Come Funziona Lo Psicodramma Classico di Moreno: le tecniche

febbraio 17th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

psicodramma-morenoMoreno e lo psicodramma classico

Moreno, medico-filosofo nato a Bucarest 1889, vissuto a Vienna dove si compì la sua formazione culturale e professionale, emigrato, infine, nel 1925 negli Stati Uniti dove elaborò le sue due principali scoperte: lo Psicodramma e la Sociometria.

I principali maestri ai quali Moreno si richiama sono Gesù e Socrate.  In quest’ultimo vede un pioniere dello psicodramma; le prime sedute psicodrammatiche, riferite negli articoli del 1918 e del 1919, si svolgono nel modo di un dialogo socratico:  “Socrate sceglieva come anti-protagonista un carattere rappresentativo, il sofista. Utilizzando senza saperlo la tecnica del rovesciamento dei ruoli, innalzava il sofista e lo trasformava in maestro, mentre lui assumeva il ruolo dell’allievo ignorante che fa le domande.. Conducendo il sofista attraverso diversi dilemmi, provocava la partecipazione dell’uditorio e il dialogo terminava in una catarsi dialettica ( purificazione attraverso il dialogo ).

Sono note le prime esperienze pratiche attraverso le quali Moreno, nel periodo viennese, giunge a mettere a punto la tecnica psicodrammatica; ci riferiamo ai giochi condotti con i bambini nei giardini di Augarten, al tentativo di applicazione dei principi della sociometria in un campo profughi ma, soprattutto, alle sperimentazioni in campo teatrale: il ” teatro della spontaneità “e il ” giornale vivente “.In queste sue prime tappe della sua attività si manifesta già, da un lato, la sua impostazione umanitaria e sociale, dall’altro, l’interesse per l’happening e il rifiuto di tutti gli aspetti artificiosi e intellettualistici che tendono a sedimentarsi su ogni esperienza vissuta.

Nel periodo successivo al trasferimento negli Stati Uniti che Moreno giunge ad elaborare l’apparato concettuale e la metodologia tecnica dello psicodramma.

Elenchiamo alcuni concetti-guida della teoria psicodrammatica.

1) La spontaneità: una sorta di energia che si riproduce costantemente, un principio vitale fondamentale che costituisce l’elemento catalizzatore della creatività. La spontaneità e la creatività rappresentano le dinamiche primarie del comportamento umano e la loro attivazione appare l’obiettivo principale del trattamento psicodrammatico.

2) Il ruolo: la modalità operativa nella quale l’individuo si pone quando interagisce con altri soggetti in una situazione sociale, ma lungi dal costituire un epifenomeno della personalità si caratterizza ( nella teoria di Moreno )come l’elemento fondante della persona, dell’Io.

3) Il qui e ora, l’incontro, il tele: nella dimensione dell’immediato, dell’istantaneo, Moreno riconosce il momento privilegiato di attivazione della spontaneità e delle capacità creative; a questo livello si verifica l’incontro ( cioè una relazione interpersonale autentica ) a sua volta basato sul tele, sorta di legame o cemento operante tra gli individui.

4) La catarsi: concetto tratto dalla filosofia aristotelica e dalla tragedia greca sta a indicare un processo attraverso il quale il soggetto si libera delle sue tensioni emotive traendone un beneficio, una sorta di purificazione. La nozione aristotelica di catarsi gli si impone con evidenza: la tragedia purifica lo spirito dello spettatore in quanto, suscitando il terrore e la pietà, lo libera da tali emozioni. Però Aristotele parlava di una tragedia finita e prefissata. Nel teatro spontaneo la catarsi è innanzitutto la catarsi dell’attore che esteriorizza il proprio dramma e che si libera dai personaggi interiori esibendoli al di fuori. La catarsi è anche quella del pubblico, per effetto secondario: vedendo rappresentare sulla scena i propri conflitti, lo spettatore trova sollievo, talvolta una soluzione. Pur tuttavia l’esteriorizzazione comporta la catarsi ma non la spiega. Per quale ragione la rappresentazione drammatica dei conflitti comporta la liberazione del soggetto? Ripetendo volontariamente, in condizioni opportunamente preparate,quel che ha subito o quel che gli sfugge, l’individuo lo supera e se ne rende padrone. Grazie all’improvvisazione drammatica, il passato è restituito al passato, e smette di determinare l’individuo; a questi viene restituita la sua libertà creatrice attraverso l’esperienza che ne ha fatta ( Boria Giovanni, 2000 ).

