Tecniche di Psicodramma con il Bambino

marzo 30th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

psicodramma-bambini-tecnicheLA CONSULTAZIONE PSICODRAMMATICA INDIVIDUALE E COL BAMBINO 

6,1) Sessione/Seduta

Lo psicodramma implica azione,movimento,uso nello spazio. Per questo si parla di sessione e non di seduta. Il termine seduta rimanda a qualcosa di statico: il corpo immobile che lascia spazio alla parola. Cito a questo proposito Freud (1970):

“Attualmente egli cura i suoi pazienti senza alcun altro influsso,facendo loro assumere una comoda posizione dorsale su un divano mentre egli siede su una sedia alle loro spalle,nascosto alla loro vista […] evita qualsiasi contatto […] Una tale seduta procede quindi come un colloquio tra due persone ugualmente deste,una delle quali si risparmi qualsiasi sforzo muscolare e ogni impressione sensoria che possa distrarla e distogliere la sua attenzione dal concentrarsi sulla propria attività psichica.(Freud,cit.,pag.408)”

6,2) Il cambio posizione

Vari sono i cambi di posizione che è possibile effettuare nel corso della consultazione psicoterapica sia col bambino che con l’adulto:

1° cambio: dalla posizione via à vis di operatore e bambino nell’angolo della stanza,seduti su due poltroncine,alla posizione “classica”ai lati opposti della scrivania

La scrivania viene spesso utilizzata come barriera tra operatore e utente,come protezione di entrambi dal contatto e dall’intimità,oppure come segnalazione di un dislivello di potere.Se la posizione principalmente assunta è il vis à vis,l’operatore sceglie di comunicare la possivilità di un rapporto più diretto,di esporre tutta la propria persona allo sguarda e non solo parte di essa(il mezzo busto).

Nel corso di una consultazione psicoterapica il passaggio dal vis à vis alla scrivania può segnalare un cambiamento di attività.In questo caso la scrivania si trasforma in uno spazio utile per “fare qualcosa”,non solo per parlare.Detto in termini psicodrammatici,lo spostamento dal vis à vis alla scrivania segnala il passaggio da uno spazio di realtà ad uno spazio di semirealtà.

2° cambio: il bambino cambia la sedia

Solitamente ci sono due sedie davanti alla scrivania,e questo potrebbe servire come stimolazione all’azione.Per esempio se il bambino sta dicendo: “Io non volevo venire qui,è stata la mamma a portarmi per forza..”,l’operatore potebbe intervenire in questo modo: “Ti propongo di fare un’esperienza nuova,un gioco..La tua mamma adesso è qui,seduta su questa sedia(indica la sedia vuota);ora tu ti sederai su questa sedia,diventerai la tua mamma,perchè mi piacerebbe sapere perchè vuole che suo figlio vada dallo psicologo..(  Luigi Dotti)”

La seconda sedia diventa la sedia vuota dello psicodramma,occasione per fare un discorso diretto a qualcuno non presente,oppure per effettuare un’inversione di ruolo.

3° cambio: bambino e operatore si scambiano di posto

E’ utile talvolta dare l’opportunità al bambino di prendere il posto dello psicologo.Quando il bambino è particolarmente dipendente,oppure richiede continue risposte,spiegazioni,rassicurazioni,una inversione di ruolo può aiutarlo a capire che lui stesso ha già delle risposte spendibili,oppure che “non ci sono risposte”in quel momento..

L’inversione di ruolo con l’operatore è uno strumento utile per agire sulla proiezioni transferali,per rafforzare la relazione di tele e l’alleanza terapeutica,ed è particolarmanete efficace con gli adolescenti.

6,3) Intervista come spunto per l’azione

Pensiamo ad una sessione di psicodramma.Finita la fase di riscaldamento,direttore e protagonista sono l’uno di fronte all’altro,pronti a dare avvio all’azione scenica.Compito principale del direttore di psicodramma è di intervistare il protagonista,afferrando il primo spunto significativo per tradurlo in azione.

Anche nella consultazione psicoterapica individuale lo psicologo dovrebbe avere la stessa praoccupazione: cogliere nel bambino queli spunti che favoriscano il passaggio dal racconto,dalla cronistoria,al linguaggio diretto e all’azione.Ovviamente,questo “lavoro mobile” è possibile dopo che si è stabilito un contatto col bambino,quindi sempre con l’opportuna gradualità.

Qualora sia possibile avere a disposizione(oltre ad una stanza che consenta il lavoro a terra,con materiali ludici ed espressivi)anche in Io ausuliario,la consultazione psicoterapica col bambino può diventare più incisiva.La presenza di Io ausiliario o la co-conduzione è particolarmente indicata nel caso di lavoro con i bambini con gravi problemi relazionali o molto piccoli.Date le caratteristiche di questo tipo di pazienti,non è possibile svolgere una classica consultazione; in alcuni casi infatti il bambino non ha accesso al linguaggio verbale o non è ad un livello maturativo che consenta la comprensione del setting.Si tratta pertanto di utilizzare modalità psicodrammatiche integrate con altri approcci(es.psicomotricità relazionale).Si opera soprattutto in questi casi sul role Playing e sull’offerta di un’ampia gamma di ruoli e controruoli,che fungano da contenitore ludico della problematica relazionale del bambino.Non vi è un conduttore della sessione in senso stretto,ma una strategia comune concordata prima,che vede i due terapeuti agire ruoli in rapporto alla problematica e ai bisogni del bambino ( Elena Sanchez, 1995 ).

di Stefania Signorile

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