Dedicato a chi da sempre la colpa agli altri

aprile 16th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Uncategorized

Per locus of control si intende un modello che spiega come la percezione che le persone hanno di sé stesse e della realtà possa essere semplicemente un punto di vista, indipendente dai fatti „reali‟, ovvero un modo con cui i fatti vengono interpretati. Julian B. Rotter (1966)85, attraverso questo modello, ha definito il grado di percezione rispetto al controllo del proprio destino e degli eventi.

Questo controllo può essere interno o esterno. Le persone che hanno un “locus of control interno” attribuiranno la causa di ciò che accade a se stessi e al proprio intervento, si sentiranno maggiormente responsabili delle loro azioni e avranno maggiori possibilità di successo. Le persone che hanno un “locus of control esterno” credono di avere poche possibilità di influenzare gli eventi, che dipendono, secondo loro, dal caso, da chi ha maggiore potere, ecc…, il loro atteggiamento sarà più passivo rispetto alle situazioni della vita e tenderanno ad accettare gli eventi anche quando potrebbero essere modificati. Ognuno di noi ha una dominanza di uno dei due stili di attribuzione ma è chiaro che questa varia in relazione al contesto in cui si trova.

Molti ricercatori, correlando i due fenomeni, la procrastinazione e il locus of control, hanno ipotizzato che dal momento che gli individui con un locus of control interno percepiscono una relazione contingente tra il loro comportamento e le conseguenze, ci si potrebbe aspettare da loro una minore procrastinazione rispetto ai soggetti con un locus of control esterno. Diverse ricerche hanno condotto a risultati misti mentre parecchi ricercatori non hanno trovato relazioni fra le due variabili.

Tuttavia, Trice e Milton (1987) hanno trovato che i procrastinatori hanno un maggiore locus of control esterno rispetto ai non procrastinatori, mentre Rothblum, Solomon e Murakami (1986)88 hanno trovato che i procrastinatori avevano una maggiore probabilità , rispetto ai non procrastinatori, di attribuire il successo degli esami a fattori esterni.

Sono molte le variabili legate al locus of control. Ad esempio, Mayo e Christenfeld (1999) hanno esaminato il sesso, la razza, e le aspettative di performance di studenti universitari e hanno trovato alcuni risultati scioccanti: gli uomini di gruppi razziali non minoritari prevedevano di ottenere le stesse prestazioni degli altri membri del loro gruppo e che queste sarebbero state uguali a quelle degli altri studenti universitari; le donne appartenenti a gruppi razziali non minoritari hanno riferito che sarebbe stato possibile ottenere certe prestazioni; invece, gli uomini appartenenti a minoranze razziali hanno creduto che gli altri membri del loro gruppo non avrebbero ottenuto buone prestazioni e che singolarmente avrebbero fatto anche peggio; le donne appartenenti a gruppi minoritari razziali hanno riferito di non credere nelle loro capacità e si sentivano inferiori alle controparti maschili. Una spiegazione di ciò potrebbe risiedere nel fatto che le basse prestazioni possono far diminuire l‟autoefficacia, la fede nella propria capacità di avere successo e scoraggiare gli individui a mettersi in gioco. Diverse variabili contribuiscono alla spiegazione delle prestazioni di un individuo. Ad esempio, i commenti denigratori, la mancanza di sostegno positivo da parte dei docenti e la percezione, da parte degli stessi, che gli studenti di sesso femminile sono meno capaci in confronto agli studenti di sesso maschile, un trattamento differenziato e le molestie sessuali, possono contribuire a creare un ambiente accademico negativo per gli studenti universitari di sesso femminile.

Un’altra variabile indagata in relazione al locus of control ed alla procrastinazione è il perfezionismo, inteso come una caratteristica della personalità che induce nelle persone il desiderio di essere impeccabile, la paura dell‟imperfezione, la valutazione degli errori come difetti personali e la considerazione della perfezione come l’unica strada per l’accettazione personale91. Da una parte, cercare di essere perfetti genera insoddisfazione, dall’altra può essere un modo attraverso cui la persona può migliorare diversi aspetti della sua vita. Generalmente, il perfezionismo tende ad essere visto in un contesto negativo; tuttavia, è possibile individuare due aspetti del fenomeno in questione: il perfezionismo può essere adattivo o disadattivo. Gli aspetti adattativi del perfezionismo hanno effetti positivi nella vita delle persone (ad esempio, per raggiungere gli obiettivi personali, per aumentare gli standard di vita, l’ordine, l’autosufficienza, il rispetto di sé, ecc..) mentre gli aspetti disadattivi hanno una influenza negativa nella vita umana (ad esempio, ansia, preoccupazione, procrastinazione, pressione, aggressività, rabbia, ecc..)92. In realtà, in ogni persona, la tendenza ad essere perfetta è innata. Accade però che questa si modifica nel corso della vita, in relazione non solo all‟ambiente ma anche alla persona stessa. Per questo motivo è importante rivelare l’effetto del locus interno o esterno sul perfezionismo93.
Nonostante sia chiaro legame concettuale esistente tra locus of control, procrastinazione e perfezionismo94, sono pochi gli studi condotti sull‟argomento. La relazione tra locus of control e procrastinazione è stata indagata soprattutto in ambito universitario dal momento che, da diversi studi95, è emerso che circa il 95% degli studenti universitari procrastina puntualmente il completamento delle tesine.

Uno studio interessante condotto da Janssen e Carton (1999)96 , non solo ha esaminato il locus of control e la procrastinazione, ma anche quanto quest‟ultima potesse influire sulla difficoltà del compito. Si prevedeva che le persone con un locus of control esterno avrebbero procrastinato di più rispetto a quelle con un locus of control interno e che la difficoltà del compito sarebbe stata una variabile predittiva della procrastinazione. È stato ipotizzato che gli studenti che avrebbero completato il compito difficile sarebbero stati coloro che più procrastinavano rispetto a coloro che avrebbero completato il compito facile. In realtà, non è stato trovato alcun effetto significativo della difficoltà del compito sulla procrastinazione e ciò è stato attribuito al fatto che la difficoltà del compito ha troppi punti di confusione indesiderati come la lunghezza del compito, rendendolo troppo complicato per controllarlo correttamente. Si è riscontrato, però, che gli studenti con un locus of control interno hanno cominciato molto prima rispetto a quelli con un locus of control esterno dalla consegna del compito.

Un altro studio condotto da Brownlow e Reasinger (2000) ha mostrato che le variabili in questione sono strettamente connesse. In particolare, i risultati hanno rivelato che la scarsa motivazione estrinseca, insieme al perfezionismo (per le donne, in particolare) ed al locus of control esterno, hanno contribuito alla tendenza a ritardare le attività della scuola. I “bassi procrastinatori” accademici sono stati più motivati da entrambe le forze interne ed esterne rispetto agli “alti procrastinatori” ed hanno considerato i compiti accademici meno avversivi in generale. Inoltre, gli alti procrastinatori attribuiscono i loro successi a fattori esterni (il contesto e la fortuna), riconoscendo che fanno poco per contribuire ai loro risultati accademici, quando questi si verificano. Questi risultati suggeriscono che la motivazione ed i fattori di personalità contribuiscono alla procrastinazione accademica.

Articolo di Nicoletta Caruso

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