Comunicazione Non Verbale delle Emozioni nel Trauma

gennaio 7th, 2016 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo | Psicologia Clinica

A zoomed cellular conceptual visualization of the part of the central nervous system or CNS where neural activity occurs. --- Image by © 3d4Medical.com/Corbis

Le persone traumatizzate perdono «la capacità di utilizzare le loro emozioni come guide per un’azione efficace. Le loro emozioni possono essere attivate, ma essi non riconoscono quello che stanno provando»26 . Si ha così una condizione di alessitimia, «che compromette la capacità di riconoscere e definire le emozioni»27 . È necessario indirizzare queste persone alla comprensione ed all’accettazione delle emozioni provate, così da permettere la loro trasformazione positiva. Le emozioni negative che il trauma porta con sé, si riflettono sul corpo ed «incidono sulla postura, sulla respirazione, sulla libertà di movimento»28 . «Il tentativo di descrivere gli eventi traumatici porta improvvisamente il passato nel presente e l’orientamento verso la realtà attuale può essere parzialmente o temporaneamente perduto».

Le parole esprimono principalmente il proprio pensiero e possono controllare e modificare l’esposizione delle emozioni provate, mentre il corpo è più difficilmente controllabile. Il corpo è infatti il principale comunicatore di emozioni, permette di mostrarle apertamente ed è per questo che è molto utilizzato nei rituali. Il linguaggio verbale permette, infatti, di comunicare gli eventi del mondo esterno, mentre il linguaggio corporeo può mostrare ciò che avviene nel mondo interiore. Chi soffre di disturbo post-traumatico da stress fatica a comunicare ciò che prova, tentare di farlo verbalmente rischia di far rivivere loro l’evento che ha provocato il trauma, così rimangono bloccati in quella situazione e con loro rimangono bloccate le emozioni. Continuano a provare le stesse sensazioni di paura ed impotenza che provarono in quel momento e ciò fa loro rivivere in continuazione l’evento.

Cercano di scappare da queste emozioni, provano a cancellarle evitando situazioni e persone che ricordano loro l’evento negativo, ma ciò li priva della loro stessa vita e della loro libertà, soprattutto della libertà di provare emozioni positive. Attraverso il corpo è possibile individuare le reali emozioni provate, superando eventuali blocchi. Per questo è possibile una relazione educativa e curativa realizzata attraverso la mediazione del corpo. «Il movimento è essenziale per lo sviluppo di tutte le funzioni cerebrali» e sperimentare le emozioni in un luogo protetto, in un flusso di movimento, permette di contattarle senza rivivere il trauma. In un contesto epistemologico differente, Charles Darwin nel 1872 pubblicò “The expression of the emotions in Man and Animals”, e fu con questo libro che dimostrò per primo che le espressioni degli esseri umani e degli altri animali sono un prodotto dell’evoluzione, sono innate, per cui molte espressioni che denotano paura, rabbia, stupore o tristezza si ritrovano invariate in esseri umani di diversa estrazione culturale e sociale, in primati ed in altri animali. Analizzando l’espressione delle emozioni nell’Uomo e negli animali catalogò i seguenti stati d’animo:

– dolore e pianto; – depressione, ansietà, afflizione, scoraggiamento, disperazione; – gioia, allegria, amore, devozione; – riflessione, meditazione, irritabilità, malumore, determinazione; – odio e collera; – disdegno, disprezzo, disgusto, colpevolezza, superbia, affermazione e negazione; – sorpresa, stupore, paura, orrore; – vergogna, timidezza, modestia.

Tornando alle conoscenze scientifiche attuali, si può sostenere che i movimenti per la manifestazione di ciascuna di queste emozioni sono tendenzialmente innati e comuni per ogni cultura. «La principale differenza tra le varie culture, è data dal diverso grado di espressività»31 . Nella danza, in particolare, è possibile tirar fuori queste emozioni in un flusso di movimento che esprime se stessi. Sono diversi gli indicatori da osservare per poter tentare comprendere che cosa stia provando una persona traumatizzata. Il corpo, come detto, comunica lo stato interiore ed il principale comunicatore di emozioni è il viso, in quanto è la parte più difficilmente controllabile da chi effettua il movimento. Le emozioni vengono spesso controllate infatti, come succede nei soggetti in stato post-traumatico, per non ammettere a se stessi ed agli altri di provarle effettivamente, cercando così di allontanarle da sé. Possono in particolare essere manifestate, de-intensificate o intensificate e represse. Per questo bisogna imparare a leggerle in una relazione di cura, per educare all’acquisizione della consapevolezza delle emozioni provate e del loro significato. Anche se negative non devono provocare spavento perché sono il risultato normale e “fisiologico” che può derivare dall’evento che hanno dovuto vivere. Solo scoprendole e scoprendosi è possibile riuscire a mandare via la tristezza ed il dolore provocati dal trauma. R. von Laban notò che ad ogni qualità intrinseca ad un gesto corrisponde un’intenzionalità specifica e che nella danza ogni movimento comunica qualcosa, per lui il movimento rappresenta infatti uno stato mentale. «Ogni fase del movimento, ogni minimo trasferimento di peso, ogni singolo gesto di qualsiasi parte del corpo rivela un aspetto della nostra vita interiore»32, è quindi possibile scomporre questi movimenti per analizzarli e scoprirne il significato.

