Fascismo e Psicologia delle masse: i meccanismi psicologici spiegati

luglio 17th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Psicologia Sociale

La fortuna di Mussolini  fu quella di imbattersi in una massa disposta alla sottomissione a causa della delusione e della frustrazione degli italiani fatti a pezzi come comunità dalla guerra e causa di una “paura della libertà” e del bisogno di un protettore magico. La forza di unione del gruppo fascista deriva dall’identificazione di tutti con Mussolini in quanto tendeva a promuovere l’idealizzazione di sé stesso nei suoi seguaci.

“ Il soggetto facendo del capo il proprio ideale, ama se stesso e al contempo si libera del sentimento di frustrazione e di insoddisfazione che affliggevano il proprio Io Empirico” (Adorno)

Mussolini conciliò le molteplici tensioni psicologiche esercitate sulla popolazione, allo scopo di ottenere una sorta di autorità paterna, con l’imposizione della  disciplina e della propria idealizzazione. Per incoraggiare l’identificazione a livello delle masse più vaste e numerose, si riduceva di continuo alle immagini più modeste ed umili, delle varie classi sociali italiane, facendo conoscere in questa abilità una capacità spettacolare .

Secondo Freud, il leader deve giocare su un delicato equilibrio di nevrosi e di sublimazione, dovute alle proprie illusioni.

Il fondatore della psicoanalisi Sigmund Freud ripensando ai processi psicologici che avevano agito durante il periodo bellico, sui disturbi della psiche che colpivano molti soldati e continuavano anche a guerra finita ispirò la stesura del suo libro “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” pubblicato nel 1921, in cui mette in risalto il rapporto Io/massa, con un attenzione prevalente sull’Io. Nella sua analisi i gruppi non escono molto bene,dalle riflessioni di Freud:-nel migliore dei casi, potrebbero essere descritti come una necessità, o una spiacevole necessità.

Freud costruisce la sua teoria sulle descrizioni di Le Bon, medico e sociologo che alla fine del XX secolo scrisse un libro autorevole “Psicologia delle folle”(1885), in cui esso afferma che nella massa l’individuo regredisce a uno stato primitivo. Il termine “primitivo” veniva utilizzato in tre  sensi diversi.

Innanzitutto, primitivo dal punto di vista psicologico, nel senso di processi di pensiero primario e quindi associato alla pazzia; in secondo luogo  primitivo dal punto di vista dello sviluppo, nel senso di prime fasi della vita, e quindi associato all’infanzia; e infine primitivo dal punto di vista evoluzionistico, nel senso di popolazioni, e quindi associato ai non-europei.

Questo termine “primitivo” è il locus intorno al quale Le Bon e Freud costruiscono l’equivalenza tra stati mentali di masse, popolazioni primitive e bambini. A proposito di tale questione Freud ribadisce “quanto sia giustificato identificare l’anima delle masse con l’anima dei primitivi”. La massa è un luogo di estremi, dove predominano processi mentali primari: -“I sentimenti della massa sono sempre semplicissimi e spropositati; la massa non conosce quindi né dubbi né perplessità”. Nelle masse le idee antitetiche possono coesistere una accanto all’altra senza che dalla  loro contraddizione logica scaturisca un conflitto. Spesso le masse possono essere morali, non certo per una tendenza naturale, bensì soltanto “per influenza della suggestione”. Nelle masse le pulsioni imperversano, pertanto “quando gli individui si trovano riuniti in una massa, tutte le inibizioni individuali scompaiono e tutti gli istinti crudeli, brutali, distruttivi che nel singolo sonnecchiano, quali relitti di tempi primordiali, si ridestano e aspirano al libero soddisfacimento pulsionale.

Il fatto che nella realtà le masse a volte operino insieme viene  spiegato mediante la teoria della libido e dell’attaccamento. Freud descrive in che modo l’individuo si identifichi con gli altri membri della massa.

Infine le masse non hanno mai conosciuto il senso della verità; hanno bisogno di illusione a cui non possono rinunciare.

La massa teme l’autonomia vuole “essere dominata e oppressa, vuole temere il proprio padrone”.

I sentimenti di empatia che possono esistere all’interno della massa sono spiegati con la nozione di “contagio”, termine che evoca significati quali contaminazione o malattia. Di conseguenza ogni tipo di reciprocità possa nascere è una sorta di malattia e occorre opporvi resistenza. Un altra spiegazione data da Freud per la nascita della reciprocità in una massa è l’identificazione basata sul fatto che a suo avviso tutti i suoi membri abbiano interiorizzato l’immagine del leader.

Articolo di Maria Angela Aprile

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