9 Tecniche di Gestalt: esempi pratici di psicologia

marzo 28th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

Elenco delle Tecniche di Gestalt:

  1. Tecniche di Gestalt – esercizio di consapevolezza;

  2. Tecniche di Gestalt – la “sedia che scotta” e la “sedia vuota”;

  3. Tecniche di Gestalt – la messa in atto (enactment);

  4. Tecniche di Gestalt  – il monodramma;

  5. Tecniche di Gestalt – le polarità;

  6. Tecniche di Gestalt – l’amplificazione;

  7. Tecniche di Gestalt – interpellare direttamente (parlare a… e non parlare di)

  8. Tecniche di Gestalt – l’elaborazione del sogno

  9. Tecniche di Gestalt – l’espressione metaforica

 

  1. Un esercizio di consapevolezza 

gestaltUtilizzato spesso come riscaldamento

Si tratta di stare attenti al flusso permanente delle proprie sensazioni fisiche e dei propri sentimenti, di prendere coscienza dell’ininterrotta successione di “figure” che appaiono in primo piano sullo “sfondo” costituito dall’insieme della situazione vissuta e della persona che si è, sul piano corporeo, emozionale, immaginario, razionale e comportamentale.

Esercizio che può favorire l’emergere di una situazione incompiuta anteriore. L’atteggiamento fondamentale di consapevolezza risponde alle 4 domande chiave preconizzate da Perls: cosa stai facendo in questo momento? Cosa senti in questo momento? Cosa stai cercando di evitare? Cosa vuoi da me?

  1. La sedia che scotta e la sedia vuota

La sedia che scotta o sedia bollente era una delle tecniche preferite da Perls durante le dimostrazioni che teneva nei suoi ultimi anni: il cliente sedeva accanto a lui e di fronte ha una sedia vuota su cui può, volendo, proiettare un personaggio immaginario con cui si sente di entrare in relazione. Ginger preferisce lavorare con dei grossi cuscini piuttosto che con una sedia vuota in quanto “oggetti transazionali” che possono di volta in volta simboleggiare dei personaggi, delle parti del corpo o anche delle attività astratte. Egli può visualizzare interiormente, comunicare verbalmente oppure interagire nel presente con dei partners immaginari e potrà a suo piacimento interpellare, baciare, ammazzare, parlare, picchiare, insultare questo cuscino. Tuttavia utilizzare in modo “abusivo” qualunque oggetto transazionale può interrompere il contatto diretto tra cliente e terapeuta. L’eventuale ricorso a un “cuscino” implica il mantenimento di un costante va e vieni tra relazione fantasmatizzata e la relazione effettiva nel qui e ora.

Queste messe in atto dei sentimenti, repressi nella vita corrente, vengono utilizzate frequentemente in Gestalt e consentono gradualmente l’espressione, l’abreazione e la liquidazione di un certo numero di situazioni incompiute, generatrici di comportamenti nevrotici ripetitivi, di copioni inappropriati e anacronistici.

Nessun intervento terapeutico mira a trasformare la situazione esterna ma piuttosto a trasformare la percezione interna che i cliente si forma dei fatti, delle interrelazioni tra di loro e dei loro molteplici significati possibili.

  1. La tecnica dell’enactment o messa in atto

La “messa in atto” volontaria di situazioni vissute o fantasmatizzate si oppone all’acting out (passaggio all’atto impulsivo o difensivo) denunciato dalla psicoanalisi. Quest’ultimo infatti rappresenta un evitamento che in qualche modo cortocircuita la presa di coscienza (l’azione sostituisce l’analisi verbale), l’enactment è volontaria, è una sottolineatura che agevola la consapevolezza, mobilitando il corpo e le emozioni e permettendo al cliente di vivere la situazione più intensamente. (cfr. esempio pag. 26)

  1. Il Monodramma gestaltico

Variante dello psicodramma in cui è il protagonista stesso che di volta in volta gioca i vari ruoli della situazione da lui evocata. Affinchè la situazione diventi chiara lo si esorta a cambiare di posto ogni volta che cambia di ruolo. Il monodramma facilita la messa in scena dei propri vissuti via via che essi emergoo dalla situazione, e ciò senza l’eventuale interferenza con la problematica personale di un partner estraneo, che può non trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda. Ciò che importa è il dipanare le rappresentazioni interne, soggettive e contraddittorie.

  1. La tecnica delle polarità in Gestalt

Posso provare contemporaneamente una violenta aggressività verso qualcuno ma anche un amore appassionato. Ciascuno di questi sentimenti merita di essere chiarificato al massimo, sentito fino in fondo, eventualmente illustrato tramite una messa in atto simbolica, senza neutralizzarlo in un compromesso artificiale. La G. ci invita a dispiegare le ali in tutta la loro apertura.

