La definizione di attaccamento in psicologia

maggio 9th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Psicologia dello Sviluppo

Il termine attaccamento viene utilizzato per la prima volta da John Bowlby, come concetto cardine per spiegare il comportamento dei bambini. Per legame di attaccamento s’intende la risultante di un preciso, e in parte pre-programmato, sistema di schemi comportamentali, che si sviluppano durante i primi mesi di vita e hanno l’effetto di mantenere il bambino in una più o meno stretta prossimità con la figura materna (1989).

L’idea è che il bambino abbia una predisposizione biologica a cercare la presenza della persona adulta, trovando protezione e permettendo, di conseguenza, una maggiore sopravvivenza alla specie. E’ possibile distinguere tra:

  1. attaccamento, che permette una tendenza permanente alla vicinanza a una determinata figura;
  2. comportamento d’attaccamento, la cui intensità può variare;
  3. sistema d’attaccamento, che media l’attivazione dei comportamenti d’attaccamento, attraverso un meccanismo di feedback.

1.3.2  I sistemi comportamentali innati specie-specifici

Vi sono delle regolarità specie-specifiche nel comportamento istintivo che portano i piccoli della specie a cercare la vicinanza con la madre.

Qui, l’Autore accomuna il comportamento d’attaccamento ad altri comportamenti istintivi, caratterizzati dai seguenti aspetti:

  1. sono costituiti da una sequenza comportamentale con un risultato prevedibile;
  2. hanno delle conseguenze che contribuiscono alla sopravvivenza della specie;
  3. sono presenti e si sviluppano senza che ci sia stata una particolare esperienza precedente di apprendimento;
  4. rimangono pressoché invariati nell’esperienza.

Negli animali le sequenze d’azione si basano su sequenze casuali, per cui se non si verifica un evento che costituisce un anello della catena, questa s’interrompe; nell’uomo invece, i sistemi comportamentali sono più complessi e organizzati in piani gerarchici, per cui l’attività di un sistema comportamentale può non essere seguita dalla sua conseguenza funzionale (esempio: bambino che succhia il ciuccio senza assumere cibo).

Si possono quindi distinguere in questo caso:

  • il risultato immediato di un comportamento, che rappresenta ogni risultato individualmente vantaggioso, in base al quale si struttura un comportamento istintivo;
  • il risultato finale, valutato in base al valore di sopravvivenza della specie: corrisponde alla funzione filogenetica del comportamento.

La funzione specie-specifica rappresenta quindi la migliore possibilità di adattamento, permettendo la sopravvivenza dell’umanità.

1.3.3  Il comportamento d’attaccamento orientato allo scopo

 

Bowlby, nell’affrontare il tema dello schema fisso d’azione, si rifa al concetto di stimolo segnale, che ha la proprietà di fare partire automaticamente un’azione a schema fisso e in tal senso è definito come specifico.

In particolare Bowlby qui, riprende autori come Miller, Galanter e Pribram, i quali stabilirono che il collegamento tra immagine ed azione avviene tramite l’elaborazione dell’unità TOTE (Test Operate Test Exit), definito esattamente come un sistema di regolazione dell’azione in base ai risultati, a partire dai piani originari formulati, che guidano il comportamento.

I sistemi di controllo, organizzati secondo una regolazione tra la meta stabilita e la retroazione (meccanismi di feedback e feed-forward) sono definiti come sistemi di controllo volti ad uno scopo.

Bowlby definisce il comportamento d’attaccamento come organizzato e regolato in senso cibernetico, a seconda della valutazione delle circostanze.

Analogamente al modello TOTE, è corretto secondo lo scopo, attivandosi in circostanze di pericolo in assenza della figura d’attaccamento, come l’allontanarsi dalla madre (stimoli segnale) e cessa con la vicinanza a quest’ultima.

 

 

– Tab. 1 – Comportamento d’attaccamento orientato allo scopo

 

Unità TOTE Comportamento d’attaccamento
Test (verifica) La mamma si è allontanata
Operate (agisci) Mi avvicino a lei
Test (verifica) Ora mamma è vicina
Exit (esci) Posso tornare a esplorare

Grazie al circuito a feedback, tale sistema permette di rilevare ogni discrepanza tra l’istruzione iniziale e la prestazione in corso, cosicché il comportamento possa essere modificato di conseguenza.

Nel caso della relazione madre-bambino, lo stimolo segnale per l’attivazione del comportamento di attaccamento è l’assenza materna; il comportamento di accudimento reciproco invece, può essere attivato dal pianto del bambino per esempio. Infatti la madre reagisce istintivamente ai segnali del suo bambino, perché dotata di un apparato di ricezione ed elaborazione connesso a determinati stimoli infantili, definiti meccanismi scatenanti innati.

Più lo stimolo segnale è amplificato, più è probabile il verificarsi dell’azione.

Vi è un equilibrio dinamico della coppia madre-bambino di avvicinamento/allontanamento senza mai superare una certa distanza, attraverso la regolazione di quattro classi di comportamento:

  1. il comportamento d’attaccamento del bambino;
  2. il comportamento antitetico dell’attaccamento, in particolare il comportamento esploratore a partire da una base sicura;
  3. il comportamento protettivo materno;
  4. il comportamento materno antitetico.

Inoltre, l’attivazione del sistema d’attaccamento è mediato:

  1. dalle condizioni di vulnerabilità del bambino, come il dolore o la paura;
  2. dal comportamento di assenza della madre;
  3. da altre condizioni ambientali allarmanti o di frustrazione nel rapporto con altri adulti.

Liotti (1994/2005), il quale afferma che i sistemi motivazionali sono sistemi innati e vanno incontro nel corso dell’evoluzione, a modificazioni e sviluppi, in funzione dell’esperienza umana mediata anche dalla cultura.

Nelle relazioni umane si succedono diversi sistemi motivazionali interpersonali, quali l’attaccamento, l’agonismo, la cooperazione e la sessualità.

L’agonismo implica la competizione per il rango sociale, mentre il sistema d’accudimento e quello di attaccamento guidano l’offerta e la richiesta di cura.

Il sistema cooperativo è attivato in tutte le relazioni caratterizzate dalla ricerca di un obbiettivo congiunto, la cui genesi si trova nei comportamenti di attenzione congiunta, sin dal primo anno di vita.

Liotti (1994/2005) inoltre, riprendendo MacLean, distingue tre livelli di motivazioni, ognuno dei quali corrisponde a un adattamento darwiniano, ottenuto per variazione e selezione naturale.

Al livello base , connesso all’attività di reti neurali localizzate nel complesso R del cervello (tronco encefalico, nuclei della base), corrispondono i sistemi che controllano i comportamenti e le funzioni fisiologiche. Questo livello riguarda in particolare, la territorialità e l’esplorazione dell’ambiente circostante.

Il secondo livello invece, regola la comunicazione fra i membri del gruppo sociale, esattamente in quelle specie capaci di riconoscimento durevole fra conspecifici interagenti (soprattutto uccelli e mammiferi.)

Il livello neo-corticale infine, implica la presenza di sistemi conoscitivi superiori, è influenzato dallo sviluppo del linguaggio e riguarda la ricerca e costruzione di strutture di significato.

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