La definizione di Intelligenza Emotiva in psicologia

giugno 4th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Uncategorized

Per intelligenza emotiva si indica la capacità di motivare se stessi e di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni; di controllare gli impulsi e rimandare le gratificazioni; di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare; e, ancora, la capacità di essere empatici e di sperare.33 Nella sua fondamentale definizione dell’intelligenza emotiva, Salovey include le intelligenze personali di Gardner, estendendo queste abilità a cinque ambiti principali: la conoscenza delle proprie emozioni; il controllo delle emozioni; la motivazione di se stessi; il riconoscimento delle emozioni altrui; la gestione delle relazioni.


Una buona padronanza di sé – ossia la capacità di resistere alle tempeste emotive causate dalla sorte avversa, senza essere schiavi delle passioni- è una virtù elogiata fin dai tempi di Platone. L’unica parola greca che indicava questa qualità era sophrosyne, ossia, secondo la traduzione del grecista Page DuBois, “cura e intelligenza nel condurre la propria vita”. I Romani e i primi cristiani la chiamarono temperantia, in altre parole, la identificavano con la capacità di frenare gli eccessi emozionali. In effetti, l’obiettivo della temperanza è l’equilibrio, non la soppressione delle emozioni: ogni sentimento ha il suo valore e il suo significato.

Secondo Goleman la persona emotivamente competente si distingue perché possiede cinque ben precise caratteristiche:

  • conoscenza delle proprie emozioni;
  • controllo e regolazione delle proprie emozioni;
  • capacità di sapersi motivare;
  • riconoscimento delle emozioni altrui (empatia);
  • gestione delle relazioni sociali tra individui e nel gruppo.

La prima definizione ufficiale di intelligenza emotiva fu “l’abilità di controllare i sentimenti e le emozioni proprie e degli altri di distinguerle tra di loro e di usare tali informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni”. (J. Mayer & P. Salovey, 1989/90).37
Questa definizione combinava perfettamente le idee che l’emozione rende il pensiero più intelligente e che si pensi in modo più intelligente alle emozioni: quindi, collegava perfettamente l’intelligenza all’emozione.
Gli individui differiscono nell’abilità di gestione delle loro emozioni e nel modo da risolvere i problemi. Gli stati d’animo e le emozioni sottilmente, ma sistematicamente, influenzano alcune delle componenti delle strategie implicate nel problem-solving (D.J.Mayer,1986). Le emozioni positive possono facilitare la nascita di piani futuri, possono alterare l’organizzazione della memoria in modo da permettere l’integrazione di più materiale cognitivo e mettere in relazione idee diverse (A.M. Isen, 1987), permettono di mettere a fuoco i bisogni più pressanti e, in conclusione, le emozioni e gli stati d’animo possono essere usati per motivare e supportarne l’adempimento di complessi compiti intellettuali. (R Albert, R.Haber, 1960; C. Showers, 1988).

Articolo di Emilio Davì

Corso Comunicazione Non Verbale

 

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