Tecniche di Empowerment e Psicologia

marzo 21st, 2017 | Posted by Igor Vitale in Leadership | Psicologia del Lavoro

Articolo di Valentina Malinverni

A livello psicologico, l’empowerment può essere inteso sia come prodotto che come processo, o meglio come processo psicosociale che può portare al risultato di empowerment percepito:
l’empowerment è una variabile continua, il che semplicemente significa che se ne può riscontrare di più o di meno. Non è una variabile dicotomica, che si dà oppure no. Piuttosto nell’osservarne la struttura dovremmo aspettarci di trovarne diversi gradi e livelli. Alcun persone, organizzazioni o comunità possono essere più o meno empowered di altre (..).L’empowerment è una costruzione evolutiva che può mutare nel tempo. Questo significa che non necessariamente si sviluppa in modo lineare. Una stessa persona può essere empowered in un determinato punto del tempo ed esserlo meno in un altro

test personalitàNon rappresenta mai uno stato dato, assoluto e oggettivo, ma rimane sempre soggettivamente e situazionalmente relativo. Quindi costituisce un processo che va oltre i costrutti con i quali normalmente viene paragonato e confuso, quali quelli di autostima, autoefficacia, locus of control, anche se il sentimento di autoefficacia è una parte fondamentale del sentirsi empowered.
I soggetti disempowered e helpless si sentono psicologicamente impotenti e dipendenti da un locus of control esterno, presentano atteggiamenti di passività, pessimismo e rassegnazione. Attraversare un processo di empowerment significa, per contro, sia riacquistare un locus of control interno e un grado di autodeterminazione e indipendenza, cioè un sentimento di fiducia in se stessi e negli altri, sia acquisire un certo grado di autoefficacia: la convinzione di poter raggiungere degli obiettivi riconoscendo non soltanto i propri limiti, ma anche le proprie opportunità e capacità, assumendosene la responsabilità e la progettualità. L’empowerment individuale riguarda soprattutto i concetti di controllo e di consapevolezza critica e avvia cambiamenti a tre livelli, cioè secondo tre stili interpretativi e costruttivi della realtà; il processo di attribuzione, di valutazione e di prefigurazione del futuro.
Il primo fa riferimento al modo in cui tentiamo di spiegare i nostri successi o insuccessi attribuendone le cause a fattori interni o esterni, stabili o specifici.
Il processo di valutazione riguarda invece le nostre credenze rispetto agli standard con i quali valutiamo le nostre prestazioni che, se troppo alti o irrealistici, portano a circoli viziosi di insuccessi percepiti e conseguente frustrazione.
Il processo di prefigurazione, infine, rappresenta il modo in cui immaginiamo, anticipiamo, visualizziamo il nostro futuro. Questo processo oscilla tra una posizione di realismo pessimista e deprimente e un atteggiamento di ottimismo illusorio, che però sembra avere un ruolo adattivo significativo, laddove ci permette di osare e di sperare, e che può innescare la costruzione di profezie che si auto realizzano positivamente piuttosto che negativamente. Divenire più consapevoli dei nostri schemi interpretativi della realtà e individuare una modalità per ridefinire il nostro grado d controllo su di essa, significa acquisire un buon grado di autoefficacia, intesa come possibilità di controllo sulla nostra vita senza cadere né in fantasie di onnipotenza né alla rassegnazione dell’impotenza.
Nell’ambito della psicologia della formazione degli adulti e della psicologia del lavoro e delle organizzazioni, lo sviluppo dell’individuo secondo i principi dell’empowerment è chiamato generalmente “personal empowerment”o “self-empowerment” e trova le sue radici nella filosofia del T-group e dello Sviluppo Organizzativo.
La crescita personale intrinseca al processo di empowerment, la capacità concreta di affrontare le situazioni e di esercitare un controllo sull’esito degli eventi, avviene in ambiti sociali, politici, storici e culturali specifici che influenzano l’identità e il senso di appartenenza delle persone nei confronti dei quali si sviluppa la consapevolezza critica. E’ attraverso la partecipazione come protagonisti attivi in quei contesti che un percorso di acquisizione di autoefficacia può confrontarsi con la prassi:
la partecipazione a livello di analisi individuale comprende l’azione collettiva, il coinvolgimento in organizzazioni di volontariato o di reciproco aiuto o sforzi individuali per influenzare il contesto socio-politico. Le azioni specifiche intraprese singolarmente al fine di raggiungere gli obiettivi non sono importanti quanto i tentativi di esercizio al controllo con un coinvolgimento di diversi individui (…). Dunque gli individui empowered possiedono una qualche combinazione di senso del controllo, consapevolezza critica del proprio ambiente socio-politico e coinvolgimento nella loro comunità.
Per realizzare il circolo virtuoso dell’empowerment, ai vissuti di autoefficacia, alla presa di iniziativa e all’assunzione di responsabilità, come esiti concreti di un processo di empowerment individuale, devono corrispondere il coinvolgimento nei processi collettivi, progettuali e decisionali e la delega e la condivisione di responsabilità all’interno di relazioni di fiducia e di sostegno reciproco.

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