Dipendenza da Gioco d’Azzardo Patologico: trattamento, cura, terapia

giugno 6th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

Articolo di Laura Koelliker

Il gioco d’azzardo, similmente a quelle che vengono definite “le nuove forme di dipendenza” o “dipendenze senza sostanze”, pone problemi nuovi e diversi da quelli incontrati nella “storia” della prevenzione dalle dipendenze da sostanze. Se nel caso delle dipendenze da sostanze il nodo principale è stato quello relativo alle conseguenze patologiche e distruttive dovute all’incontro e alla relazione con una sostanza (un oggetto concreto), nel caso delle dipendenze senza sostanze ci troviamo di fronte a fenomeni che non trovano una “causa” o un’aggravante in un oggetto esterno che si introduce in un organismo modificandone la biochimica (Rigliano, Croce, 2001, in Croce, Zerbetto, 2001).
Queste nuove forme di dipendenza non hanno a che fare con l’uso di sostanze, con condotte ritenute devianti, disapprovate o socialmente non accettate. Al contrario, vanno ad evidenziare condotte, comportamenti e abitudini che interessano ognuno di noi. “Sono abitudini e consuetudini del tutto legittime e spesso socialmente incentivate: si pensi al consumo, all’esercizio fisico, all’uso di tecnologie informatiche, al lavoro e così via”. (Lavanco, Varveri, 2001).
In quest’ottica, quindi, tutti siamo esposti al “rischio”, ognuno di noi potrebbe potenzialmente abusare di comportamenti, abitudini del tutto “innocue” fino a quel momento. Per quanto riguarda il gioco d’azzardo “In quest’ottica si tratta di considerare e lavorare nella prospettiva del fatto che “il venirne a contatto” non costituisca un’esperienza a unica soluzione di evoluzione patologica” (ibidem). Queste nuove forme di dipendenza prendono il nome anche di New Addiction.
In inglese il termine addiction significa “dedizione, inclinazione”, dall’etimologia risaliamo al latino addictio, sostantivo del verbo addicere, che aveva diversi significati, tra cui quello di dedicarsi, abbandonarsi a qualcosa. Nel campo giuridico latino, invece, addictus voleva dire “schiavo per debito”. Questa parola quindi rimanda a un significato di mancanza di libertà, di schiavitù, depersonalizzazione e sottomissione.

