Depressione Anaclitica nel Trauma da Separazione dalla Madre secondo Spitz

settembre 2nd, 2015 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

depressione anacliticaLa relazione madre-bambino e “Sindrome da ospedalismo” in R. Spitz

 

Ogni fase della crescita del bambino porta con sé elementi che avranno effetti sul suo sviluppo futuro. Tuttavia, vi sono periodi più o meno sensibili alle conseguenze della deprivazione e dell’abbandono. Studi su questo tema sono stati effettuati da Spitz, il quale attribuisce un ruolo di primaria importanza alla figura materna e all’interazione madre-bambino. Egli vede l’adulto come “acceleratore” dello sviluppo e delle abilità innate del bambino nonché mediatore delle sue conoscenze, percezioni e comportamenti. Secondo Spitz, un ruolo di grande importanza nello sviluppo dell’autoregolazione viene assunto dall’esperienza affettiva. Inizialmente, l’espressione emozionale della madre è posta al servizio di una funzione di alleviamento e contenimento, volta a facilitare il ripristino dell’omeostasi e dell’equilibrio emozionale. In seguito, il bambino utilizza la risposta emozionale della madre come dispositivo di segnalazione per indicare sicurezza. Dopodiché, la risposta affettiva viene internalizzata divenendo una reazione emozionale del bambino stesso.

Il sé già formato della madre permette la formazione del sé del figlio, attraverso un’interazione continua di emozioni e sensazioni trasmesse attraverso simboli, ossia attraverso parole e gesti con cui la madre comunica il proprio affetto. Se invece questo legame è assente o viene a mancare, il bambino si sente abbandonato, smarrito, incapace di trovare un punto di riferimento per lui vitale. Così, trattando il bambino in maniera asettica e come oggetto da curare, viene a mancare l’ambiente affettivo e relazionale, prima ancora che materiale di cui il bambino necessita.

Una separazione brusca quanto improvvisa con la figura materna, i cui effetti si verificano intorno al sesto mese di età, viene vissuta dal bambino come traumatica. Spitz, in questo caso, parla di “depressione anaclitica”, una sindrome conseguente all’allontanamento improvviso e talvolta prolungato della madre, dopo che il bambino ha avuto con lei una relazione normale. Con il termine “anaclitico” (appoggiarsi, sostenersi a qualcosa), Spitz vuole evidenziare il supporto affettivo che il bambino cerca nella madre o nella persona che maggiormente si prende cura di lui. La depressione anaclitica, determinata da una carenza parziale, è reversibile, in quanto può essere superata fornendo al bambino un sostituto del genitore, procurandogli una figura parentale con cui il bambino possa sviluppare un attaccamento intenso.

Un altro concetto espresso da Spitz è quello di “sindrome da ospedalismo”. Spitz evidenzia questa sindrome studiando i bambini che hanno subito precoci separazioni dalla madre durante la seconda guerra mondiale. Quando il bambino non ha mai avuto alcun rapporto con la madre o con la figura equivalente, o lo ha avuto solo per pochi giorni o settimane, diventa apatico e indifferente, perde peso, si ammala facilmente perché il suo corpo non produce gli ormoni necessari alla crescita, non riesce a compiere i normali movimenti della sua età. Si manifestano, dunque, ritardi nello sviluppo intellettuale e affettivo. Vengono a mancare le cure materne, soprattutto dal punto di vista affettivo. Nei casi più gravi in bambino si lascia morire dopo pochi mesi o anni.

di Federica Visconti

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