Le 9 cause del mentire: Comunicazione Non Verbale, FACS, Ekman

aprile 21st, 2015 | Posted by Igor Vitale in Criminologia | Linguaggio del Corpo

LIE TO ME: Dr. Paul Eckman ©2008 Fox Broadcasting Co. Cr: Joe Viles/FOXL’uomo moderno mente ogni giorno, per lo più per convenzioni sociali: riguarda una serie di piccole bugie dettate dalla buona educazione, che quindi non sono vere e proprie bugie, dal momento che le regole delle buone maniere rappresentano implicitamente un tacito preavviso che certe cose non vanno dette. Ad esempio, durante uno scambio di saluti in risposta al «Come va?» ci si aspetta un’altra formula come «Non c’è male, grazie». Negli scambi di cortesia è raro che ci si preoccupi davvero di come stia l’altro poiché le persone sono consapevoli che non si diranno notizie veritiere delle proprie emozioni.
Per quanto riguarda le vere e proprie emozioni, Paul Ekman ha individuato nove moventi della menzogna, cioè nove categorie, emerse da colloqui con alcuni bambini e da questionari con gli adulti, in cui è possibile far rientrare buona parte delle bugie.

Le nove cause della menzogna sono:

  1. Evitare la punizione.
  2. Ottenere una ricompensa altrimenti difficile da conseguire.
  3. Proteggere un altro dalla punizione.
  4. Proteggersi dalla minaccia di danni fisici. A differenza della punizione qui il danno non è legato ad un misfatto. Esempio: il bambino solo a casa che dice allo sconosciuto alla porta di tornare più tardi perché ora i suoi genitori stanno riposando.
  5. Ottenere l’ammirazione degli altri.
  6. Liberarsi da una sgradevole situazione sociale. Esempio: interrompere una telefonata dicendo che qualcuno ha suonato alla porta.
  7. Evitare l’imbarazzo. Esempio: il bambino che si è fatto la pipì addosso e attribuisce la macchia sul sedile a un bicchiere d’acqua versato.
  8. Difendere la privacy.
  9. Esercitare potere sugli altri, manipolando l’informazione.

«Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito, perché ve ne sono di due specie. Vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo». Se ciò che viene detto a Pinocchio fosse vero, svelare una menzogna sarebbe semplicissimo. Per farlo esistono numerosi indizi indiretti da cui si può carpire un’emozione, ma non c’è nessun gesto, atteggiamento, espressione del viso o spasmo muscolare che in sé e per sé indichi che una persona sta mentendo. Per svelare una bugia bisogna tenere in considerazione troppe fonti e proprio per questo motivo non è facile capire chi mente. Infatti, bisogna tenere in considerazione le parole, le pause, il tono di voce, le espressioni, i movimenti del capo, i gesti, la posizione, la respirazione, il rossore o il pallore, la sudorazione, ecc89. Tuttavia, durante una conversazione, non tutte le fonti d’informazione sono attendibili e alcune lasciano trasparire più di altre. Stranamente la maggior parte delle persone presta più attenzione alle fonti meno degne di fede, ovvero le parole e la mimica facciale, lasciandosi facilmente trarre in inganno.

La mimica facciale può, quindi, tradire le reali emozioni che si provano, ma poiché è possibile esercitare un controllo volontario sui muscoli del viso, è anche possibile inibire espressioni facciali genuine e sostituirle con espressioni false. Vi sono tante ragioni per decidere di adottare un’espressione facciale falsa. Alcuni individui scelgono di adottare un sorriso falso per nascondere una notizia triste. Le persone si lasciano facilmente ingannare dai sorrisi falsi a causa dell’incapacità di distinguere le parti del volto coinvolte. Ma risulta difficile trarre in inganno un osservatore esperto che, per decifrare l’autenticità dell’emozione, si serve di alcuni indizi relativi alle microespressioni, dai segni che trapelano attraverso i muscoli facciali meno controllabili, all’asimmetria dei sorrisi falsi.

Le espressioni facciali asimmetriche, cioè che non sono speculari da una parte all’altra del viso, in soggetti che non presentano patologie o malformazioni congenite, indicano, probabilmente, una menzogna90. Questa interpretazione è legata alla lateralizzazione emisferica per cui, nel momento in cui si finge un’emozione, la parte del cervello emotiva (di solito quella sinistra controllata dall’emisfero destro) non reagisce completamente, mostrando asimmetria fra le parti. Lo studioso Campbell91 aveva dimostrato che l’intensità delle emozioni spesso è più forte nel lato sinistro del volto poiché il lato sinistro del viso riceve fibre piramidali dalla corteccia motoria dell’emisfero destro.

