Riassunto della Psicologia Analitica: Jung in 5 Minuti

agosto 15th, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

jungPsicologia analitica di Carl Gustav Jung (1875-1961) → visione dell’uomo diversa da quella freudiana, dalla quale deriva, propone concetti divenuti di larga diffusione e usabili per la comprensione della condotta deviante. Jung individuava due atteggiamenti fondamentali della persona: atteggiamento estroverso (orienta l’individuo verso il mondo oggettivo della realtà esterna) e atteggiamento introverso (indirizza l’attività psichica verso il suo mondo soggettivo interno). Questa bipartizione è importante ai fini dello studio della condotta perchè plasma due diverse modalità di reazione ai conflitti con l’ambiente: una introiettata (fattori disturbanti si tramutano in sofferenza per l’individuo) ed una estroiettata (gli stessi fattori tendono a tradursi in condotta con sofferenza per gli altri e non per sé).Il modo dunque di rispondere degli individui ai conflitti è bipolare, sia nel caso in cui il conflitto sia puramente intrapsichico sia se è espressione di una tensione con l’ambiente perchè entrambe generano squilibrio risolto con un adattamento comportamentale introvertito o estrovertito. Atteggiamento introverso o autoplastico → tipico di chi risolve ed esaurisce la tensione all’interno della psiche con sofferenza, disagio, ansia, è una modalità di reagire di tipo ego-distonico perchè individuo è interiormente combattuto ed in disaccordo con se stesso. Atteggiamento estroverso o alloplastico → caratteristico di chi fronteggia la tensione con l’azione, tendendo a rispondere alla frustrazione o al conflitto psichico agendo verso l’esterno, proiettando eventualmente sull’ambiente il suo problema con una condotta abnorme; è una modalità di tipo ego-sintonico perchè è l’individuo si sente nel giusto e la sofferenza si riversa sugli altri e sull’ambiente. Nel primo caso le condotte antigiuridiche sono più rare, nel secondo invece la proiezione può portare a commettere delitti. La condotta criminosa può essere intesa in taluni casi come espressione di una caratteristica psicologica di ego-sintonia che può costituire una disposizione ad agire in senso criminoso.

Dalla psicoanalisi prese avvio anche un filone che diede corpo a teorie psicologiche nelle quali è riservata particolare attenzione alle interazioni che avvengono fra gli individui nel sistema sociale e alle ripercussioni di tali interazioni sulla personalità: psicologia sociale → studio delle relazioni interpersonali nel contesto sociale o del modo secondo il quale la vita sociale si riflette sulle manifestazioni psichiche della persona. Personalità non può essere studiata in sé ma solo nell’ambito dei continui rapporti che si instaurano fra l’individuo, le altre persone ed i gruppi: l’uomo come entità psichica e come essere agente nella società è motivato ed influenzato anche dalle relazioni interpersonali. L’uomo nasce in un sistema in cui gli individui sono consapevoli l’uno dell’altro e organizzano la loro condotta nell’ambito di continue interrelazioni: visto che la psicologia del singolo è influenzata dalle attività psicologiche degli altri, c’è un continuo processo di feedback. Lo studio dei rapporti fra gli individui, oltre tener conto della loro reciprocità, deve considerare che tali interrelazioni avvengono nell’ambito di un contesto sociale con tanto di gerarchie, norme, valori ecc. Psicologia sociale studia come le relazioni interpersonali influenzano reciprocamente gli individui che vi partecipano. Tale disciplina può considerarsi a metà tra sociologia e psicologia. Teorie psicosociali possono esser fatte risalire a quel secondo filone di derivazione psicoanalitica che fa capo ad Alfred Adler (1870-1937), che considera l’individuo come mosso non da cause interiori ma dalle prospettive e dai bisogni legati al suo essere inserito nella società. Adler individuò una sana aggressività conciliabile con il sentimento di socialità, era convinto del ruolo secondario dell’eredità biologica nella struttura della personalità, che reputa plasmabile dall’educazione.

Ma è con la psicologia di Fromm che l’importanza del contesto sociale viene sottolineata: tema della solitudine e isolamento che l’uomo prova se non è armonicamente inserito nel suo ambiente sociale con il quale può però entrare in conflitto per la situazione ambivalente di sentirsi all’un tempo essere individuale ed essere sociale. Fromm (1900-1980) pensa che la condizione dell’uomo, per il suo equilibrio ed armonia, comporta anche il soddisfacimento di fondamentali esigenze non materiali: il bisogno di relazioni è conseguenza del fatto che l’uomo si è sradicato dall’unione primitiva con la natura nel momento in cui è diventato individuo socializzato, ciò chiede come compenso amore, comprensione e rispetto reciproco. Il bisogno di trascendenza si ricollega alla necessità di elevarsi al di sopra della sua struttura animale mediante la creatività: se i suoi bisogni creativi sono frustrati, egli li traduce in atti distruttivi (aggressività e distruttività deriverebbero quindi dall’impossibilità di soddisfare le proprie aspirazioni, di realizzarsi, di crearsi una propria identità). L’uomo necessita di schemi di riferimento e di un sistema stabili e coerente di valori che gli consentano di percepire e comprendere il mondo; questi schemi sono forniti dal costume, cultura, norme. Perdita di valore delle norme e conflitti culturali sono condizioni che tolgono all’uomo gli schemi di riferimento e lo spingono nell’incertezza e nell’isolamento, a cui egli può reagire con la devianza della condotta. L’uomo ha anche necessità di identità personale, essere unico, coerente e stabile, se non raggiunge questo fine per mezzo del suo sforzo creativo autonomo può arrivarvi identificandosi con altri: di qui la necessità di associarsi, sentirsi inserito in un gruppo, per combattere isolamento, solitudine e carenza d’identità. Il non appagamento o la frustrazione di questi bisogni sono possibili spinte per compensazioni delittuose.

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