere ai ragazzi l’infanzia stessa e non il loro passato e quindi non la loro preziosa e formativa eredità culturale che un genitore possiede[4].

 

La crisi della famiglia tradizionale

In altri casi, molte ricerche psicologiche e sociologiche rilevano e prestano molta importanza alla crisi della famiglia tradizionale. Questa sembra essere causata principalmente dall’aumento delle separazioni , delle convivenze e delle famiglie ricostruite, da un numero crescente di figli nati fuori dal matrimonio , dal calo della natalità, dalla crisi dei ruoli genitoriali tradizionalmente differenziati, dalla crescita delle famiglie monoparentali e infine dalla pluralità di forme familiari[5]. Altre ricerche ,come quella condotta dagli psicoanalisti Meltzer e Harris (1983) , mossi dall’intento di individuare differenti tipologie di nuclei familiari, hanno delineato le caratteristiche principali di una famiglia “sana” e cioè di una famiglia che permette di nutrire lo sviluppo dei suoi componenti , a partire dai più piccoli e quindi più dipendenti.

Questo, secondo gli autori, è reso possibile da un’atmosfera, all’interno della famiglia, caratterizzata dall’esercizio di funzioni positive quali : generare amore, aiutando i figli a tollerare la sofferenza legata alla dipendenza, favorendo così il senso di sicurezza e di dipendenza ; infondere speranza, conservando il senso delle proporzioni anche in presenza di eventi imprevedibili e drammatici con l’obiettivo di incoraggiare nei figli le aspirazioni , la progettazione e la disponibilità a rischiare posizioni di sicurezza[6]. L’infondere speranza favorisce, inoltre, lo sviluppo dello spirito di iniziativa stimolando il desiderio di imparare; contenere la sofferenza, i genitori devono modulare la sofferenza entro confini tollerabili affinché i figli siano in grado di apprendere dall’esperienza; aiutare a pensare, la capacità di pensiero esercitata dai membri della famiglia trasmette al bambino abitudini alla verità, all’ordine, all’organizzazione, alla trasparenza di comportamento. Il corrispettivo negativo di queste funzioni positive che risultano essere tipiche di una famiglia educante, sono il diffondere odio, seminare disperazione, trasmettere ansia, produrre menzogne e confusione[7]. Queste funzioni negative sono tipiche di un nucleo familiare autoritario, conflittuale, distruttivo, ansiogeno, disordinato e confusivo , che causa spesso danni sensibili ai componenti più giovani e più deboli[8].

 

[1] Ibidem

[2] Ibidem

[3] Ibidem

[4] Caroline Thompson, Genitori che amano troppo, in Biblioteca dei genitori, Corriere della sera, Milano, 2012

[5] Chiara Marocco Muttini, Mario Fulcheri, Cecilia Maria Marchisio,(a cura di), La funzione paterna nelle relazioni educative e di aiuto, ARACNE, Roma, 2009

[6] Ibidem

[7] Ivi, p. 69

[8] Ivi, p. 70

di Carlotta Sabbatini

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