casino-dipendenza gioco azzardo
“L’addiction è caratterizzata da un profondo coinvolgimento del soggetto nei confronti dell’uso di una droga, dell’alcol, del consumo di cibo, della pratica del gioco d’azzardo o dei video-giochi, degli sport estremi, dello shopping, della rete, del sesso, del lavoro.
L’addiction connota non solo la dipendenza da una sostanza e nemmeno presuppone che essa sia proibita, ma risponde maggiormente a una forma di amore proibito e impossibile cui si tende, che genera una profonda angoscia. L’angoscia è la condizione soggettiva che maggiormente connota l’addiction. Essa deriva dal desiderio compulsivo di una sostanza o di un comportamento e non necessariamente quindi dalla dipendenza fisica” (Pani, Biolcati, 2006).
Il termine addiction è stato tradotto dai francesi con Toxicomanie che indica “un desiderio di nuocere a se stessi” (ibidem).
Nel mio lavoro, invece, vorrei considerare le new addiction come l’unica soluzione disponibile in quel momento alla persona per poter affrontare la sofferenza mentale.
“Nel nuovo scenario anche i protagonisti sembrano essere cambiati e il gioco d’azzardo non pare interessare prevalentemente – o solo – la fascia giovanile, la quale, come è noto, ha raccolto e continua a raccogliere gran parte delle attenzioni e preoccupazioni pubbliche. Molte delle persone coinvolte in maniera distruttiva con il gioco d’azzardo sembrano infatti uscite da tempo dalla dimensione – quantomeno anagrafica – dei giovani, e dalla ricostruzione di parecchie biografie non sempre sono visibili elementi di emarginazione e di rischio sociale, quali segnali premonitori o indicatori di disagio, di sofferenza. Certo è vero, e meriterebbe maggiore attenzione, che in molti casi il gioco d’azzardo anticipa, amplifica, integra o sostituisce altre forme di dipendenza; osservazione che non può che spingerci a riflettere sul fatto se esista o meno una base comune a diverse dipendenze. Così come è altrettanto riconosciuto il fatto che l’ “arrivo” a una dipendenza segua spesso a precedenti momenti di depressione più o meno consapevoli, a scacchi sociali ed episodi di problematicità magari “non rumorosi”. Tuttavia, è altrettanto vero che non sono infrequenti i casi di persone in cui, pur presentando problemi di gioco d’azzardo, non siano riscontrabili “cause esterne” o biografie riconosciute di sofferenza.
Tali considerazioni evidenziano come, pur nelle diverse specificità e sviluppi – e nel peso che comunque giocano le diseguaglianze sociali – la possibilità di dipendenza non solo sia diventata un qualcosa di trasversale a generazioni, a riti, miti e a bisogni diversi, ma anche – e questo è l’aspetto forse più inquietante – sia divenuta una condizione di rischio sociale aperta a ognuno di noi” (Croce, Nanni, 2004 in Lavanco, Varveri, 2006)
Con il concetto di addiction si intende definire una condizione generale in cui la dipendenza psicologica spinge alla ricerca dell’oggetto, senza il quale l’esistenza diventa priva di significato.
“Addiction e dependence non compaiono necessariamente insieme. Il riconoscimento di nuove forme di dipendenza nei confronti di attività – e non più solamente di sostanze chimiche – conferma l’ipotesi che si possa sviluppare un addiction senza dependence, un bisogno imprescindibile di mettere in atto dei comportamenti significativi, in assenza di una dipendenza fisica vera e propria. D’altra parte si può anche avere dipendenza fisica senza addiction, vale a dire senza sviluppare una fenomenologia patologica che conduce mano a mano alla completa autodistruzione e all’isolamento del soggetto. Si pensi alla dipendenza dalla nicotina: sicuramente l’organismo richiede la sostanza e si sviluppa anche una dipendenza psicologica, ma difficilmente si arriva ad azioni illegali o comportamenti antisociali a causa del fumo” (Guerreschi, 2005). Alla luce delle considerazioni fatte sulle dipendenze (fondate sull’abuso di sostanze) e nuove dipendenze (che non sono fondate sull’ abuso di sostanze), credo sia necessario approcciare al fenomeno del gioco d’azzardo non in maniera astratta ma, in relazione ai diversi tipi di giochi e di giocatori. “Così, infatti, come è inopportuno e poco scientifico parlare di droga senza considerare le differenze di tipo chimico, di modalità d’uso, di significati simbolici e di mercato, è anche inopportuno parlare di gioco d’azzardo in senso generale senza considerare le varie forme di gioco e le loro diverse potenzialità attrattive, allo stesso tempo assolute e relative” (Croce, 2002, pp. 143).
Risulta evidente quindi che non si può studiare o ricondurre il fenomeno della tossicodipendenza solo alle caratteristiche della sostanza che si assume trascurando i risvolti psicologici del soggetto e certamente non si può soltanto studiare la personalità di un soggetto al solo scopo di rintracciare la tendenza a sviluppare una dipendenza. È interessante, invece, focalizzare l’attenzione sulla relazione che si instaura tra i soggetto e l’oggetto della dipendenza, un processo unico, particolare e carico di significati (Rigliano, 1998, in Guerreschi, 2005). “Quindi significa ragionare nel comprendere i bisogni, gi spazi vuoti, le identità e i ruoli ai quali il gioco risponde e che in un certo senso crea” (Lavanco, Varveri, 2006)

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