Come superare i traumi con il neurofeedback

giugno 30th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Clinica

Neurofeedback

Il Neurofeedback si presta a questo compito per diversi motivi. Prima di tutto, è un mezzo pronto per modificare il livello di eccitazione del soggetto in modo controllato. In secondo luogo, a differenza di tecniche di biofeedback, il controllo è bidirezionale: si può muovere la persona verso l’alto e verso il basso nel livello di eccitazione in modo arbitrario. In terzo luogo, con il neurofeedback si sta operando in un spazio molto più grande e variabile rispetto a quanto avviene con biofeedback tradizionale. L’intera gamma di frequenza dell’elettroencefalogramma (EEG) è disponibile, così come tutte le posizioni del cuoio cappelluto. Questo fornisce l’occasione sia per la specificità nella ricerca degli obiettivi della ricerca sia per la messa a punto dei particolari.

Questi due approcci di base hanno ciascuno i loro punti di forza. Il targeting specifico ha i suoi vantaggi per condizioni di forte rappresentazione corticale, come difficoltà di apprendimento specifici. Il più generale targeting basato sui meccanismi è appropriato per la disregolazioni più profonde, più diffuse, più approfondite, e non specifiche che caratterizzano molti dei problemi di salute mentale che sono stati finora intrattabili.

In uno studio si sono orientati sullo stato di eccitazione della persona in cui si fa riferimento all’eccitazione tonica piuttosto che fasica. Il training di neurofeedback guida dolcemente la persona ad un livello di eccitazione che permette l’esplorazione del suo “spazio degli stati”.

L’immediato obiettivo è trovare la zona di comfort della persona, il punto in cui può essere meglio tollerato il training di Neurofeedback.

Questa zona di comfort è altamente individuale, e registra l’intrinseco livello di eccitazione caratteristico della persona.

L’eccitazione può essere pensata come un composto di molte attivazioni specifiche, per esempio, eccitazione cognitiva; eccitazione del SNA e attivazione del sistema del controllo esecutivo.

Ogni training di Neurofeedback influenza lo stato di eccitazione in generale, e mediante il piazzamenti di un elettrodo specifico è possibile influenzare il training verso attivazioni di determinati sistemi.

È stato fornito il Neurofeedback ai veterani con DPTS. Dei veterani hanno accettato di sottoporsi a questa terapia; ci sono stati forniti i risultati della terapia di due veterani.

Questi veterani mostravano sintomi come: flashback, attacchi di panico, fobie, mal di testa quotidiani, ipervigilanza, sbalzi d’umore, ansia e depressione, fatica, rabbia, dolori cronici, bruxismo, intestino irritabile.

Posizionando gli elettrodi nelle varie zone del cuoio capelluto ed iniziando ad inviare il segnale a diversi Hertz (iniziando da un grado più basso e aumentando progressivamente), si inizia a cercare le condizioni ottimali di training caratterizzando la risposta del sistema nervoso.

Una volta trovata la condizione ottimale si invia il segnale a frequenze in diverse parti del cervello per rieducarlo, questo avviene grazie alla neuro plasticità del nostro cervello.

L’obiettivo immediato di questa tecnica è un generale miglioramento della capacità di autoregolazione, utilizzando i protocolli a cui ogni sistema nervoso risponde.

I sintomi sono soltanto i punti di riferimento del progresso: essi determinano solo le procedure di training in un modo molto generale.

 

Conclusioni

Come avete precedentemente letto in questo studio, è stato affrontato il DPTS in ambito militare; ed in particolare sono state prese in considerazione ed approfondite due particolari terapie: Ipnosi e Neurofeedback.

In questa ricerca abbiamo notato che l’ipnosi racchiude in sé diverse caratteristiche ed è costituito da più elementi.

Questa terapia può essere utilizzata come tecnica integrativa di supporto per ridurre l’ansia e stabilizzare il paziente per produrre, in seguito, sentimenti di calma da una suggestione post – ipnotica; come tecnica di svelamento in cui il paziente può comunicare attraverso eventi traumatici, ed infine, come tecnica di integrazione della memoria.

Il Neurofeedback, invece, è un tecnica che permette di regolare autonomamente l’attività del proprio SNC attraverso una conoscenza di se stessi.

Il paziente sottoposto a questa terapia apprende, dopo vari interventi,  a modulare parametri come frequenza, ampiezza e coerenza per quanto riguarda l’EEG. Questo è possibile grazie alla neuroplasticità del nostro cervello: la capacità di cambiare e riorganizzarsi attraverso l’esperienza.

Descrivendo particolari studi in cui sono state utilizzate come tecniche, appunto l’ipnosi ed il Neurofeedback, possiamo confermare riscontri ed esiti positivi alla fine del trattamento per più soggetti affetti da DPTS.

Sono quindi, idonee, per essere utilizzate come terapie integrative e/o alternative come sollievo della sintomatologia del DPTS.

Articolo di Silvia Bartolomucci

Comments

Comments

You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 Responses are currently closed, but you can trackback.