  1. La Tecnica dell’Amplificazione in Gestalt

Rendere più esplicito ciò che è implicito, proiettando sulla scena esteriore ciò che si recita sulla scena interiore, permettendo a ciascuno di prendere meglio coscienza di come funziona nel qui e ora, al confine-contatto tra se stesso e l’ambiente.

Il ruolo sia reale che metaforico della pelle è al centro del lavoro della Gestalt: essa ci limita e ci protegge, ci caratterizza e ci mette in contatto. Il terapeuta sorveglia attentamente ciò che avviene nelle zone di frontiera, procede dalla superficie verso il fondo; è attento a diversi indici correnti di reazioni emozionali sottostanti, quali i fenomeni di vasodilatazione del volto o del collo, contrazioni della mascella, cambiamenti del ritmo respiratorio, della voce, della direzione dello sguardo oltre ai “micro gesti” delle mani, dei piedi o delle dita.

Spesso il terapeuta G. suggerisce di amplificare questi gesti inconsapevoli considerati come lapsus del corpo, rilevatori del processo in corso, inavvertiti dal cliente. Sperimentare “a fondo” ciò che accade, di entrare in una sensazione o sentimento, di accompagnare il processo senza pregiudizio e soprattutto di ascoltare il proprio corpo piuttosto che ridurlo al silenzio. (colui che non viene ascoltato tende a gridare piuttosto che a tacere). L’amplificazione può essere incoraggiata anche con la tecnica classica dei “giri di gruppo”: il cliente viene invitato a rivolgere a ciascun membro del gruppo, in successione, ripetendo ogni volta un medesimo gesto o una medesima frase che corrisponda al suo autentico vissuto di fronte ad ognuno.

Si ottiene in questo modo un’esplorazione più ampia o più profonda del sentimento espresso grazie ad un “effetto di risonanza” che conduce talvolta ad un “insight”. Sentire se stessi affermare qualcosa a voce alta davanti a un gruppo di testimoni è un’esperienza intensa.

  1. Interpellare direttamente (parlare a, non parlare di)

In G. si evita di parlare di qualcuno: gli si rivolge invece direttamente la parola, il che consente di passare da una riflessione interna, di ordine intellettuale, a un contatto relazionale di ordine emozionale. I partecipanti sono invitati a confrontare le loro percezioni con quelle degli interessati, per smascherare il gioco sottile e costante della proiezione di cui inconsciamente circondiamo noi stessi: questo confronto permette di evitare di rimproverare al nostro prossimo le nostre proiezioni su di lui! Si tratta di constatare la realtà dei fatti attuali, ciò che è (Perls battezza “è-ismo”), senza rifugiarsi in considerazioni a proposito degli avvenimenti (“su-ismo”) o di come essi dovrebbero essere (“se-ismo”).

  1. L’elaborazione del sogno in Gestalt

In Gestalt non si affronta il materiale onirico con le libere associazioni o con le interpretazioni, ma con una descrizione, seguita dalla “incarnazione” successiva dei diversi elementi del sogno, con ciascuno dei quali il cliente è invitato a identificarsi di volta in volta poiché ognuno di essi è considerato come una espressione particolare del dormiente stesso. Il cliente potrà essere invitato ad incarnare successivamente la persona che cammina lungo la strada, la valigia che tiene in mano, il contenuto della valigia, la strada che percorre, un ostacolo sul cammino ecc. Si tratta di sentire nel proprio corpo e nelle proprie emozioni l’impatto delle immagini, eventualmente impersonarle.

  1. L’espressione metaforica

In Gestalt non si usano solo linguaggio verbale e corporeo, si fa ampio riferimento anche al linguaggio simbolico o metaforico attraverso una vasta gamma di tecniche di espressione artistica: disegno, pittura, modellaggio, scultura, composizione musicale, danza ecc. Si può suggerire di rappresentare se stessi sotto forma di un disegno metaforico (una specie di “mandala”) che servirà come supporto per una meditazione o con cui intraprendere una relazione simbolica; la persona potrà parlare a tutta la sua opera o a parte di essa, farla parlare o impersonarla.

Queste tecniche sono per la maggior parte utilizzabili in situazioni individuali e di gruppo. Si possono inventare nuove varianti e combinazioni originali integrandole nel proprio stile individuale. La Gestalt non rivendica lo status di scienza ma si onora di rimanere un’arte.

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