Quando l’amore patologico diventa evitante

settembre 29th, 2016 | Posted by Igor Vitale in Relazioni Interpersonali

Il soggetto evitante sceglierebbe un ambivalente che aspira a un livello d’intimità non realistico e in taluni casi patologico per validare la propria percezione negativa degli altri e giustificare la propria necessità di mantenere una distanza psicologica. Parallelamente la distanza psicologica frapposta dall’evitante servirebbe ad alimentare l’insicurezza e la dipendenza del partner ambivalente (Bartholomew, 1990), che, troverebbe cosi confermati le proprie aspettative e i propri timori.
Un’altra ipotesi sarebbe considerare l’evitante, un soggetto che nutre lo stesso bisogno profondo di accudimento e intimità dell’ambivalente ma che, deluso, ha messo in atto misure di distacco emotivo o che alterna desideri di vicinanza a fughe. Ugualmente anche l’ ambivalente potrebbe mascherare un profondo timore di realizzare veramente il rapporto fusionale al quale aspira. In questo caso, non solo ci sarebbe una ragione interiore per ritenere l’accoppiamento con l’evitante particolarmente funzionale, ma l’ansioso sarebbe, almeno in alcuni aspetti, meno lontano dell’evitante di quanto si suppone.

amore-patologico-evitante
Le relazioni di coppia tra donna insicura ambivalente e uomo insicuro evitante sembrano essere le più durature, seppur infelici. (Kirkpatrick, Davis, 1994). Una donna insicura, ansiosa, ambivalente, che si aggrappa, presumibilmente gelosa, che utilizza la rabbia come deterrente a che l’altro continui ad allontanarsi, conferma l’opinione di un uomo evitante che considera imprudente fare avvicinare troppo gli altri; gli ripropone, inoltre, questo stesso modello di figura affettiva di cui ha fatto esperienza da piccolo. In maniera speculare un uomo evitante conferma il modello di una donna ambivalente secondo il quale gli altri sono meno interessati ad avere relazioni di amore di quanto non lo sia lei e lei non è degna di amore e non può essere amata come vorrebbe.

L’uomo ansioso/ambivalente, non godendo del supporto di una donna con lo stesso modello di attaccamento (come noto l’accoppiamento ambivalente – ambivalente è poco frequente e comunque tende a disgregarsi), quando legato a una donna evitante, vivrebbe le relazioni meno durature (Davis, Levy, O’Hearn, 1994).
Al di là delle differenze di genere, è noto che, nonostante la fine del sentimento d’amore, e spesso anche in soggetti da qualche tempo separati, il legame di attaccamento persiste come fonte di rassicurazione. I due partner cercano di alleviare l’ansia della separazione mantenendo intermittenti contatti (Weiss, 1975,1976,1982) che possono permanere anche del corso dell’esplorazione di nuovi legami o per lo meno fino al momento in cui i due capiscono di essere diventati intrinsecamente diversi (Weiss, 1975).

Le lunghe o brevi separazioni di routine, sebbene suscitino livelli di ansia diversi rispetto a una separazione definitiva, producono però lo stesso tipo di risposte emotive di protesta, disperazione, distacco; risposte peraltro, molto simili a quelle descritte nel bambino in occasioni delle separazioni dal genitore (Bowlby, Parkers, 1970); inoltre, le riunificazioni tendono a essere un difficile processo più che un happy ending (per una rassegna critica, cfr. Vormbrock, 1993). In particolare, le riunificazioni in seguito a separazioni forzate, quali quelle causate da una guerra, suscitano reazioni diverse a seconda degli stili di attaccamento che caratterizzano il legame di un partner con l’altro, specialmente per quanto riguarda l’emozione provata e la soddisfazione, che sono più forti nei soggetti con attaccamento sicuro al partner, e il livello di contrasto dopo il ricongiungimento, maggiore nei soggetti insicuri (Cafferty et al., 1994; Mikulincer, Florian, Weller, 1993).

