Essere vittima di stalking: tipi, classificazioni, cosa fare

Articolo di Salvia Gelsomina

Prima di esaminare il ruolo della vittima di stalking, ritengo opportuno passare in rassegna l’evoluzione, in ambito criminologico, psichiatrico-forense e giuridico, dell’analisi delle tante variabili che intercorrono tra vittima e aggressore.

La percezione della vittima può essere riassunta in quattro categorie:

  1. vittima ignorata, visto che “il criminale agisce e la vittima subisce” gli studiosi concentravano tutta l’attenzione sul criminale, mentre la vittima veniva ignorata in quanto ritenuta inerte e passiva. Compito dello Stato era punire l’autore del reato e le pretese risarcitorie della vittima erano molto limitate;
  2. vittima criminalizzata, la vittima non è sempre innocente e può anche essere responsabile del reato;
  3. vittima tutelata, l’accento viene posto oltre che sul danno fisico e morale, anche su quello esistenziale;
  4. vittima valorizzata, la vittima non deve solo ricevere assistenza ed essere tutelata dall’ordinamento, ma deve anche partecipare attivamente al procedimento penale.

Col termine predisposizioni vittimogene si indicano una serie di tratti caratteristici e qualità peculiari che rendono un soggetto più esposto, sia in modo temporaneo che permanente, e/o meno protetto di un altro, e perciò più suscettibile di diventare vittima di un particolare crimine.

 

Per quanto riguarda le vittime potenziali, possono essere suddivise in due gruppi:

  1. GRUPPO caratterizzato da una predisposizione specifica della vittima, che trae fondamento da elementi quali il sesso, l’età, l’ambiente sociale e la professione;
  2. GRUPPO caratterizzato da una predisposizione generale a diventare vittima: l’essere cioè una vittima “nata”.

Ponti ha attuato una distinzione tra vittime attive e vittime passive. Le prime si dividono a loro volta in aggressive (assumono comportamenti violenti che portano altri soggetti a difendersi con comportamenti ugualmente aggressivi, da qui il reato) provocatrici incoscienti (tendono a comportamenti provocatori), disonoranti (assunzione di comportamenti sessuali ritenuti inammissibili), consenzienti (acconsentono alla loro uccisione) e favorenti (il comportamento tende a favorire il reato). Le seconde sono soggetti che non hanno nessuna azione (diretta o indiretta) nella criminodinamica e criminogenesi, e si dividono a loro volta in vittime accidentali (coinvolte per caso), preferenziali (scelte in base a caratteristiche ricercate dall’autore, quali il ruolo o lo status sociale), simboliche (scelte come bersaglio di un gruppo) e sbagliate ( errore di persona). Galeazzi, Curci e Secchi (2003) classificano le vittime dello stalking nel seguente modo:

a) VITTIME PRIMARIE (DIRETTE) suddivisibili in:

  • ex intimi, la maggior parte delle vittime è composto da persone che hanno
    avuto in precedenza una relazione intima (solitamente sessuale) con il molestatore. Anche se molte di queste ritengono di aver subito molestie anche durante la relazione, il vero stalking ha inizio solo nel momento in cui la vittima decide di porre fine al rapporto. In questa categoria vittimologia troviamo soprattutto donne. Quanto più è stato intenso l’investimento affettivo, più durature saranno le molestie;
  • amici e conoscenti occasionali, la maggior parte delle vittime è di sesso maschile. Le molestie iniziano dopo il fallimento di un’amicizia o dopo un incontro casuale, e sono meno durature;
  • contatti professionali, alcune professioni come l’avvocato, l’insegnante, l’operatore sanitario risultano essere più soggette di altre a richiamare l’attenzione di molestatori assillanti, in quanto è probabile che abbiano contatti con individui che fraintendono l’offerta d’aiuto mostrata loro e la interpretino come segnali di un interesse sentimentale;
  • altri contatti lavorativi, in tale categoria rientrano coloro che vengono molestati da datori di lavoro, dipendenti o colleghi. Gli stalker in questo caso apprtengono alla tipologia dei corteggiatori incompetenti, dei cercatori di intimità o a quella dei rancorosi;
  • Sconosciuti, sono vittime (uomini e donne di qualsiasi età) che non hanno mai avuto alcun tipo di contatto precedente con il molestatore fino all’inizio della campagna di molestie. Gli stalker in questo caso appartengono alla categoria dei cercatori di intimità, i quali cercano di instaurare una relazione, o a quella dei predatori, i quali stanno pianificando un’aggressione sessuale;
  • Personalità pubbliche, in questo caso le vittime sono personaggi pubblici del mondo dello spettacolo, dello sport, politici, famiglie reali.

b) VITTIME SECONDARIE (INDIRETTE) : sono quegli individui (amici, parenti) che a causa della loro vicinanza con la vittima designata
subiscono danni e molestie in quanto percepite dallo stalker come ostacoli tra lui e la vittima.
c) ASSERZIONI PRESUNTUOSE DI ESSERE MOLESTATI: si parla in questo caso di finte vittime, persone che sostengono di essere molestate ma che non hanno una base reale per farlo. Ciò è dovuto a menzogne consapevoli o ad un serio disturbo psicopatologico (Pathé, Mullen e Purcell, 1999).

  •  inversioni di ruolo: i molestatori accusano le loro vittime di molestie nei loro confronti arrivando a chiedere provvedimenti legali per avere protezione da quella che in realtà è la vera vittima;
  • deliri di persecuzione: alcune persone sviluppano dei disturbi deliranti che  li portano a credere di essere vittime di molestie assillanti. Arrivano a pensare che ogni loro mossa sia sorvegliata e che vi è una cospirazione alle loro spalle. Le tipologie di delirio in questione sono quelle di tipo persecutorio e quello erotomanico.
  • Chi ha subito veramente in passato una storia di molestie assillanti: alcune vittime di stalking sviluppano, a causa dell’ansia, dell’ipervigilanza e del senso di sfiducia provocato da tale esperienza, la tendenza a fraintendere in buona fede eventi e incontri che sono di per se neutri, come una prova della prosecuzione delle molestie subite in passato. L’isolamento sociale aumenta e diminuisce la capacità di un corretto esame di realtà.
  • Disturbi fittizi: persone che soffrono di disturbi fittizi simulano consciamente il ruolo di malato per soddisfare bisogni psichici ( Janofsky, 1994 ). Nel caso dello stalking tali soggetti adottano il ruolo di vittima, asserendo di essere soggetti a molestie per soddisfare così i loro bisogni di dipendenza.
  • Simulatori: è un gruppo raro di persone che finge intenzionalmente o esagera comportamenti sgraditi realmente ricevuti, per ottenere benefici oggettivi soprattutto indennizzi di natura economica.

Circa il 30% dei casi vede come vittima l’uomo. Questa percentuale non tiene conto del numero oscuro costituito da tutti quei casi di vittimizzazione maschile che vengono taciuti per vergogna o per paura di essere ridicolizzati e non compresi.
La ragione del silenzio in questi casi è da rintracciare nella visione condivisa di una società patriarcale, che da sempre ha attribuito all’uomo grande potere e gli ha permesso di far valere la sua posizione di “maschio” con ogni mezzo a sua disposizione, anche la violenza.
Detto ciò risulta comprensibile come l’uomo sia meno incline a denunciare le molestie subite, soprattutto se a perpetuarle è una donna: gli uomini non possono avere paura, non possono essere vulnerabili altrimenti apparirebbero deboli agli occhi del mondo e verrebbe meno la loro virilità.

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