Il Colloquio nella Valutazione Clinica per i Disturbi della Memoria

maggio 14th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Neuroscienze | Psicologia Clinica

memoria-colloquioLa valutazione clinica o chiamata anche osservazione clinica, è il primo step da compiere nel momento in cui partiamo per la diagnosi. Essa funge come valutazione globale di screening sulla quale poi svilupperemo una successiva valutazione più specifica che è quella neuropsicologica.

Come fare la diagnosi per i deficit della memoria

Un fondamentale accorgimento che il terapista deve necessariamente, tener conto, è che prima di accingersi a compiere una diagnosi, è muoversi sempre con sospetto, compiendo una sorta di analisi investigativa. In un momento delicato come questo, il primo strumento che possiamo utilizzare è l’osservazione clinica del paziente in cui si compie uno screening generale composto da: colloquio anamnestico, somministrazione di questionari e osservazione diretta o ecologica (comportamentale). Nel momento in cui ci accingiamo a compiere un colloquio clinico per la raccolta di dati anamnestici, dobbiamo prima compiere un piccolo passo indietro e stabilire quali sono le regole per compiere un colloquio proficuo dal punto di vista di raccolta d’informazioni. Fin dal primo incontro, possiamo interpretare il colloquio come una sorta di patto, l’inizio di una relazione terapeutica in cui s’istituisce un’alleanza.

Cosa fare con il paziente

Mettere a proprio agio il paziente, dare la possibilità di esprimersi, rispettare i silenzi e la comunicazione non verbale, sono elementi di fondamentale importanza. Dunque l’indagine da compiere deve essere personalizzata ponendo attenzione non solo alle disabilità ma anche sulle abilità relativamente preservate ai fini del trattamento riabilitativo. Svolgere una valutazione clinica efficiente vuol dire sapere compiere un esame attento in cui si tenga conto di tutti i fattori e processi che possono intercorrere e caratterizzare un quadro clinico. Durante il colloquio clinico è importante appurare l’esistenza o meno del disordine e trovare una concordanza con ciò che viene riportato dai famigliari con quello esposto dall’interessato. Un altro aspetto che deve essere considerato durante la fase di colloquio è la cura del contesto o setting. Esso deve essere adattato e plasmato secondo le caratteristiche del soggetto e della sua patologia, ad esempio se abbiamo un paziente frontale, cercheremo per contrastare la sua impulsività e la facile capacità di distrarsi, di curare un setting il più possibile protettivo, pulito da elementi distraenti. Al tempo stesso il contesto durante una fase iniziale di osservazione clinica deve essere il meno possibile strutturato.

La Raccolta dei Dati Anamnestici per i Disturbi della Memoria

La raccolta dei dati anamnestici non deve solamente premere sulla raccolta di dati focalizzati sul presente, ma fare un percorso a ritroso su tutti gli aspetti della vita del paziente. Dati come: la storia famigliare, gli interessi, le varie esperienze lavorative, come la presenza di altre patologie in comorbilità o l’assunzione di farmaci sono elementi da raccogliere per un quadro clinico più dettagliato possibile. Infine, non di minor importanza, è indagare anche il quadro affettivo-emotivo, controllare lo stato di autonomia attuale e precedente alla patologia e il livello di autostima, le motivazioni sulle quali premere per un recupero attraverso la riabilitazione (Sinforiani, 2002). Come abbiamo accennato in precedenza, in questa fase, ci accingiamo a raccogliere informazioni provenienti anche da altre figure oltre che il diretto interessato.

di Chiara Spinaci

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