Omicidio Borderline: il ruolo del Disturbo Borderline e Antisociale

febbraio 25th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Criminologia

omicidio-borderlineIl comportamento giovanile correlato con i disturbi di personalità antisociale e borderline

La timidezza persistente nell’infanzia o nell’adolescenza può corrispondere alla diagnosi di disturbo di personalità evitante nell’età adulta, il disturbo oppositivo provocatorio può corrispondere a molti disturbi di personalità etc. a loro volta, le manifestazioni di disturbo della condotta potrebbero essere considerate come indicative di una tipologia di disturbo di personalità che potrebbe infine sfociare nei disturbi di personalità borderline, narcisistico o antisociale.

Il comportamento antisociale

I criteri per la diagnosi di disturbo di personalità antisociale richiedono che un disturbo del comportamento si preseti prima dei 15 anni e che un disturbo di personalità antisociale non possa essere diagnosticato prima dei 18 anni. Si dovrebbe porre il disturbo antisociale di personalità dopo i 15 anni se manca il senso di colpa e rimorso e sono presenti almeno 4 dei seguenti elementi:

  1. Incapacità a mantenere un comportamento lavorativo valido
  2. Mancata adesione alle norme sociali di comportamento lecito
  3. Irritabilità ed aggressività confermata con scontri fisici
  4. Mancato rispetto degli obblighi finanziari
  5. Impulsività
  6. Mancanza di rispetto per la verità
  7. Noncuranza per la sicurezza personale o per quella degli altri
  8. Mancanza di rimorso o sentimento di auto giustificazione per aver ferito, maltrattato o derubato altri

La maggior parte degli omicidi dei giovani avviene in un gruppo per il quale potrebbe essere formulata una diagnosi precoce di disturbo della condotta nell’infanzia. Con il progredire dell’adolescenza i comportamenti di questi soggetti sembrano in qualche modo i precursori di un disturbo borderline di personalità o di un disturbo antisociale di personalità.

4 principali gruppi di disturbi della condotta:

  1. L’aggressione a persone e animali
  2. La distruzione di proprietà
  3. L’inganno o il furto
  4. La grave violazione delle regole

Dopo 4 anni dalla diagnosi di disturbo della personalità, essa era cambiata in un altro disturbo più lieve. In aggiunta ai disturbi dirompenti possono essere emersi alcuni disturbi dell’umore, che potrebbero essere in relazione con comportamenti aggressivi o violenti.

Il comportamento borderline

Questo disturbo è spesso ricorrente in adolescenti coinvolti in omicidi. Qualcosa della loro instabilità può provocare esplosioni impulsive legate alle reazioni di rabbia. Si era soliti diagnosticare un disturbo dell’identità negli adolescenti che sembravano avere i primi tratti di personalità borderline.

I bambini sviluppano un senso di identità in età piuttosto giovane, ma coloro che sembrano destinati ad uno sviluppo frammentato sono tormentati da problemid i questo riguardo. I bassi livelli di misure difensive cominciano a manifestarsi con una diffusione del’identità, che si ritiene far parte di un disturbo di personalità. Appaiono i meccanismi di difesa quali il diniego, la proiezione primitiva, la scissione, la svalutazione e controllo onnipotente.

In alcuni di questi giovani può presentarsi una disorganizzazione molto più grave, che sembra simile ad uno scompenso psicotico. Emerge un senso di identità frammentato e bizzarro, perciò il soggetto comincia a mostrare una grave limitazione nel funzionamento della personalità e a devitalizzare le relazioni, cominciando ad interagire con le persone come se fossero robotizzate o semplicemente oggetti. Questi comportamenti semnrano costituire l’estremo sforzo per controllare l’insorgenza di ansia o depressione schiacciante; da quel momento in poi c’è una perdita della capacità di valutare la realtà e di mettersi in relazione con essa. In alcuni omicidi queste aree dello sviluppo psicopatologico si riflettono nella reazione di insensibilità del giovane autore alla morte della vittima, come se si trattasse di un oggetto inanimato.

Quando dopo un omicidio vengono esaminati gli adolescenti autori di reato, si registra che alcune tappe dello sviluppo non sono state raggiunte.

Il rapporto dei giovani con caratteristiche di personalità borderline con il gruppo dei pari oscilla tra il sentirsi intimiditi e bloccati da loro, da una parte, ed un bisogno di controllarli e di dominarli dall’altra. Questi giovani sono in grado di idealizzare certi adulti o gli amici più vecchi, ma sono anche propensi a svalutarli e a rivolgersi contro di loro in qualsiasi momento. In questo momento di ambiguità ed incertezza può verificarsi un comportamento omicida.

Sembra che i comportamenti siano difensivi, contro l’ansia schiacciante di sentirsi soli e abbandonati, come avviene negli adulti con disturbo di personalità borderline. Se nel disturbo predominano le componenti narcisistiche, esse appaiono come un tentativo di superare un senso di indegnità e vergogna comunicando arroganza e svalutando gli altri. In questa situazione di vulnerabilità è più probabile che le provocazioni scatenino reazioni che possono portare alla violenza fisica, se non all’omicidio, quando i meccanismi di controllo sono indeboliti. Gli spostamenti della scissione all’interno del gruppo e tra determinate persone favoriscono l’esplosione di un accesso violento.

Difficoltà nella diagnosi dei comportamenti violenti nei giovani

Alcuni autori  hanno osservato che i disturbi della condotta predicono un comportamento criminale successivo. Altri hanno indicato che solo un terzo circa dei disturbi della condotta persiste nell’età adulta. La risposta all’interrogativo di quali bambini persistono e progrediscono nel loro comportamento dirompente rimane vaga. Il comportamento aggressivo è la variabile che precede il comportamento criminale nel 75% dei casi di età adulta. Il presupposto teorico è che la valutazione dei disturbi della condotta si basi su segni, sebbene i comportamenti possano di fatto essere presenti in diverse diagnosi.

In questi adolescenti è presente un sistema di controllo non adeguatamente sviluppato e, in alcuni, una distorsione completa del pensiero. È più facile per loro adattarsi al mondo in cui vivono, in modo particolare se si tratta di un gruppo di coetanei adolescenti o di una banda, adottando una facciata da duro o da macho. In ogni caso, l’atteggiamento di facciata non riesce a nascondere l’ipersensibilità o la franca distorsione o il fraintendimento delle azioni o delle intenzioni degli altri. Le forme estreme di comportamento antisociale hanno sempre la possibilità di culminare in un omicidio.

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