Le Fondamenta della Psicoanalisi di Sigmund Freud: Riassunto

agosto 1st, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

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Freud
concentra la propria attenzione sugli eventi della storia del paziente e sostiene che i sintomi isterici rivelano inevitabilmente un legame diretto o simbolico con specifici avvenimenti traumatici; i sintomi isterici derivano da un blocco associativo. Nella convinzione che il paziente conosca effettivamente ciò che ha avuto importanza patologica e che occorra soltanto costringerlo a darne una comunicazione, Freud inizia a coinvolgere attivamente il paziente nella ricerca dell’origine del sintomo.

Per vincerne la riluttanza a ricordare utilizza una tecnica di tipo suggestivo, il metodo catartico; per allargare la coscienza apparentemente ristretta, rinuncia a ridurre lo stato sonnambolico e si limita ad esercitare una leggera pressione sulla fronte del paziente sveglio e rilassato, affermando al tempo stesso perentoriamente, che ricordi cercati si sarebbero presentati spontaneamente sotto forma di immagine o di pensieri che paziente non avrebbe dovuto fare altro che afferrare comunicare.

Per Freud è sempre più evidente che si tratta di un’amnesia di tipo funzionale dinamico e cioè una dimenticanza motivata; la difficoltà con cui il paziente richiama i propri ricordi sta proprio a indicare che questa amnesia è sostenuta da un meccanismo attivo la cui forza appare in relazione all’intensità del motivo emozionale che esso chiamato contrastare; una resistenza che il lavoro terapeutico dovrà superare che proviene da una parte della mente che si oppone al riemergere di specifici contenuti confinati in un’altra sua parte inaccessibile alla coscienza.

Freud identifica nella natura del trauma nonché nella mancata reazione ad esso, guidata da un’intenzione difensiva, la chiave dell’isteria e delle nevrosi in genere. L’incompatibilità fra io e una rappresentazione viene risolta da un lato allontanando la rappresentazione dalla coscienza, rimuovendola, dall’altro convertendo l’eccitamento trasformando le emozioni suscitate dall’avvenimento in sensazioni o dolori di tipo fisico (conversione). Freud identifica dunque ora il meccanismo responsabile dell’isteria nella combinazione di rimozione e conversione.

 

Dalla rimozione alla resistenza

Le difficoltà con cui pazienti comunicavano le immagini e le sensazioni che emergevano nel corso di questo faticoso lavoro esplorativo e le critiche con cui accompagnavano una comunicazione o che utilizzavano per evitare di comunicarle sono state definite da Freud una resistenza che si manifestava rendendo confuse e lacunose le immagini ricordate. Se da un lato questa si presentava come un ostacolo che rischiava di bloccare il lavoro terapeutico dall’altro permetteva di riconoscere al loro emergere i ricordi patogeni.

Freud ipotizza che la resistenza che il paziente oppone al riemergere dei ricordi sia prodotta dal riattivarsi della difesa cioè dalla rimozione. La terapia concettualizzata come un lavoro psichico che il terapeuta deve compiere per superare nel paziente una forza psichica che si opponeva e che le rappresentazioni divenissero coscienti finisce così per ruotare attorno al riconoscimento della resistenza. L’obiettivo del trattamento allora poteva essere raggiunto soltanto grazie ad un fattore affettivo, il valore personale del medico. Il rapporto personale con il medico viene quindi in primo piano; il terapeuta si limita a facilitare il graduale superamento della resistenza facendo emergere ricordi e pensieri inaccessibile alla stabilisce così, con la sua interpretazione, la concatenazione logica dei pensieri del paziente e colma le lacune utilizzando i punti deboli del racconto come via di ingresso agli strati più profondi della sua mente facendo così emergere il materiale rimosso e reintegrandole nella coscienza dell’io, una sorta di scavo archeologico, inapplicabile senza la piena attenzione e collaborazione del paziente e trova il suo principale ostacolo proprio nei disturbi del rapporto tra paziente e medico.

Vi è una sorta di traslazione sul medico di rappresentazioni penose che emergono dal contenuto dell’analisi. L’apparente fallimento della tecnica psicoanalitica dipendeva spesso da una particolare situazione del paziente e delle sue aspettative nei confronti del terapeuta, ma anche degli errori tecnici del terapeuta che deve al tempo stesso essere disponibile ad un ascolto attento del paziente senza rinunciare alla propria posizione di superiorità e di autorevolezza. Con la tecnica della libere associazioni Freud imponeva al paziente di comunicare senza sottoporre a critica tutto ciò che gli viene in mente e al medico di ascoltare con un’attenzione liberamente fluttuante. Grazie al metodo psicoanalitico, che mirava non solo a promuovere la soluzione del conflitto, ma più ambiziosamente ad esercitare un’azione preventiva, Freud identifica in eccitamento di natura sessuale o conflitti attuali o esiti di episodi trascorsi, la causa delle diverse manifestazioni nevrotiche e di considerare le nevrosi come perturbazione della funzione sessuale.

Costruisce una teoria generale delle nevrosi la cui causa viene identificata in un disturbo della sessualità; distingue le nevrosi d’angoscia (o nevrosi attuali), il cui sintomo principale è costituita da attacchi d’angoscia vengono ricondotte a irregolarità e anomalie della vita sessuale attuale, e dalle psiconevrosi (come l’isteria e la nevrosi ossessiva) che dipendono da traumi sessuali sperimentati nell’infanzia o nella prima adolescenza; solo queste ultime sono curabili con la psicoanalisi. Il meccanismo della formazione dei sintomi deve essere individuato nello sforzo di volontà compiuto dal paziente per scacciare dai propri pensieri una rappresentazione incompatibile per evitare cioè il riemergere del ricordo di esperienze così penose e avere suscitato la volontà di dimenticarle, ricollegando i sintomi nevrotici non a episodi realmente avvenuti, o a fantasie di desiderio, e a sostenere che l’eziologia della nevrosi deve essere individuata non nella realtà materiale ma nella realtà psichica.

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