Come Misurare il Benessere in Azienda

settembre 9th, 2016 | Posted by Igor Vitale in Benessere | Psicologia del Lavoro

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Tra i primi strumenti che misurano il benessere soggettivo troviamo la Scala di Equilibrio Affettivo (Affect Balance Scale) di Bradburn (1969) composta da 10 item. Bradburn propone che la felicità sia composta da due componenti separabili: l’affetto positivo e l’affetto negativo, che costituiscono le due sottoscale. La Scala di Affetto Positivo (Positive Affect Scale) correla positivamente con la morale e la felicità manifest, mentre la Scala di Affetto Negativo (Negative Affective Scale) correla con la ridotta salute mentale e con la perdita di ruolo. La prima scala chiede, ad esempio, se i rispondenti abbiano provato orgoglio nelle settimane precedenti perché qualcuno si è complimentato con loro per qualcosa che hanno fatto, mentre la seconda scala chiede, per esempio, se i rispondenti si siano sentiti turbati per aver ricevuto delle critiche da qualcuno, oppure si siano sentiti depressi o infelici (Diener, 1984).

La Satisfaction With Life Scale  (Diener, Emmons, Larsen, & Griffin, 1985) è una scala formata da cinque item che misura il giudizio sulla soddisfazione generale verso la vita. Nella fase iniziale della costruzione della scala erano stati proposti 48 item self-report. Da un’iniziale analisi fattoriale risultarono tre fattori: affetto positivo, affetto negativo e soddisfazione. Successivamente gli item relativi all’affetto positivo e negativo furono eliminati poiché saturavano sul fattore di soddisfazione con punteggi inferiori a .60, così rimasero solo 10 item. Infine si è deciso di eliminare ulteriormente cinque item per motivi di somiglianza semantica, per questo motivo la scala è attualmente composta da soli cinque item. La soddisfazione verso la vita si riferisce ad un processo di giudizio cognitivo della qualità della vita di una persona effettuato attraverso i criteri scelti dalla persona (Shin & Johnson, 1978). I giudizi sulla soddisfazione, dunque, dipendono dal confronto tra determinate circostanze di una persona e quello che questa persona ritiene sia uno standard appropriato, e quindi il grado di soddisfazione dipenderà dalla vicinanza a questi standard personali. Un problema di questa scala è rappresentato sicuramente dal fatto che non vengono specificati gli standard e quindi ciò che la persona ritiene sia centrale per la propria vita (Diener et al., 1985).

Watson Clark & Carey (1988) hanno costruito il Positive and Negative affect Schedule (PANAS) è una misura di 20 item self-report dell’affetto positivo e negativo. Entrambe le scale di affetto positivo e negativo riflettono dimensioni disposizionali, la prima rappresenta il grado con cui la persona si sente entusiasta, attiva e sveglia, infatti alti livelli in questa scala corrispondono allo stato di elevata energia, piena concentrazione e impegno piacevole, mentre bassi livelli sono caratterizzati da tristezza e apatia. Al contrario la scala di affetto negativo è una dimensione generale di distress soggettivo e di impegno spiacevole che include una varietà di stati di umore negativi, come rabbia, disprezzo, disgusto, colpevolezza, paura e nervosismo, mentre bassi livelli in questa scala denotano uno stato di calma e serenità. Questi due fattori rappresentano dimensioni di stato affettivo, ma alcuni studiosi (Tellegen, 1985; Watson & Clark, 1984) hanno dimostrato che sono legati alle corrispondenti dimensioni di tratto affettivo di reazione emotiva positiva e negativa. Sulla scia di questi riscontri Tellegen (1985) ha associato i tratti di affetto positivo e negativo ai costrutti psicobiologici e psicodinamici, rispettivamente, di sensibilità ai segnali di ricompensa e di punizione (Watson et al., 1988). Sebbene i termini Positive Affect e Negative Affect potrebbero suggerire che si tratti di due fattori opposti  (infatti sono fattori fortemente e negativamente correlati), in realtà dagli studi di analisi fattoriale è emerso che si tratta di fattori distinti e ortogonali. Watson, Wiese, Vaidya e Tellegen, (1999), infatti, preferiscono utilizzare le categorie di attivazione positiva e attivazione negativa piuttosto che quelle di affetto positivo e negativo, in quanto questi ultimi due termini non enfatizzano la dimensione dell’attivazione che è presente nella definizione di affetto positivo e negativo. La popolarità del PANAS può essere attribuita alla sua brevità e molto probabilmente anche alla sua stretta associazione con la influente concettualizzazione dell’ansietà e della depressione, si parla di modello tripartito (Clark & Watson, 1991). Sebbene l’ansietà e la depressione siano fenomenologicamente distinti, è risultato difficile distinguere questi costrutti a livello empirico. E’ stato suggerito che questo potrebbe essere dovuto al fatto che la maggior parte delle scale self-report di ansietà e depressione misura prevalentemente il fattore comune dell’affetto negativo (Watson & Clark, 1984). Il modello tripartito propone che, in aggiunta al fattore comune di affetto negativo, ci siano delle componenti specifiche di ansietà e depressione. Per dimostrare la differenziazione tra depressione ed ansia e la capacità discriminativa di affetto positivo e negativo nel predire ansia e depressione, Dyck, Jolly, Kramer e Wherry  (1994) hanno effettuato uno studio nel quale hanno condotto l’analisi fattoriale esplorativa delle misure self-report di ansia, depressione, affetto positivo e negativo in un campione psichiatrico formato da 162 soggetti che ha identificato i due fattori di affetto positivo e affetto negativo correlati negativamente. Successivamente è stata effettuata un’analisi di regressione per verificare se questi fattori fossero predittori dell’ansia e della depressione. Da questa analisi è risultato che il fattore di affetto negativo, e non quello di affetto positivo, contribuiva significativamente alla predizione dell’ansia, ma entrambi i fattori predicevano significativamente la depressione. L’aspetto più discusso del PANAS è la supposizione di indipendenza tra le sottoscale, infatti secondo Costa e McCrae (1980) è controintuitivo pensare che non ci sia una correlazione negativa tra felicità e tristezza. Sebbene Watson et al. (1988) riconoscano che ci sono scarse correlazioni tra affetto positivo e negativo, essi sostengono che queste correlazioni siano dovute all’inadeguatezza degli strumenti e non al fatto che questi costrutti sono dipendenti, tra l’altro l’analisi fattoriale confermativa effettuata da Mackinnon et al. (1999) mostra che le due dimensioni sono ortogonali. Per quanto riguarda l’attendibilità della scala di affetto positivo, questa va da .86 a .90, mentre l’attendibilità della scala di affetto negativo va da .84 a .87.

