I drammatici problemi delle persone senza empatia

ottobre 4th, 2016 | Posted by Igor Vitale in Criminologia | Neuroscienze

Nel capitolo precedente si è accennato ad una componente emotiva ed empatica deficitaria per quanto riguarda questi due costrutti. In questo capitolo si delineeranno i concetti di emozione ed empatia che, tramite ricerche empiriche, risultano in qualche modo compromessi nei due disturbi.

Secondo Kirsch e Becker[1] si crede generalmente che le emozioni possono essere concettualizzate come stati di prontezza all’azione, che riflette un’attività nei due sistemi motivazionali di base: un sistema appetitivo che media le strategie di comportamento e un sistema avversivo che media il comportamento di astinenza[2]. Gli studiosi dell’emozione hanno proposto due approcci per classificarla: 1) una struttura dimensionale, nella quale le emozioni sono classificate secondo una combinazione della loro valenza associata (piacevole contro spiacevole) con l’eccitazione (alta contro bassa[3]) e 2) un approccio categoriale che evidenzia le sei espressioni facciali di base delle emozioni universalmente riconosciute: felicità, tristezza, rabbia, sorpresa, paura e disgusto[4]. La ricerca psicofisiologica tende ad adottare un approccio dimensionale, in base alla chiara associazione tra le risposte fisiologiche e l’eccitazione e la valenza emotive [5], mentre gli studiosi nel campo del riconoscimento emotivo e dell’empatia tendono ad usare l’approccio categoriale. Mentre gli stati fortemente negativi includono rabbia, frustrazione e disforia, è stato dimostrato che contribuiscono all’aggressione reattiva[6], sembra che una chiara mancanza di emozione giochi un ruolo maggiore nell’aggressione strumentale[7]. L’aggressione strumentale sembra essere motivata da qualche obiettivo desiderato; è usata semplicemente come un mezzo per qualche altro fine, ad esempio come guadagno materiale, di status o di potere[8]. È stato riscontrato che la violenza strumentale o predatoria, è più significativamente simile a quella perpetrata dai criminali psicopatici[9] e che la violenza strumentale è associata con una carenza di eccitazione emotiva durante il crimine[10], come è stato riportato dai soggetti in questione. In particolare, questa capacità degli psicopatici di infliggere gravi ferite a un’altra persona per scopi guidati da un obiettivo si crede essere mediata da deficit di empatia[11], che portano ad etichettare come “a sangue freddo” i criminali psicopatici[12].

no empatia

Una definizione generale e concordata dell’empatia è quella di comprendere e condividere la condizione o stati emotivi altrui[13]. Nella letteratura psicologica, l’empatia è considerata come composta da due componenti separate ma collegate: una componente cognitiva e una componente affettiva (Tabella 1). L’emozione concordante con l’empatia richiede l’abilità di riconoscere sia segnali affettivi negli altri e sia assumere il loro punto di vista[14] (la componente cognitiva). Soprattutto, è generalmente creduto che l’empatia agisce come un sistema motivazionale di comportamento prosociale[15], e anche come inibitore del comportamento aggressivo[16]. Il riconoscimento dell’emozione e la capacità di mettersi nei panni dell’altro sono considerati prerequisiti per una risposta empatica[17], e deficit in entrambe le componenti, cognitiva e affettiva, portano a deficit nella risposta empatica. Uno sguardo approfondito sui deficit emotivi specifici degli psicopatici e dei sadici sessuali può permettere di stabilire come essi traducono in empatia i deficit che si crede facilitino la violenza strumentale.

 

EMOTIONAL EMPATHY   COGNITIVE EMPATHY
Simulation System

·         Emotiotal contagion

·         Personal distress

·         Empathic concern

·         Emotion recognition

  Mentalizing System and Theory of Mind

·         Perspective taking

·         Imagination (of emotional future outcome)

·         Theory of mind

Core Structure

·         IFG BA 44 Unimodal Disgranular cortex

  Core Structure

·         VM BA 10, 11 Heteromodal Granular Cortex

Development

·         Infants

  Development

·         Children/adolescent

Phylogenetics

·         Rodents, birds

  Phylogenetics

·         Chimpanzees

Tabella 1: Due sistemi separati per l’empatia emotiva e cognitiva. Le due righe superiori del modello riassumono la doppia dissociazione neauroanatomica dell’empatia. Dal punto di vista comportamentale, l’empatia emotiva comporta sofferenza personale, preoccupazione empatica e riconoscimento emotivo. L’IFG (bilateral inferior frontal gyrus, giro inferiore bilaterale frontale) sembra anatomicamente responsabile dell’empatia emotiva. L’empatia cognitiva, d’altra parte, comporta il mettersi nei panni dell’altro, l’immaginazione e la teoria della mente sono mediate dal VM (ventromedial prefrontal cortex, corteccia prefrontale ventromediale).

