Il lato oscuro della Leadership

marzo 10th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Leadership

Articolo di Valentina Malinverni

La riflessione sugli aspetti “umbratili” della leadership evidenzia il nodo del potere, nodo che diviene centrale in momenti particolari del ciclo di vita lavorativo, quali ad esempio, la sfida della successone.
Il nodo del potere è al centro dei contributi psicodinamici in tema di leadership: l’ispirazione al potere, così come la rinuncia o la fuga da esso, sono ricondotti, alle prime esperienze infantili, al romanzo familiare di ciascuno. Da un unto di vista psicodinamico, attento dunque alle dimensioni meno visibili ed esplicite della vita organizzativa, la comprensione della leadership richiede di porre attenzione ad alcuni elementi centrali:

  • il potere cercato, voluto o evitato, è radicato nelle prime esperienze infantili;
  • la relazione leader-follower può essere letta attraverso la chiave del transfert, come ripetizione delle relazioni con le figure parentali;
  • la vita organizzativa è pervasa dalle emozioni suscitate in relazione al potere e, in particolare, da paura, invidia e rabbia;
  • il narcisismo è l’elemento centrale della leadership e può essere “tradotto” nella vita organizzativa in accezioni più mature o più problematiche, correndo il rischio della chiusura, del travisamento dei dati di realtà, dell’annientamento dei processi di lavoro effettivi;
  • la perdita di potere può essere vissuta come “non –esistenza”, soprattutto all’interno delle imprese familiari;
  • le fantasie dei follower rispetto al leader contribuiscono a co-costruire la relazione di leadership.

i segreti della leadership oscura

Sostenere la necessità di una maggiore attenzione alle dinamiche del potere significa agire nella direzione di limitare il lavoro dell’ombra, ma anche consentire ai leader di lavorare nell’ombra; più che contro, con l’ombra: con la difficoltà di ciascuno, anzitutto, ma anche con la tossicità dell’intera organizzazione. La leadership dovrebbe dunque esprimere la capacità di gestire questa tossicità, attraverso un continuo esercizio che si declina in capacità di gestire il disagio dei collaboratori di fronte a nuove sfide e nuove richieste, creare una vision e contenere le ansie esercitando la “capacità negativa”.

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