Attili (2004) suggerisce che la tenuta delle relazioni infelici, al di la di quanto accade ove si verifichi un incrocio collusivo tra i modelli operativi interni dei due partner, potrebbe anche essere ricondotta a quello stesso meccanismo che mantiene legato un bambino alla madre che lo maltratta e/o spaventa: quando si ha un legame non soddisfacente, è probabile che si entri in conflitto, che ci si senta soli, rifiutati e minacciati nella sicurezza affettiva. Queste sensazioni portano all’attivazione del sistema dell’attaccamento e al bisogno di ricevere conforto dalla figura di attaccamento (l’unica che ha il potere di placare l’ansia) la quale è proprio la persona che provoca il dolore. Si crea cosi un circuito per cui quanto più una relazione non funziona tanto più si rimane attaccati a quel partner ; la donna ansiosa, infatti, spaventata dall’idea della perdita e insicura della propria capacità di vivere anche momentaneamente sola, mobiliterebbe le proprie risorse al fine di mantenere anche un’unione ormai insoddisfacente (Shaver, Hazan, 1988). Meno evidenti sono le ragioni dell’evitante a mantenere una relazione inappagante; probabilmente, trovandosi accoppiato a una donna ambivalente, è trascinato dall’impegno di questa. Un’altra ipotesi potrebbe essere che il comportamento della donna ambivalente corrisponda alla sua rappresentazione, per certi versi gratificante, di donna innamorata (Davis, Levy, Heard, 1994).
Allora, dato che le relazioni tra le persone che hanno modelli mentali dell’attaccamento insicuri sono caratterizzati da processi distorti e difettosi, e si strutturano, spesso, in modo da assicurare una costante infelicità, perché non sono troncate di netto? I nostri giudizi e impressioni, le decisioni, sono regolate da un forte bisogno di coerenza che fa sì che cerchiamo di trovare una continua conferma ai nostri modelli mentali dell’attaccamento. Sono elaborati solo i dati congruenti con le nostre aspettative e si vede e si presta attenzione solo a ciò che corrisponde a esse, escludendo le informazioni dissonanti. Il bisogno di coerenza interna fa sì, inoltre, che anche i ricordi siano organizzati secondo certe direttrici precise. In particolare, sono escluse dai processi di elaborazione tutte quelle informazioni che porterebbero all’attivazione del sistema dell’attaccamento e/o richiamerebbero l’attenzione sugli elementi che potrebbero riattivare il dolore per non avere avuto cure affettive. Le nuove esperienze finiranno, con molta probabilità, con il confermare e consolidare quegli stessi modelli iniziali avuti nell’infanzia. (Main, Kaplan, Cassidy, 1985; Bretherton, 2005). Può anche accadere che a instaurare una relazione con un partner insicuro sia una persona sicura nei suoi modelli di attaccamento. All’inizio interpreta la gelosia come conferma dell’essere degno di amore, o la freddezza come un tratto del carattere del partner; quando l’ossessione e l’anaffettività si rivelano in modo inaccettabile non si riesce però a rompere il rapporto. Per assurdo, la nostra figura preferenziale di attaccamento adulto è proprio quella persona che ha provocato il nostro dolore. Accade così che più siamo bistrattati dal nostro partner, tanto più non riusciamo a farne a meno perché è lui ad attivare il nostro sistema dell’attaccamento e solo lui è in grado di farci sentire confortati. Le persone con attaccamento insicuro ambivalente nei loro modelli mentali si separano perché incapaci di affrontare gli inevitabili dissidi della vita comune, di affrontare un progetto di vita che implica un percorso per tappe e inevitabili trasformazioni.

Le persone con attaccamento insicuro evitante troveranno una conferma alla loro incapacità di amare e di coinvolgersi in una relazione e romperanno il matrimonio non appena si sentiranno pressati e costretti a una scelta di affetto profondo. Ciò porta a provare meno ansia quando il matrimonio, o comunque un legame duraturo, si rompe, alcuni possono addirittura provare sollievo. Le coppie insicure, e in particolare l’accoppiamento evitante con ambivalente, hanno conflitti basati sulla coercizione, privi di mutua negoziazione, con partner distruttivi. Il conflitto è continuamente accantonato dal partner evitante, a sfavore dell’ambivalente, cosa che porta a relazioni durature ma infelici. Potremmo sintetizzare il tutto con una metafora . E’ come se in ogni amore adulto mettessimo in atto un copione cinematografico (affettivo e relazionale ) che abbiamo già visto e vissuto ripetutamente nella nostra infanzia di cui non abbiamo gradito lo svolgimento e il finale, e speriamo di cambiare questi ultimi nella prossima storia d’amore. Ma, purtroppo, svolgimento e finale cambiano per pochi, e solo per quelli che, avendone consapevolezza, non pretendono di cambiarli del tutto, ma solo di modificarli parzialmente

di Laura Tononi

Corsi di Psicologia

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