 

Per quanto riguarda gli psicopatici, essi dimostrano tempi di reazione più lenti[18] e falliscono nel mostrare maggiore attivazione nell’emisfero destro[19] quando sono presentate delle parole emotive. Si è dimostrato che gli psicopatici si basano più sui significati letterali delle parole, mentre i non psicopatici tendono ad usare significati connotativi o emotivi[20]. Presi insieme, questi risultati suggeriscono che gli psicopatici hanno un deficit specifico nell’elaborazione del linguaggio affettivo, nel senso che le parole emotive possono essere percepite come simili a parole neutre.

Oltretutto, sebbene le misure psicofisiologiche suggeriscono diversamente, gli psicopatici tendono a riportare esperienze emotive normali sulle misurazioni auto-riportate delle emozioni[21], fornendo supporto alla “mask of sanity” che Cleckley ha ipotizzato. Gli studi sull’esperienza affettiva suggeriscono che l’esperienza emotiva degli psicopatici è deficitaria rispetto alla capacità di esperire le emozioni spiacevoli, in particolare questi individui che mostrano alti livelli di distacco emotivo. Questi studi forniscono supporto all’ipotesi della bassa paura, in cui la risposta di Startle[22] si pensa che sia direttamente collegata al sistema della paura[23]. In base a questi risultati, è stato suggerito che la psicopatia potrebbe essere considerata una conseguenza di un deficit nei sistemi neurofisiologici che modulano la paura, in particolare l’amigdala[24]. È stato suggerito che il funzionamento ridotto dell’amigdala probabilmente potrebbe contribuire al rischio incrementato di aggressione strumentale nella psicopatia[25]. La disfunzione ippocampale può portare ad una disregolazione nell’affetto, un contestuale condizionamento alla paura povero, e un’insensibilità agli indizi che predicono la cattura[26],[27]. L’ippocampo ha dense interconnessioni sia con amigdala che con la corteccia prefrontale, che sono inoltre implicate nella psicopatia, quindi possono avere un effetto su ed essere affetti dal funzionamento di queste strutture[28]. Gli studi EEG inoltre forniscono un supporto preliminare a un deficit neurale nel formare le associazioni emotive delle esperienze avversive[29], che sono d’altra parte mediate dalla corteccia cingolata anteriore[30]. I risultati degli studi suggeriscono alcune interessanti caratteristiche delle esperienze emozionali degli individui psicopatici. Primo, il linguaggio dei segnali che innesca reazioni emotive negli individui normali fallisce nel produrre reazioni emotive negli psicopatici. Secondo, gli psicopatici sembrano essere segnati da un deficit della reattività alla paura, visto che i segnali emotivi che normalmente attiva il sistema avversivo falliscono nell’esercitare un effetto sugli psicopatici e sui criminali altamente distaccati nell’emozione[31]. Terzo, la psicopatia potrebbe anche essere caratterizzata da un deficit di reattività nel sistema appetitivo, sebbene l’evidenza per questo deficit è più scarsa. Infine, i due fattori della psicopatia sembrano essere differenziati riguardo l’esperienza emotiva; il Fattore 1 (Interpersonale e Affettivo) è associato con i deficit affettivi maggiori e perciò, potrebbe essere più rilevante per la perpetrazione dell’aggressione strumentale. Gli studi sui deficit di riconoscimento delle emozioni si sono focalizzati principalmente sulla loro connessione teorizzata alla risposta empatica compromessa e una socializzazione inadeguata[32] e sul loro possibile collegamento con la violenza strumentale[33]. Altri studi sulla capacità di riconoscimento delle emozioni suggeriscono che gli psicopatici hanno deficit generali nel riconoscimento dell’affetto facciale negli altri[34]. Soprattutto, essi mostrano specifiche compromissioni nella loro abilità di discriminare le espressioni facciali della tristezza e la paura[35], mentre il riconoscimento di felicità, di rabbia e sorpresa rimangono intatte. Questi deficit di riconoscimento delle emozioni potrebbero giocare un ruolo nella bassa empatia trovata negli psicopatici[36], d’altra parte facilitano il loro comportamento criminale. È plausibile teorizzare che l’incapacità di riconoscere l’impatto emotivo dei loro crimini sugli altri è un contributo significativo ai loro comportamenti antisociali e aggressivi. Visto che il processamento delle espressioni facciali di paura e del tono vocali sono pensati come mediati rispettivamente dall’amigdala e dalla corteccia orbitofrontale[37], gli studi forniscono un supporto alle teorie che assumono deficit nel processamento e nell’esperienza emotiva, mediati dal sistema limbico, che portano alle “emozioni fredde”, e inoltre fornisce il supporto all’ipotesi che la psicopatia è fondata su anomalie biologiche[38].

