Come misurare la dipendenza da lavoro (test Workaholism)

ottobre 10th, 2016 | Posted by Igor Vitale in Psicologia del Lavoro

Tra le diverse scale del workaholism, quelle che sono state pubblicate nella ricerca scientifica sono tre: il Work Addiction Risk Test (WART; Robinson, 1989), la Schedule for Nonadaptive and Adaptive Personality Workaholism Scale (SNAP-Work; Clark, 1993) e la Workaholism Battery (WorkBAT, Spence & Robbins, 1992).

Il Work Addiction Risk Test è il primo strumento ad aver ricevuto conferma empirica. Questa scala ha come base teorica il paradigma della dipendenza e misura il workaholism con 25 item che rilevano prevalentemente il comportamento del Tipo A, riferendosi alla vita in generale come opposta agli specifici comportamenti lavorativi. Il questionario sembra avere una buona attendibilità, tuttavia la validità non è stata stabilita in maniera abbastanza convincente, questo perché gli studi di validazione hanno incluso al loro interno popolazioni piuttosto ristrette.

dipendenza da lavoro

La Schedule for Nonadaptive and Adaptive Personality Workaholism Scale (SNAP-Work) è uno strumento formato da 18 item a scelta forzata (vero/falso) costruito da Clark, McEwen, Collard & Hickok (1993) e somministrato a molte popolazioni di studenti e impiegati. In riferimento a questa scala si suppone che ci sia un legame tra il workaholism e il disturbo ossessivo compulsivo di personalità. Lo SNAP-Work presenta un’elevata coerenza interna e una buona attendibilità. Sebbene non sia uno strumento ampiamente usato dai ricercatori, sembra essere comunque una misura scientificamente valida (Mc Millian, O’Driscoll & Burke, 2003).

 

Nelle ricerche sul workaholism lo strumento che attualmente viene maggiormente utilizzato è  la Workaholism Battery (WorkBAT, Spence & Robbins, 1992). Si tratta di un questionario di self-report che utilizza una scala Likert a cinque punti, composto da 25 item che sono compresi all’interno di tre scale: drive, work enjoyment e work involvement. Queste tre scale si riferiscono alle dimensioni del workaholism secondo l’operazionalizzazione del costrutto che è stata formulata da Spence e Robbins (1992). La WorkBat ha una buona validità di facciata, di contenuto e convergente, tuttavia ci sono questioni riguardo la sua struttura fattoriale interna. Le prime due scale, infatti, sono state replicate in tre analisi fattoriali separate dimostrando più volte di avere degli alpha accettabili all’interno di numerose popolazioni. Il fattore relativo alla scala work involvement, invece, non è stato replicato in tre diverse analisi fattoriali. Questo è stato il motivo per cui la WorkBat è stata modificata da McMillian e O’Driscoll (2000) in una forma abbreviata di due scale formate da 14 item, che mantiene una buona attendibilità.

La figura professionale che tratta la dipendenza da lavoro è lo psicologo del lavoro

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