Ryff (1989) sostiene che la struttura sottostante al benessere sia molto più complessa di quanto sia stato affermato dalla letteratura esistente. Ryff, infatti, ritiene che il benessere si presenti come un processo multidimensionale dinamico che comprende molteplici  aspetti. L’autrice ha proposto la Psychological Well-being Scales che misura sei dimensioni di benessere: autoaccettazione, instaurazione di relazioni interpersonali positive, il senso di autonomia nel pensiero e nelle azioni, l’abilità di gestire ambienti diversi per soddisfare bisogni personali e valori, la ricerca di obiettivi significativi e di uno scopo nella vita, e infine la continua crescita e lo sviluppo personale. La versione lunga del questionario di Ryff  comprende 84 item, mentre quella media ne comprende 54. Esiste anche una forma breve ma è statisticamente inattendibile perciò non può essere usata per la valutazione. I rispondenti valutano lo strumento su una scala che va da 1 (che indica un forte disaccordo) a 6 (che indica un forte accordo). La coerenza interna per ogni scala va da .87 a .93 (Seifert, 2005).

Il valore potenziale di poter includere una dimensione temporale tra le misure di benessere soggettivo e di soddisfazione nei confronti della vita ha motivato lo sviluppo della Temporal Satisfaction With Life Scale (Pavot Diener & Suh, 1998). La focalizzazione sull’aspetto temporale permette di esaminare i livelli di soddisfazione globale verso la vita del presente, del passato e del futuro. Questo potrebbe rivelarsi particolarmente utile per esaminare l’esperienza di soddisfazione verso la vita nell’arco della vita di una persona, o valutare la soddisfazione verso la vita di persone che hanno vissuto cambiamenti significativi, che potrebbero denotare un forte contrasto nei livelli di soddisfazione nel tempo. Per esempio un adolescente potrebbe avere un medio livello di soddisfazione verso la sua vita attuale, ma aspirare ad un livello di soddisfazione maggiore per il proprio futuro, mentre una persona anziana potrebbe provare un livello di soddisfazione più elevato guardando al suo passato o al suo presente, ma potrebbe anticipare un livello di soddisfazione più basso in vista del suo futuro, per motivi di salute o economici. La Temporal Satisfaction With Life Scale è stata sviluppata a partire dalla Satisfaction With Life Scale di Diener et al. (1985). Al fine di rendere ben evidente l’arco temporale degli item della Satisfaction With Life Scale, i cinque item sono stati leggermente modificati. Ad esempio l’item “sono soddisfatto della mia vita” è stato modificato con “sono soddisfatto della mia vita attuale”. La scala di Pavot et al. include un totale di 15 item (cinque item per ogni arco temporale), che mantengono la stessa scala  Likert della Satisfaction With Life Scale che va da 1 (fortemente in disaccordo) a 7 (fortemente in accordo). La coerenza interna della scala è alta infatti l’alpha varia da .91 a .93 (McIntosh, 2000).

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