Per quanto riguarda il sadismo sessuale e l’omicidio sessuale, la maggioranza delle teorie eziologiche incorporano l’esperienza emotiva, sebbene implicitamente. In particolare, le emozioni come la rabbia e la vergogna si pensa che alimentino le fantasie aggressive e vendicative, e queste fantasie sono mantenute e potenziate attraverso i processi di rinforzo emotivo positivo e negativo[39]. Più precisamente, si crede che i sentimenti di inferiorità sono ridotti durante la fantasia, mentre i sentimenti di controllo, potere e dominanza aumentano. Ciò suggerirebbe che i sadici sessuali hanno capacità emotive simili a quelle degli individui normali, dato che le loro intense esperienze di emozioni negative nell’infanzia e nell’adolescenza sono considerate portare alla creazione di una vita di fantasia che allevia questa sofferenza emotiva. Comunque, la prevalenza della psicopatia[40] vista tra i sadici sessuali, la depravazione dei crimini che commettono, e i resoconti del loro distacco emotivo durante gli atti sadici[41], indicherebbero la presenza di deficit affettivi, in particolare riguardo le emozioni negative.

La violenza strumentale sadica sessuale sarebbe più probabilmente perpetrata da individui che non hanno la capacità di esperire forti emozioni ma che al tempo stesso sono eccitati sessualmente da questi crimini, plausibilmente gli psicopatici sadici sessuali rispecchiano questi criteri.

Un meccanismo che potrebbe mediare la relazione tra l’esperienza affettiva e il comportamento sadico sessuale è l’incapacità di riconoscere gli stati emotivi degli altri. Forse i sadici sono capaci di sentire emozioni negative in risposta alla loro stessa sofferenza, ma falliscono di sperimentare emozioni negative negli altri perché non hanno la capacità di riconoscere o empatizzare con la sofferenza altrui. Burgess et al.[42] assumono che l’alto grado di egocentrismo riscontrato tra gli assassini sessuali potrebbe limitare la loro consapevolezza dell’impatto delle loro azioni sugli altri. È stato suggerito che la presenza dell’empatia, e per estensione, della capacità di riconoscere le emozioni, è essenziale per i sadici sessuali per essere davvero capaci di godere della sofferenza delle loro vittime[43].

Tutti i risultati illustrati dimostrano che gli psicopatici e similmente i sadici sessuali vivono deficit significativi nel processamento ed esperienza delle emozioni. Dato il ruolo ipotizzato che una mancanza di emozioni gioca nella perpetrazione della violenza strumentale[44], non sorprende che gli individui psicopatici e sadici sessuali sono coinvolti in un alto tasso di violenza strumentale[45]. Un modo per cui questi deficit affettivi potrebbero mediare questa violenza è tramite la mancanza di empatia delle vittime. Però, questo potrebbe anche essere il fattore discriminante tra gli psicopatici e i sadici sessuali, visto che la capacità di coinvolgere sia l’empatia cognitiva che quella affettiva differisce tra i due, portando a motivazioni diverse per commettere crimini sessuali violenti. I criminologi hanno teorizzato per lungo tempo che i deficit nell’empatia facilitino il comportamento criminale, suggerendo che la mancanza di consapevolezza o di sensibilità dei criminali ai sentimenti delle altre persone possono compromettere la loro capacità di riconoscere gli effetti dei loro comportamenti sugli altri[46]. Non sorprende che un certo numero di teorie include una bassa empatia nella loro spiegazione del comportamento antisociale. Però, come notano sia Jolliffe e Farrington[47] sia Marshall et al.[48], la chiara evidenza dei deficit empatici nei criminali e nei criminali sessuali non esiste. Per perfezionare i risultati ambigui nella letteratura, Jolliffe e Farrington hanno condotto una meta analisi dove risulta che l’empatia e il reato sono negativamente correlati, in particolare riguardo l’empatia cognitiva, ma la forza di questa relazione è influenzata da un certo numero di fattori, che include l’intelligenza, lo status socioeconomico (SES), l’età, e il tipo di indice di reato. Infatti, quando è controllato il SES la differenza nell’empatia tra i criminali e non criminali scompare, quando è controllata l’intelligenza le differenze tra criminali sessuali e non criminali sono eliminate. In generale, gli autori concludono che in aggiunta alle limitazioni significative alla misurazione dell’empatia dei criminali, la relazione tra empatia e il reato non è così evidente come generalmente si crede che sia. È stato discusso che gli psicopatici probabilmente mostrano deficit generalizzati nell’empatia[49], che possono mediare i loro comportamenti criminali[50].