Laban pensò di creare un metodo che permettesse di comprendere le emozioni legate ad ogni singolo gesto33 . È possibile così cercare di vedere e comprendere le emozioni provate da chi soffre di uno stato post-traumatico. Per tentare di comprendere questi gesti è importante valutare gli stati corporei (forme del corpo, modalità di respirazione, tono muscolare) ed il movimento (forme, ritmi, durata, intensità). Il movimento è, infatti, la manifestazione esteriore dell’atteggiamento interiore. Per Laban il movimento nasce da un impulso interno che l’esecutore non vede, ma sente e per comprendere l’origine di questo impulso è necessario decodificare la danza, scomponendola in sequenze significanti. L’intenzione che si trasforma in azione è l’Effort; è la portata dinamica del movimento, il modo in cui un individuo utilizza la propria energia cinetica esprimendo le proprie attitudini interiori, nei confronti dello spazio, del peso e del tempo34 . L’Effort è dato dalle emozioni provate e provocate dall’evento traumatico. È necessario educare alla comprensione che è possibile controllare e trasformare ciò che si prova e non è necessario rimanere bloccati in quelle sensazioni che provocano sofferenza. Deve essere analizzata la postura, dove si origina e come si propaga il movimento, il respiro, il trasferimento del peso del corpo, i movimenti simmetrici o asimmetrici, la simultaneità e la successione dei movimenti. Bisogna considerare la direzione del movimento, ossia lo spazio. Si distingue lo spazio generale, che è rappresentato dallo spazio fisico geometrico nel quale la persona si muove, e lo spazio personale o cinesfera35, che è lo spazio che circonda il corpo e fornisce informazioni sulla relazione della persona con il mondo esterno.

Laban individua tre aree di spazio raggiungibili con i movimenti: – vicino: spazio vicino al proprio centro; – intermedio: distanza dal corpo pari alla lunghezza dell’avambraccio; – lontano: distanza raggiungibile tramite l’estensione di tutto il corpo. Ha evidenziato anche come il corpo si muova su tre diversi livelli: – basso: a terra; – medio: in ginocchio, seduti o accovacciati; – alto: in piedi sulle punte. e come i movimenti avvengano in dimensioni: – orizzontali: da destra a sinistra, e viceversa; – verticali: dall’alto al basso, e viceversa; – sagittali: da davanti a dietro, e viceversa. La forma è il modo con cui il corpo cambia mentre si muove in relazione all’ambiente circostante. È il modo in cui il corpo si forma, si adatta e si modella nello spazio, attraverso il movimento. In riferimento a questi fattori analizzati e descritti da Laban, è necessario conoscere che cosa comunicano ed in che modo. In particolare la scienza che studia i movimenti del corpo è chiamata “cinesica”. Secondo l’antropologo Birdwhistell, i principi fondamentali di questa scienza sono 36 : – Nessun movimento è senza significato; – La posizione del corpo, il movimento e l’espressione del volto sono tipizzati; – Il movimento influenza il comportamento degli altri; – Il comportamento ha una funzione comunicativa analizzabile; – Il significato deriva sia dal comportamento che dal modo in cui viene analizzato;

Il sistema biologico e l’esperienza di ciascun individuo contribuiscono ad attuare determinati movimenti. L’orientazione dipende dall’ambiente fisico in cui ci si trova ed è data dal modo in cui le persone si situano nello spazio l’una rispetto all’altra, o rispetto ad un oggetto, e permette di comprendere verso che cosa è diretta l’attenzione. La postura, il tono muscolare ed il vissuto si influenzano reciprocamente, e questo permette alla postura di mostrare l’intensità dell’emozione provata . La postura è la posizione del corpo nello spazio ed è determinata da tre fattori specifici38 : – fattori fisici, dipende cioè dalla struttura corporea individuale; – fattori psichici, in quanto riflette lo stato emotivo dell’individuo; – fattori relazionali, si assume in base al rapporto interpersonale sviluppato con chi si ha attorno. L’antropologo Hall, introducendo la “prossemica”, notò l’esistenza di una sorta di “bolla invisibile”, detta spazio personale, che circonda ogni persona e la considera una proiezione dell’io. Questo spazio può essere “allargato” assumendo una maggiore distanza. Esistono quattro diverse forme di distanza interpersonale: – distanza intima (che va da 0 a 45 cm, propria dei rapporti stretti). È la distanza entro la quale si attivano l’apparato tattile e quello olfattivo; – distanza personale (fino a 120 cm circa, propria delle relazioni amicali); – distanza sociale (fino a 360 cm circa, propria di relazioni formali ed impersonali); – distanza pubblica (da 360 cm in poi). Queste distanze non sono universali, ma possono variare in base alla cultura ed allo stato interno della persona.

In base alle dimensioni della distanza assunta nello spazio da chi soffre di reazione post-traumatica, in relazione ad altre persone o oggetti presenti, è possibile individuare lo spazio personale che la persona crea attorno a sé, di cui ha bisogno, e se è in avvicinamento o se al contrario tenta di allontanarsi. Individuare e comprendere le emozioni provate permette di lavorarci, per tentare di modificare la negatività che portano con sé e trasformarle in spinta positiva al cambiamento.

di Marika Pepe

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