Neurobiologia del Rischio: cosa succede nel cervello quando ci prendiamo un rischio

agosto 3rd, 2016 | Posted by Igor Vitale in Neuroscienze

rischio cervello

Secondo Steinberg (2007) sono diversi i fattori di natura neurobiologici che impattano sulla maggiore incidenza di comportamenti a rischio negli adolescenti come:

  1. Rimodellamento del sistema dopaminergico nella pubertà
  2. Processi dipendenti ed indipendenti dagli steroidi
  3. Aumentato della sensation seeking
  4. Cambiamenti nel sensation seeking, risk-taking e sensibilità alla ricompensa nella prima adolescenza
  5. Cambiamenti nell’ossitocina neurale nella pubertà
  6. Influenza dei pari nel risk-taking

Durante l’adolescenza vi è un rimodellamento del sistema dopaminergico, il quale ha un ruolo fondamentale nell’attività affettiva e motivazionale. Le strutture fondamentali di questa rete rappresentano l’amigdala, il nucleo accumbens, la corteccia orbitofrontale, la corteccia mediale prefrontale e il solco temporale superiore. Tali regioni hanno il ruolo fondamentale di valutare il giudizio sociale e l’elaborazione degli stimoli sociali.

Uno studio sugli adolescenti ha dimostrato che l’accettazione e il rifiuto sociale hanno un ruolo determinante sullo sviluppo psicosociale. Negli adolescenti, uno studio (Nelson et al., 2007) ha mostrato che vi è una maggiore attivazione delle aree legate alla ricompensa nel caso di esposizione a volti con espressioni positive, rispetto a quelle negative. Questo rivela che il senso di ricompensa sulla base di stimoli sociali è molto forte negli adolescenti, in quanto si attivano aree legate non solo alla ricompensa sociale, quanto a quella non sociale.

Il rimodellamento del sistema dopaminergico avviene tra i 9 e 10 anni con una successiva riduzione della densità dei recettori della dopamina nello striato e nella corteccia prefrontale, con una modificazione che è maggiore per gli uomini che per le donne. Considerato il ruolo che hanno tali recettori e tale rimodellamento, questo ha delle implicazioni notevoli per quanto concerne il sensation-seeking. L’aumento del sensation seeking è dovuto ad un aumento della sensibilità ed efficienza del sistema dopaminergico, che dovrebbe rendere gli stimoli di ricompensa come più ricompensanti di quanto lo siano in realtà. Questo è coerente con i dati tratti da Rosenberg & Lewis (1995) che osservano un aumento dell’innervazione dopaminergica nella corteccia prefrontale durante l’adolescenza a discapito della riduzione della densità dei recettori della dopamina.

La ricerca non ha dimostrato che i cambiamenti del sistema dopaminergico che si verificano nella pubertà siano direttamente correlati all’aumento degli ormoni, ma ci sono degli elementi che devono essere approfonditi nel significato evoluzionistico di tale aspetto comportamentale.

Per la ricerca di sensazioni è stato elaborato e proposto un modello biochimico da Zuckerman (1996), che mette in relazione la funzione di tre specifici neurotrasmettitori, dopamina (DA), noradrenalina (Ne) e serotonina (5- HT), con alcune caratteristiche fondamentali del temperamento quali impulsività, aggressività, ricerca di gratificazione.

Modelli sperimentali in generale che si avvalgono dell’analisi osservazionale condotta su roditori altriciali, quali ratti e topi, hanno permesso di evidenziare una serie di caratteristiche comportamentali e fisiologiche simili a quelle riscontrate in soggetti umani. I roditori che sono stati studiati sembrano essere attratti tanto dagli stimoli nuovi quanto da variazioni di intensità di quelli familiari (Wilz et al. 1971). L’esperienza della novità è stata dimostrata in modelli animali essere associata, a livello cerebrale, all’attivazione dei neuroni del sistema dopaminergico mesolimbico. In particolare, è stato riportato un innalzamento dei livelli di dopamina nel nucleus accumbens (Rebec et al. 1997). Una lesione di questa area è in grado di inibire l’espressione del comportamento di novelty seeking (Fink et al. 1980). Praticamente, quest’area cerebrale è coinvolta nei processi di gratificazione, indotti sia da stimoli naturali che dalle droghe di abuso (Hoebel et al. 1983). Sulla base di queste considerazioni si può affermare che la soddisfazione di una pulsione come quella per stimoli nuovi presenti numerose similarità con l’esperienza di altre gratificazioni naturali (come ad esempio l’appagamento alimentare o sessuale) o derivanti da stimolazione farmacologica, come ad es. per le droghe d’abuso. (Renner et al. 1990).

di Tsvetelina Nikolova Tsenova

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