Nello studio di Mokros del 2013[51] i risultati sono in accordo con gli studi precedenti sull’empatia cognitiva che riportano abilità cognitive relativamente intatte per gli individui psicopatici[52]. In questo studio anche i criminali con tratti psicopatici medio-alti, non mostrano alcun deficit di empatia emotiva. Questi risultati potrebbero stabilire l’importanza del background sociale durante l’infanzia per l’acquisizione di una struttura concettuale delle emozioni sociali. In altre parole, l’educazione potrebbe essere un fattore protettivo per i deficit sociali cognitivi trovati nei criminali. In accordo con la teoria che riconduce la psicopatia al funzionamento dell’amigdala[53], Richell et al.[54] hanno suggerito che lo sviluppo delle regioni corticali prefrontali durante l’adolescenza potrebbe compensare il funzionamento ridotto dell’amigdala associato con i tratti psicopatici, che potrebbe spiegare perché gli adulti psicopatici siano meno compromessi rispetto ai bambini con tratti psicopatici. In alternativa, gli adulti psicopatici potrebbero essere più esperti nella dissimulazione dell’insensibilità rispetto ai bambini o ai giovani con tratti insensibili e freddi. La meta analisi sulla decodifica delle espressioni facciali e psicopatia condotta da Wilson et al.[55] testimonia la possibilità che tutti i deficit degli psicopatici riguardo l’identificazione degli stati emotivi negativi hanno più probabilità di emergere nei compiti verbali rispetto a quelli non verbali. Quindi il livello di psicopatia come valutato con il PCL-R non è associato con gli aspetti cognitivi o emotivi dell’empatia. Il funzionamento dell’empatia è indipendente dal livello dei tratti psicopatici[56]. La letteratura esistente dipende per lo più dalle misure di auto valutazione dei deficit globali nell’empatia, invece di misure più oggettive di entrambe le empatie e i suoi componenti costitutivi, rendendo impossibile determinare se (a) davvero gli psicopatici mostrano significativamente livelli più bassi di empatia rispetto ai non psicopatici, (b) i deficit empatici sono globali o situazione-specifici, e (c) la loro mancanza di empatia è dovuta ai deficit di empatia cognitiva o affettiva, o di entrambe.

