Le fasi dello sviluppo psicosessuale di Sigmund Freud

agosto 5th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

es-io-superio-freudLo sviluppo della sessualità infantile, soggetto ad amnesia, si rileva determinante per tutto lo sviluppo successivo. Esistono delle tappe dello sviluppo individuate da Freud che il soggetto compie nel suo percorso evolutivo; la sessualità attraversa in una serie di tappe o processi, mai completamente superati, che lasciano dietro di sé la disposizione al regredire patologico. Queste tappe possono essere individuate sulla base della considerazione degli organi o funzioni del corpo la cui stimolazione produce piacere e la cui attività permette di alleviare la tensione.

 

La Fase Orale dello Sviluppo Psicosessuale per Sigmund Freud

A una fase orale che interessa il primo anno di vita, in cui l’attività sessuale non è chiaramente separata dall’assunzione di, e cioè il piacere deriva fondamentalmente dalla bocca, succede la fase sadico anale in cui il piacere deriva delle mucose legate alla defecazione. In questa fase vi è un evidente antagonismo fra attività e passività che pervade, secondo Freud, tutta la vita sessuale, facendo dell’attività e della passività il criterio di empirico che permette di distinguere il maschile dal femminile, e identificando in entrambi i sessi modalità reattive, tanto attive cioè quelle maschili, quanto passive cioè femminili. Freud può sostenere che la bisessualità costituisce una caratteristica fondamentale della vita psichica.

 

La Fase Fallica dello Sviluppo Psicosessuale per Sigmund Freud

Successivamente vi è la fase fallica (≈ inizio 3° anno): il bambino utilizza le sue capacità cognitive per risolvere l’enigma della sfinge e cioè l’enigma della nascita e dell’origine dei bambini. Prende il via in questo periodo il complesso edipico che costituisce l’episodio centrale della fase fallica e in realtà di tutto lo sviluppo della sessualità infantile. Il bambino inizia ben presto a nutrire intensi desideri erotici nei confronti del genitore del sesso opposto (1°oggetto d’amore) e sentimenti ostili o ambivalenti nei confronti del genitore dello stesso sesso.

Gli effetti della risoluzione del complesso edipico, le cui vicende saranno completamente rimosse, sono molteplici e imprevedibili e si stenderanno a tutte le relazioni del bambino con il padre e la madre e più tardi con l’uomo e la donna in genere; nel caso della bambina sarà invece il riconoscimento della propria mancanza del pene ad avviare il complesso edipico; la bambina che non riesce perdonare la madre di averla messa al mondo senza pene, e l’invidia del maschio per il suo possesso, abbandona la madre come oggetto d’amore e la sostituisce con il padre; la bambina odia la madre precedentemente amata per la gelosia e l’umiliazione derivante dal pene non concesso.

Lo svolgimento di questa vicenda è complicato dalla sostanziale bisessualità dell’essere umano; ogni individuo non si limita alle modalità reattive di un solo sesso, ma proprio perché è presente questa ambivalenza sessuale, vi possono essere diverse soluzione del complesso edipico, es. una risoluzione del complesso edipico negativo (il bambino può scegliere come oggetto d’amore il padre identificandosi con la madre e la bambina identificandosi con il padre scegliendo come oggetto d’amore la madre).

 

La Fase Latente per Sigmund Freud

Dopo le vicende edipiche la vita sessuale attraversa un periodo silente, la fase di latenza, e poi successivamente la fase genitale. In questo processo di sviluppo, che non si compie mai in maniera ineccepibile, vengono mantenuti alcuni antichi investimenti libidici, altri vengono inglobati nella funzione sessuale contribuendo a identificare il piacere del coito, altre vengono rimossi o si cristallizzano come tratti di carattere o verranno sublimati e posti al servizio di mete socialmente valorizzate. Possono inoltre verificarsi delle fissazioni che si bloccano dando origine delle perversioni. Processi indispensabili perché si produca un esito normale, si svolgono solo parzialmente, il che porta ad una organizzazione fragile che si manifesta alla regressione e cioè nella tendenza a ritornare a precedenti investimenti pregenitali.

 

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