Le Tecniche di Psicodramma

Passando ad affrontare gli aspetti tecnici dello psicodramma classico vogliamo ricordare che la tecnica psicodrammatica è stata elaborata a partire da una lunga serie di esperienze in campo teatrale caratterizzate da un progressivo abbandono di quegli elementi tradizionali ( il copione, la rigida distinzione di ruoli, l’artificiosità del soggetto, la professionalità dell’attore )che, secondo Moreno, rischiavano di imprigionare le potenzialità creative di questa forma espressiva. Dal ” teatro della spontaneità “, dove gli spettacoli si svolgono senza scene nè testi ma con la partecipazione attiva del pubblico, al ” giornale vivente ” nel quale si rappresentano episodi tratti dalla cronaca quitidiana, Moreno giunge infine a ideare lo psicodramma nel quale individua cinque principali componenti: il palcoscenico, il paziente, il regista(o conduttore), gli assistenti terapeutici o Io ausiliari, il pubblico.

L’impianto teatrale dello psicodramma classico vede il paziente, protagonista della sessione, portare sulla scena la propria difficoltà esistenziale sotto l’attenta guida del regista che ha il compito di facilitare il riscaldamento dei presenti, scegliere la scena da rappresentare e dirigerla utilizzando le varie tecniche a sua disposizione. Il regista ha il compito di risolvere le difficoltà numero uno, quella di far cominciare la seduta,di riscaldare le persone fino al punto in cui sgorgheranno atti e discorsi spontanei. Li invita a recitare sequenza della loro vita, la cui importanza cruciale è stata appurata nel corso di precedenti colloqui privati. Se le persone rifiutano, evoca in loro presenza altre scene reali. In caso contrario,propone di scegliersi essi stessi una sceneggiatura. Se no, suggerisce di recitare una scena del passato, dandogli quell’aspetto gradevole che le mancò, oppure suggerisce di immaginare una scena dell’avvenire. Se tutto questo non dà risultato, suggerisce la scelta di situazioni e di ruoli simbolici.

Nel corso della rappresentazione il paziente può essere affiancato dai cosiddetti Io ausiliari che,solitamente, sono assistenti del regista i quali svolgono la funzione di interpretare personaggi della scena riproponendo figure significative della vita del paziente.

Moreno si renderà conto che, nello psicodramma, ” l’equipe dei personaggi ausiliari è abitualmente formata non dagli stessi pazienti, ma è il mezzo attraverso cui viene diretto il trattamento “. Questo medium è specifico dello psicodramma. Alla rappresentazione assiste un pubblico partecipe, erede del coro della tragedia greca, che può entrare in risonanza col paziente intervenendo nella scena e coinvolgendosi con grande dispiegamento di emozioni.

Le tre Fasi dello Psicodramma

La sessione di psicodramma è suddivisibile in tre momenti: il riscaldamento iniziale, la scena, la discussione finale nella quale il regista può formulare interventi di chiarificazione.

Il tutto avviene in un clima di grande partecipazione emotiva, suscitata da apposite tecniche e finalizzata a facilitare una catarsi nel protagonista e nel pubblico sotto la guida ferrea del regista che conduce la sessione con un atteggiamento pedagogico – direttivo.

Il primo compito di Moreno fu di mettere a punto l’arsenale teraputico dello psicodramma. Nella tecnica della presentazione personale ( self presentation ), il soggetto rivive una situazione che fa parte, fece parte, o potrebbe far parte della sua vita; o ancora rappresenta concretamente uno dei partners della sua esistenza privata e dei suoi conflitti ( suo padre, sua moglie.. ); quando la situazione comporta partners reali, è preferibile che questi ultimi vengano a presentare queste situazioni con lui sulla scena; se ciò non è possibile, il soggetto prende tra il pubblico qualcuno che somigli loro. Questo metodo diventa una presentazione di ruoli collettivi, quando il paziente improvvisa il personaggio della madre, dell’innamorato, del direttore, così come lo concepisce.

Il soliloquio è un procedimento ben noto agli autori drammatici:mentre drammatizza col partner una scena della sua vita reale, il soggetto esprime a mezza voce i pensieri e i sentimenti da lui provati segretamente nei confronti di questo partner,pensieri e sentimenti che aveva, o che avrebbe, nascosto nella vita reale; il soliloquio materializza la resistenza provata da qualsiasi attore professionista in quanto persona privata al culmine della rappresentazione del suo personaggio; più un attore spontaneo è assorbito dal suo ruolo, più è incapace di soliloquio.

