Storia della Psicologia della Gestalt

aprile 1st, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

gestalt-storiaLa Psicologia della Gestalt: storia

Il primo studio ufficiale, che ha fondato questa nuova scuola, apparve nel 1912 con la firma di M.Wertheimer, K.Koffka, W.Kohler quindi lavori contemporanei della corrente fenomenologica tedesca.

Gli psicologi gestaltisti studiano, in un primo tempo, i meccanismi fisiologici e psicologici della percezione, come pure i rapporti dell’organismo con l’ambiente. Successivamente estendono i loro lavori alla memoria, all’intelligenza, all’espressione e infine alla personalità globale. Qualsiasi campo percettivo si differenzia in uno sfondo e una forma o figura. La forma è chiusa, strutturata. E’ ad essa che il contorno sembra appartenere. Non è possibile distinguere una figura senza uno sfondo e la Gestalt si interessa alla loro interrelazione. La percezione dipende da fattori soggettivi e oggettivi la cui importanza relativa è variabile. Il soggetto tende a isolare delle “buone forme” o “forme pregnanti”, che regolano le relazioni tra organismo e ambiente. I gestaltisti sottolineano la relazione dialettica tra oggetto e soggetto, dimostrando che l’aspetto dell’oggetto dipende dai bisogni del soggetto e, inversamente, che il bisogno del soggetto dipende dall’aspetto dell’oggetto.

Nel 1927 Bluma Zeigarnik pubblica le sue ricerche sui bisogni non soddisfatti e sui compiti interrotti durante lo svolgimento. L’autrice assimila la persistenza della tensione così creata a un “quasi bisogno” di terminare il compito, di chiudere la Gestalt incompiuta. L’effetto Zeigarnik: il tasso di memorizzazione di un lavoro interrotto è superiore di più del doppio rispetto a quello di un lavoro portato a termine.

Lewin estrapola i principi della teoria della Gestalt ad una teoria generale del campo psicologico, studiando l’interdipendenza tra la persona e il suo ambiente sociale; questi lavori sfociano nella creazione della dinamica dei gruppi. Successivamente egli estende le proprie ipotesi sul campo individuale a quello psicosociale e le conferma con degli esperimenti sul clima democratico dei gruppi e sugli stili di comando.

La polisemia delle forme

Una Gestalt è un insieme significativo non necessariamente di per se stesso ma per me stesso.

Ad esempio è lo sguardo soggettivo che conferisce forma simbolica (e arbitraria) a degli astri in realtà sparsi nello spazio siderale, a miliardi di km l’uno dall’altro, individuando delle “costellazioni”. Quando vedo dei punti tendo a organizzarli in una forma, la prima a cui penso è la più semplice, in obbedienza a quelle leggi che i gestaltisti individuano (simmetria, struttura, assi, omogeneità ecc.) ma, questa forma è polisemica cioè implica contemporaneamente diversi significati che non sono reciprocamente esclusivi, ma si mostrano in funzione della griglia di lettura utilizzata sia esplicitamente che implicitamente.

Una percezione della realtà esteriore così personalizzata è costantemente presente nel nostro quotidiano, in cui ogni gesto e ogni parola contengono  contemporaneamente più significati a più livelli e per ciascuno dei partners presenti. (Es. “sono stanco” che può significare “lasciami in pace!” oppure “prenditi cura di me” oppure “sono sempre io che sgobbo per tutti” ecc.ecc.)

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