I pericoli del bambino nella depressione post partum

febbraio 13th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia dello Sviluppo

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La depressione materna in gravidanza e durante il primo anno di vita del figlio, rappresenta un fattore di rischio per i figli, che presentano anomalie psicopatologiche da 2 a 5 volte rispetto a bimbi con madri non depresse.

Modelli interpretativi diversi spiegano la trasmissione intergenerazionale del rischio psicopatologico:

  • ruolo di meccanismi genetici,

  • caratteristiche temperamentali e fisiologiche del bimbo alla sua nascita

  • fattori ambientali (difficoltà materna a prendersi cura del figlio, contrasti coniugali, violenza familiare, stress economico).

Complesso è il rapporto fra rischio depressivo e comportamento materno, che può essere o meno fortemente compromesso. Poco chiara è ancora la relazione fra rischio depressivo e stato della mente rispetto all’attaccamento.

La depressione è associata con stati preoccupati della mente e con stati distanzianti della mente. Essa compromette capacità materne e perciò capacità nella diade madre-figlio, di regolare reciprocamente l’interazione.

La madre depressa esperisce più affetti negativi, appare più disimpegnata, meno coinvolta nel gioco, ricorre poco ad un linguaggio infantile quando parla col figlio. I comportamenti sono però eterogenei: madri depresse ed intrusive con espressioni visive arrabbiate e madri ritirate con viso triste.

Il modello a soglia degli effetti della depressione considera la stessa come un’alternanza di stati d’animo, che influenzano molte aree del funzionamento personale. Esiste una soglia critica sopra la quale il comportamento materno viene influenzato negativamente e la depressione è la variabile più importante. Secondo il modello correlato la depressione è come uno dei possibili aspetti correlati a fattori di stress familiari presenti o passati, associati a comportamento materno negativo.

Secondo il modello forte, stati d’animo depressivi causano comportamenti genitoriali ostili-intrusivi, ma Lyons-Ruth e collaboratori smentiscono tale modello, affermando che i comportamenti genitoriali sono spiegati da esperienze difficili vissute dalla madre durante l’infanzia con genitori e coetanei.

È confermata la visione del modello correlato, in base al quale comportamento di cura e di accudimento è appreso nelle relazioni precoci ed i sintomi depressivi sarebbero un ulteriore fattore correlato, non necessariamente a questi modelli disadattivi precoci.

Due pattern di interazione delle madri depresse interagiscono col processo di regolazione e costituiscono una rottura dell’intersoggettività. Essi sono intrusività ed allontanamento.

Madri intrusive trattano il bambino duramente, con tono di voce arrabbiato ed interferiscono attivamente con le attività del figlio, madri isolate non interagiscono, sono piatte affettivamente, sono non reattive ed interagiscono poco per aiutare le attività dei propri figli.

Figli di madri intrusive evitano lo sguardo materno e sono disinteressati agli oggetti, figli di madri isolate protestano e mostrano il loro stress più dei figli di madri intrusive. Ciò porta ad insuccesso nel raggiungimento di una connessione sociale, per mancanza di risposta materna ed incapacità di riparare l’interazione. Una simile situazione cronica porta a sviluppare nei bambini uno stile di regolazione distaccato e diretto verso sé stessi, caratterizzato da comportamenti autoconsolatori, autoregolatori, passivi di isolamento. Col tempo questo comportamento si scontra con la realtà e viene automaticamente attivato e si trasforma in uno stile difensivo usato dal bambino per evitare emozioni negative.

I bambini di madri depresse mostrano interazioni più negative e meno interattive con uno sconosciuto amichevole rispetto ad altri bambini.

Ripetendo ed accumulando fallimenti, questi bambini sviluppano un nucleo affettivo negativo, caratterizzato da tristezza e rabbia, da rappresentazione della madre come individuo inaffidabile, non responsivo e con una rappresentazione di sé (bambino) come inefficiente ed indifeso.

I figli di madri intrusive invece sono continuatamente interrotti dalla madre nelle loro attività, sperimentando la riparazione in modo irregolare, finiscono con l’internalizzare uno stato di rabbia, di irritabilità di frustrazione, che in età successive si palesa tramite comportamenti aggressivi finalizzati ad anticipare il comportamento intrusivo dell’altro.

Ritardo nella crescita, comportamento asociale, mancanza di motivazioni, sono il risultato di una richiesta continua al bambino di autoregolazione, dovuta a negligenza genitoriale.

L’abuso genitoriale porta invece ad uno stato difensivo cronico di rabbia, ad aumento di vigilanza e paura. Deprivazione cronica di guida ed interazione coi genitori porta a mancato sviluppo di senso di efficacia o di poter di alterare il corso degli eventi.

I maschi sono più soggetti allo stile di isolamento, essendo più bisognosi di aiuto auto-regolatorio rispetto alle femmine. Esse sono più vulnerabili allo stile intrusivo depressivo, che interferisce con lo svolgimento delle attività.

Stili di regolazione correlati al genere sessuale sono i primi segni di prefigurazione delle diverse percentuali di depressione nelle femmine e di iperattività ed aggressività nei maschi.

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