Anche la relazione tra il sadismo sessuale e l’empatia non è chiara al momento. I dati dalle scene del crimine dei sadici, le misure di auto valutazione, e interviste alle vittime suggeriscono un estremo distacco emotivo dalla sofferenza delle loro vittime[57]. I risultati degli studi, presi insieme, suggeriscono che i sadici sessuali potrebbero non soffrire di deficit nella loro empatia cognitiva, ma potrebbero mancare della risposta affettiva alla sofferenza delle loro vittime che è necessaria per un’esperienza empatica. Mentre gli psicopatici sono generalmente compromessi nella loro capacità di riconoscere le emozioni altrui e probabilmente falliscono nell’esperire qualsiasi tipo di risposta emotiva quando la sofferenza è riconosciuta, i sadici sembrano avere un’empatia cognitiva intatta e forse anche un’empatia affettiva, sebbene le emozioni esperite in risposta alla sofferenza degli altri non sono concordanti con l’esperienza emotiva individuale, ma sono invece positive nella valenza. Questo potrebbe avere forti implicazioni per le quali gli psicopatici e i sadici sessuali sono coinvolti in atti di violenza strumentale. Gli psicopatici possono commettere questi atti dovuti alla loro incapacità sia nel riconoscere di aver causato dolore a qualcuno sia di essere dispiaciuto per le esperienze emotive delle loro vittime, mentre i sadici sessuali potrebbero cercare circostanze dove essi possono indurre la sofferenza delle vittime così che possano provare piacere e eccitazione sessuale come conseguenza. La ricerca ha costantemente mostrato che questa risposta empatica si presenta più probabilmente quando chi ha testimoniato è più simile a colui che ha risposto[58]. Se i sadici sessuali hanno una capacità potenziata di percepire le loro vittime come chiaramente diversi da loro stessi, forse come semplicemente un oggetto, ciò può ridurre l’esperienza dell’empatia affettiva, rendendo meno probabile una loro risposta emozionale concordante con l’angoscia delle loro vittime. Questa oggettivazione può essere dovuta al fatto che i sadici sessuali immaginano frequentemente fantasie di donne che esistono soltanto per il loro piacere sadico, ciò può produrre una visione della vittima femminile come semplice oggetto del loro desiderio[59].

Porter[60] afferma che i tratti psicopatici come un’insensibile imperturbabilità e una mancanza di empatia sono significativamente collegati a comportamenti sadici, suggerendo ancora una volta che la mancanza di empatia e coscienza permette agli psicopatici di fare del male agli altri in modi particolarmente brutali. Sebbene sembra che alcuni psicopatici ottengano piacere dall’infliggere sofferenza e torturare le loro vittime, si pensa che i veri sadici possano davvero essere accuratamente consapevoli delle emozioni negative delle loro vittime e possano reagire positivamente a queste emozioni (ad esempio, provare piacere del dolore che stanno causando)[61]. Poiché gli psicopatici hanno difficoltà ad identificare accuratamente le emozioni come la paura e la tristezza, è possibile che possano ottenere il loro piacere dall’aspetto della ricerca del brivido degli atti sadici piuttosto che l’infliggere dolore sugli altri[62].

Uno studio di Mokros nel 2011[63] valuta la sovrapposizione concettuale e l’interrelazione tra psicopatia e sadismo sessuale. Come rivela l’analisi fattoriale, una soluzione bi-fattoriale che separa i sintomi psicopatici da quelli sessualmente sadici è un modello significativamente più adatto rispetto alla variante uni-fattoriale che combina entrambi i domini. Questo risultato può essere interpretato con riferimento alla psicopatia e al sadismo sessuale che rappresentano costrutti distinti, almeno all’interno del campione di questo studio di cento pazienti maschi forensi. Tutti questi pazienti sono stati colpevoli di violenze sessuali; metà di loro ha avuto una diagnosi di sadismo sessuale. In secondo luogo, gli elementi che sono stati paragonati con il modello strutturale, in cui due aspetti della psicopatia (deficit affettivi e disinibizione comportamentale) predicono un ottavo della varianza della variabile latente “sadismo sessuale”. Gli altri due aspetti della psicopatia (stranezze nella condotta interpersonale e stile di vita esuberante) non sono significativamente correlati con il sadismo sessuale. Perciò il modello strutturale è in accordo con la predizione fatta da Kirsch e Becker che i deficit affettivi e la disinibizione comportamentale dovrebbero avere un effetto sull’espressione del comportamento sessuale sadico (ovvero gli autori hanno predetto un modello di analisi fattoriale confermativa che è stato confermato dalle analisi).