Ekman ha sollevato numerose obiezioni sugli studi a favore della tesi che le emozioni siano espresse più intensamente sul lato sinistro del volto. L’asimmetria è indizio di un’emozione poco sentita, un’espressione involontaria della muscolatura. Egli, pertanto, sostiene che si possano distinguere le espressioni autentiche da quelle fasulle attraverso l’osservazione delle microespressione. Se un’espressione dura più di 5-10 secondi è probabilmente falsa, dato che la maggior parte delle emozioni si manifestano rapidamente. Questa brevità fa sì che solo l’esercizio e un occhio esperto possa individuarle. Espressioni del viso non sincronizzate con i movimenti del resto del corpo costituiscono probabili indizi di falso.

La distinzione tra un’espressione facciale autentica e una simulata è stata oggetto di investigazione descritta per la prima volta dal neurologo francese Guillaume Duchenne de Boulogne. Egli, infatti, stimolando elettricamente diversi muscoli per produrre le diverse espressioni facciali, notò che oltre ai muscoli della bocca, erano coinvolti anche i muscoli oculari. Un sorriso naturale può essere distinto da un sorriso prodotto volontariamente esaminando i due muscoli facciali che vengono contratti durante il sorriso autentico: l’orbicularis oculi, muscolo che circonda l’occhio esercita una trazione della pelle dalle guance e dalla fronte verso il bulbo oculare, e lo zigomatico principale solleva gli angoli della bocca.

Duchenne scoprì che è possibile controllare volontariamente lo zigomatico maggiore, mentre l’orbicularis oculis viene di solito contratto solo in caso di gioia autentica. Perciò l’inerzia di quest’ultimo muscolo in presenza di un sorriso smaschera un’espressione falsa. Proprio in seguito a questa scoperta, Ekman ha chiamato il sorriso autentico con il nome di “sorriso di Duchenne” e ha messo in luce, tramite la misurazione dell’attività cerebrale di varie persone sorridenti, che solo quelle che contraggono l’orbicularis oculis attivano aree cerebrali che determinano sensazioni di piacere. Quando si sorride in modo innaturale tutto questo non accade e non sono presenti sia le piccole rughe che si producono ai lati degli occhi sia il lieve abbassamento delle sopracciglia che invece compaiono con il sorriso autentico. Nello studio della menzogna i sorrisi falsi hanno ricevuto maggiore attenzione dato che per la maggior parte delle persone è più facile fingere emozioni positive che negative.
Le espressioni che si manifestano sul volto sono complesse ed ambigue poiché sono generate da un duplice sistema, volontario e involontario.

Le espressioni vere, quelle sentite, si presentano quando i movimenti del corpo sono automatici, quelle false compaiono perché l’evoluzione della specie ha portato l’uomo ad avere un controllo volontario del proprio corpo. Ekman nel 1985 ha compiuto un’importante ricerca per spiegare ciò. Ha sottoposto studenti e infermieri alla visione di un film piacevole sulla natura o di un film inquietante dove erano presenti ustioni e amputazioni. A coloro che avevano guardato il film disturbante viene chiesto di convincere l’intervistatore che avessero visto un film piacevole. Quasi la metà non furono in grado di produrre nessun genere di sorriso durante la descrizione del film, ma coloro che sono riusciti ad essere più convincenti sono stati successivamente valutati mentre producevano sorrisi falsi, tramite la misurazione elettrica dei muscoli facciali. La conclusione cui era giunto Ekman fu quella che vi è una relazione tra l’espressione facciale delle emozioni e quello che una persona sta realmente provando.

Di solito chi mente non controlla tutte le fonti ma cerca di nascondere solo quegli aspetti su cui si aspetta che gli altri concentreranno l’attenzione. Il bugiardo esercita una forte censura su quello che dice, occultando con cura il messaggio che non vuole inviare, non solo perché è consapevole che tutti fanno attenzione a questo canale d’informazione, ma anche perché sa che gli verrà chiesta ragione più delle parole dette che di come le ha dette94. Dopo le parole, il viso riceve la maggiore attenzione poiché è il segno distintivo e identificativo proprio di ogni persona. Inoltre, l’attenzione rivolta al viso dell’interlocutore fornisce un segnale importante: colui che parla vuol sapere se gli altri lo ascoltano ed essere guardato in faccia lo rassicura in questo senso95. Il viso è la sede primaria per manifestare le emozioni anche se non sempre trasmette informazioni attendibili. Rispetto alle parole e al volto, il corpo e la voce non ricevono molta attenzione, ma benché questi due aspetti vengano spesso ignorati, lasciano trapelare molto di più. Questo non vuol dire che bisogna ignorare un elemento piuttosto che un altro, poiché è la discrepanza fra le parole e ciò che rivelano la voce, i gesti e l’espressione facciale a tradire una menzogna.

di Federica Selvaggio

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