Come Riconoscere la Depressione ed Affrontarla Efficacemente

luglio 19th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

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La depressione.

La depressione si può definire a 3 livelli diversi, interrelati tra di loro:

  1. Depressione come sintomo: si presenta come un sentimento di malinconia e di indifferenza che condiziona l’intera vita psichica, e si esprime come una sorta di tristezza vitale: il peso della propria condizione viene avvertito dal paziente in termini realmente fisici, somatici ed espresso come una sofferenza non precisamente definibile, ma in qualche modo localizzabile nel corpo, ora al petto, ora allo stomaco o altrove. Il malato si lamenta di una oppressione al corpo, che non è dolore, non è angoscia, non è un vero e proprio peso, ma qualcosa di indefinibile eppure concreto, come se il dolore morale si fosse materializzato nel corpo. Un aspetto importante, per cui si differenzia il sintomo depressivo dalla tristezza normale, riguarda il fatto che il paziente riferisce l’incapacità di provare emozioni e sentimenti adeguati, in termini di intensità e di immodificabilità rispetto agli eventi esterni e rispetto alla durata nel tempo. È importante differenziare una condizione emotiva normale, seppur di disagio, ma ancorata alla condizione di vita del paziente, da una manifestazione psicopatologica che per definizione è autonoma rispetto al contesto in cui vive il soggetto e indipendente dagli accadimenti esterni. L’elemento cardine di differenziazione non sta tanto nel fattore quantitativo, quanto nella particolare fissità del tono dell’umore che si ritrova nella patologia (la persona sta sempre uguale).
  2. Depressione come sindrome: un insieme di sintomi che covariano nel tempo, caratterizzata in particolare da un episodio depressivo maggiore ma che non è l’unico sintomo. La sindrome depressiva si manifesta attraverso 3 tipologie di sintomi:
  1. Emotivo-affettivi: si manifestano come una deflessione timica (con tristezza, dolore morale, disperazione) che non è influenzabile da interventi esterni di incoraggiamento o consolazione e che spesso è accompagnata da perdita di interesse e piacere (anedonia) con sentimenti di indifferenza e inadeguatezza, di aridità e di vuoto, talora con sentimenti di perdita e mancanza di sentimenti (depersonalizzazione).
  2. Percettivo-cognitivi: riguardano una diminuita capacità di pensare e di concentrarsi, di seguire un discorso articolato, di prendere decisioni (anche banali della vita quotidiana), di memorizzare. Avviene inoltre un rallentamento più o meno grave del flusso di pensiero, un impoverimento dei contenuti mentali che ripropongono gli stessi temi dolorosi fino ad esperire la sensazione dell’arrestarsi del tempo, della perdita della dimensione futura, con una frattura del divenire (non c’è futuro). I contenuti di pensiero sono dominati da temi di
    • tristezza;
    • incapacità;
    • auto-svalutazione;
    • colpa;
    • preoccupazioni economiche;
    • preoccupazioni ipocondriache;
    • inguaribilità;
    • autoaccusa;
    •  In due terzi dei pazienti sono presenti il desiderio di morire e l’ideazione suicidiaria. Questi possono variare per gravità, rischio di attuazione, consapevolezza da parte del paziente del loro rapporto causale con la sindrome depressiva. Inizialmente il paziente può trovarsi a pensare alla morte in senso generale, con modalità quasi speculativo-filosofiche, senza desiderio consapevole di morire né propositi di suicidio. Con l’aggravarsi della sintomatologia depressiva il paziente può arrivare a desiderare di morire sia pure senza contemplare iniziative aut-soppressive: per esempio, il desiderio di morire nel sonno o che “Dio ponga fine alla mia vita”, per non soffrire oltre.
  3. Neurovegetativi: riguardano la perdita di appetito, la riduzione di peso, i disturbi del sonno qualitativi e quantitativi, l’astenia (fiacchezza), affaticabilità, senso di peso psicofisico e di torpore, la perdita di interesse sessuale con difficoltà di erezione e frigidità
  4. Psicomotori: riguardano il marcato rallentamento motorio, andatura lenta, difficoltà nei movimenti che vengono effettuati con sforzo evidente; il paziente resta a lungo seduto immobile o a letto tutto il giorno, trascurando l’alimentazione, l’abbigliamento e l’igiene personale. È inoltre presente una produzione ideica ridotta: eloquio spontaneo stentato, lento o addirittura assente, a voce bassa o in tono lacunoso, monotono e povero di contenuti, che si può ridurre a risposte laconiche o monosillabiche, con lunghi tempi di latenza delle risposte, che si ottengono solo dopo ripetute sollecitazioni. Inoltre è presente una ridotta mimica e gestualità.
  5. Possono essere presenti anche alcuni sintomi residui come
    • la labilità affettiva;
    • l’irritabilità;
    • la bassa autostima;
    • l’isolamento sociale.

Anche se la variabilità individuale è molto ampia: non è detto che tutti i pazienti presentino tutti i sintomi, per es. quando c’è una componente di ereditarietà, solitamente il paziente presenta in modo evidente sintomi neurovegetativi.

  1. Depressione come disturbo dell’umore: l’episodio depressivo maggiore può essere la manifestazione di una sindrome che può essere inquadrata al di là dei disturbi dell’umore, es. psicosi oppure può essere riferita ad un problema organico della tiroide. È solo a questo terzo livello, considerando una serie di criteri, che si può fare una diagnosi di disturbo dell’umore.

Se noti i sintomi della depressione, contatta uno psicologo

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