L’inversione dei ruoli ( role reversal ) provoca spesso cambiamenti decisivi; il soggetto recita un’altra volta la scena che ha appena improvvisato, ma scambiando i ruoli con il suo partner, reale o ausiliario; mettendosi al posto degli altri, ha così modo di capire le reazioni nei suoi confronti della gente che lo circonda; uscendo da se stesso, diventa capace di percepire oggettivamente il proprio atteggiamento verso gli altri; la conseguenza è allora l’accomodamento delle sue relazioni interpersonali. Nella tecnica dello specchio, il soggetto è rappresentato in scena da un personaggio ausiliario che fa vedere come lui agisce nelle diverse situazioni della vita, come lo vedono gli altri; gli spettatori lo prendono per un vero paziente e reagiscono spontaneamente; il soggetto rappresentato allo specchio è seduto in mezzo a loro; non è detto che debba essere informato prima; scopo di questa tecnica è di fargli subire uno shock che lo induca a reagire all’immagine inavvertita di se stesso ch’egli offre agli altri.

Nella tecnica del doppio, un personaggio ausiliario rappresenta, con l’accordo del soggetto, un aspetto di questi; è interessante vedere in quale misura il soggetto accetta la messinscena del doppio; il soggetto può confrontare la stessa situazione con un terzo, inscenata prima da lui stesso,poi dal suo doppio ( Manes Sabina, 2001 ).

Le tecniche psicodrammatiche si sviluppano su molteplici piani.

Uno di questi è quello del passato –presente – avvenire: la situazione drammatizzata del paziente può essere attuale o antica, o può descrivere quel che lui immagina che sarà anni dopo; il soggetto impara così a riprendere in mano se stesso nel suo rapporto al tempo. Un secondo piano è quello dell’immaginario, del simbolico e del reale; Moreno preferisce che i soggetti recitino scene della loro vita reale; raccomanda anche, però, soprattutto ai bambini, di ricorrere ai racconti in cui personaggi come il re, la regina e il principe rappresentino padre, madre e figlio; infine, Moreno propone l’improvvisazione spontanea di parti fittizie, per scoprire quale ruolo il soggetto avrebbe desiderato avere nella vita, senza mai averlo potuto realizzare. Il terzo piano concerne il modo di azione, diretto o indiretto: nel primo caso il soggetto che ha chiesto la consultazione per i propri problemi, li affronta sulla scena; nel secondo caso il soggetto è trattato attraverso un’altra persona alla quale è fortemente attaccato: fidanzato, genitore, amico.

Una quarta distinzione riguarda il numero di pazienti: può essere trattato un solo caso, sia come attore che come spettatore; un numero ristretto di soggetti implicati nel medesimo conflitto può essere invitato a recitare simultaneamente o successivamente; infine un gran numero di soggetti possono essere trattati assieme, ma come spettatori; il pubblico allora è composto in modo tale che costoro abbiano in comune la stessa sindrome mentale; la rappresentazione è organizzata in precedenza dal direttore; dei personaggi ausiliari addestrati improvvisano il modo in cui questa sindrome mentale di manifesta in una serie di situazioni – chiave. Moreno, poi, non esita a oltrepassare due limiti che allora si presentano. Da una parte,gli sembra possibile l’auto-terapia: un soggetto adeguatamente addestrato alla spontaneità può risolvere da sè,con i suoi, i suoi problemi, con metodi drammatici se occorre,ma senza ricorrere ai personaggi ausiliari. Dall’altra parte, gruppi molto vasti possono essere coinvolti dall’improvvisazione drammatica grazie al cinema e alla televisione.

Moreno ripete sempre, che lo psicodramma deve sorgere sul luogo stesso dei conflitti, nella famiglia, a scuola, in fabbrica. Inoltre egli da molta importanza al contatti corporei con i paziente, in primo luogo con i malati mentali: toccare, carezzare, baciare, stringere la mano, condividere in silenzio le stesse attività come camminare o mangiare, sono preliminari essenziali. Moreno li paragona a quelli dell’atto sessuale: in ambedue i casi il soggetto si serve di atteggiamenti corporei e di immagini mentali, di stimolatori per raggiungere lo stato di spontaneità.

I principi cardine dello psicodramma

Moreno stabilisce alcuni principi cardine che sono: la regola del gioco è fingere, ed il passaggio all’atto deve essere proibito. Lo stesso effetto,quando viene vissuto con intensità allo stesso tempo da tutto il gruppo,corrisponde a problemi collegati a momenti difficili della storia di ognuno: è il fenomeno di risonanza. L’esteriorizzazione di un impulso da parte di un soggetto mobilita negli altri i meccanismi di difesa elettivi:è l’interferenza ( Manes Sabina, 2001 ).

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di Stefania Signorile

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