La presente scoperta non sembra supportare l’assunto di Porter e Woodworth[64] che tra l’altro cercherebbe la componente “brivido” della psicopatia che ha predisposto gli individui al sadismo sessuale. L’unico elemento della psicopatia che ha un maggior peso sulla componente del sadismo all’interno dell’EFA è l’insensibilità/mancanza di empatia. Quindi, empiricamente, l’elemento insensibilità/mancanza di empatia supera la sua quota nominale. Questa osservazione evidenzia il concetto dei deficit emotivi come connessioni cruciali tra i disturbi psicopatico e sadico sessuale. Inoltre, all’interno del modello strutturale in uno dei due fattori (quello dei deficit affettivi) si evidenzia un collegamento (modello di misura) tra sé stesso e il sadismo sessuale. Quindi, il focus delle future ricerche sulla natura del dominio psicopatia/sadismo sessuale potrebbe essere sull’elaborazione di questi deficit emozionali. Schneider[65] ha distinto tra componenti cognitive ed emotive dell’empatia nella sua descrizione fondamentale della “psicopatia senza affetto” (affectionless psychopath). Ricerche empiriche sembrano suggerire che gli psicopatici non hanno una compromissione dell’empatia cognitiva ma piuttosto hanno un qualche deficit relativo all’empatia emotiva, almeno per quanto concerne la decodifica delle espressioni facciali di paura o tristezza[66]. Una possibile opzione per una ricerca sperimentale futura sarebbe l’utilizzo del “Multifaceted Empathy Test”[67], un lavoro di classificazione illustrato che permette di differenziare la capacità di inferire gli stati mentali (empatia cognitiva) dalle abilità di esperire i sentimenti degli altri (empatia emozionale). Un assunto teorico sarebbe quello che da una parte i sadici sessuali condividono con gli psicopatici comuni la relativa inabilità di riflettere emozionalmente la sofferenza degli altri. Dall’altra parte, la comprensione cognitiva della sofferenza di qualcun altro potrebbe causare una reazione emotiva disfunzionale di eccitazione o di piacere solo tra i sadici sessuali, non tra gli altri psicopatici[68]. Questa idea potrebbe connettersi con le prime scoperte sull’eccitabilità sessuale dei sadici attraverso la descrizione della violenza o dell’aggressività sessuale[69],[70].

Sebbene le associazioni tra sadismo sessuale e psicopatia sono state discusse teoricamente, pochi studi hanno empiricamente esaminato le associazioni presentate in tali lavori[71]. Kirsch e Becker nel 2007[72] hanno sostenuto che i deficit cognitivi e/o affettivi nell’elaborazione emotiva possono predisporre gli psicopatici e i sadici sessuali verso la violenza strumentale. Mokros, Osterheider, Hucker, and Nitscke nel 2011[73] hanno affermato che il sadismo sessuale e la psicopatia sono costrutti differenti che condividono il fenomeno del distacco emotivo e della mancanza di empatia. Kirsch e Becker hanno concluso che la mancanza di empatia potrebbe essere considerata come un tratto caratteristico della psicopatia.

I criminali sessuali sadici hanno inoltre deficit nell’empatia. In base alla loro analisi dei dati di scene del crimine hanno concluso che i sadici sessuali sono emozionalmente distaccati dalla sofferenza delle loro vittime.

I risultati dello studio di Mokros nel 2012[74] indicano che un sadismo sessuale grave è un pattern deviante di eccitazione sessuale senza un deficit nell’empatia stessa. Secondo questa prospettiva, i sadici sessuali possono commettere atti di degradazione e umiliazione non perché sono incapaci di comprendere o sentire cosa stanno infliggendo alle loro vittime, ma perché raggiungono uno stato edonico attraverso questi atti di violenza sessualizzata. I presenti risultati sembrano contraddire l’ipotesi di Kirsch e Becker che i sadici sessuali possono non soffrire di indebolimento nell’empatia cognitiva, ma possono mancare di una risposta affettiva alla sofferenza delle loro vittime. Analogamente, Dietz et al.[75] hanno affermato che il distacco emotivo dalla sofferenza delle loro vittime è un aspetto rilevante del crimine di sadismo sessuale. Al contrario, questi risultati implicano che i sadici sessuali non hanno un deficit generale o nella capacità di contestualizzare o nel provare compassione, almeno se confrontati con altri criminali sessuali. Potrebbe essere il caso che la capacità empatica ordinaria del sadico sessuale non possa competere con l’attrazione sessuale del sadismo. Un’altra possibilità potrebbe essere che i sadici sessuali abbiano deficit nel funzionamento dell’empatia, ma questo distacco emozionale è specifico di situazioni particolari e non può essere evidente nella loro performance sul compito di classificazione computerizzato che viene usato[76].

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[22] La risposta di Startle (startle response) è una categoria di risposte che si attiva nell’organismo nel momento in cui si trova esposto a uno stimolo improvviso e inaspettato. La sua intensità può essere misurata attraverso la forza dell’effetto di trasalimento. La risposta è modulata dalla valenza (Kosslyn, S.M., Smith, E. (2014). Psicologia cognitiva – Mente e cervello. Pearson Italia, Milano – Torino).

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di Ilaria Ulgharaita

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