Psicopatologia dei Serial Killer: cosa dice la scienza

settembre 15th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Criminologia

Articolo di Arianna Leone

Traumi infantili e adolescenziali nei serial killer

Il termine serial killer è alquanto recente, anche se questo fenomeno è risalente ad un passato molto antico. Esso iniziò ad essere utilizzato negli anni ’80 dall’FBI per denotare una particolare tipologia di assassino che uccide tre, o più vittime, anche nello stesso atto omicida, in diversi luoghi e con un periodo detto “cooling off”, cioè d’intervallo emotivo, tra un omicidio e l’altro.[1]

Molti studiosi si sono chiesti, e molti altri continuano a chiedersi, quali motivazioni sottostanno alla base di questi comportamenti criminali; e, proprio per questo, si sono venute a sviluppare molte teorie e modelli interpretativi che hanno cercato di trovare una risposta a questo interrogativo. A questo riguardo, risulta interessante la teoria di Hillman, che, per spiegare il perché un assassino seriale compia questi delitti, esplica l’influenza del condizionamento operato dai traumi infantili: la maggior parte dei serial killer passa i primi anni della sua giovinezza in un ambiente familiare pieno di violenza ma, allo stesso tempo, privo di affetto, in preda a denutrizione ed a maltrattamenti multipli; queste situazioni vanno a marchiare in maniera duratura la personalità di questi bambini e li portano ad avere, una volta diventati adulti, una probabilità molto elevata di diventare dei serial killer.[2]

Altri studi, come quelli compiuti per una vita intera dalla psicologa Alice Miller, hanno però dimostrato che questi traumi infantili ai danni del bambino non sono stati sempre causati in maniera intenzionale. L’autrice ha dimostrato come ci sia stata in passato, e forse c’è ancora in diverse culture, la concezione sbagliata di dover usare dei metodi educativi basati sulla violenza fisica e sulla crudeltà psichica per far sviluppare al meglio i nuovi nascituri, che, in caso contrario, non sarebbero divenuti, da adulti, degli individui obbedienti e rispettosi.

<<La società si appoggiava a teorie che, corrispondendo ancora interamente al modello educativo dei nostri nonni, vedevano nel bambino una creatura astuta, un essere dominato da impulsi malvagi, che racconta storie non vere e critica i poveri genitori innocenti, oppure li desidera sessualmente>>[3]; questa ideologia malsana portava a ritenere giusto ogni tipo di provvedimento preso per formare i bambini “nati cattivi” ed i genitori la giustificavano perché ingaggiavano, con i propri figli, la stessa lotta di potere che avevano perduto tempo addietro con i propri genitori.[4]

Ma, come ben sappiamo, nessun essere vivente nasce davvero con istinti malvagi; lo sviluppo dei suoi comportamenti futuri viene plasmato dal modo in cui esso viene accolto quando nasce e da come viene in seguito trattato. I tratti della personalità di un bambino che impara a sentirsi, fin dai suoi primi giorni di vita, amato e rispettato saranno completamente differenti da quelli di un bambino che dovrà provare fin da subito disprezzo, maltrattamenti e violenza sulla propria pelle; quest’ultimo, imparando per imitazione come ogni suo altro pari, andrà a riprodurre l’aggressività subita ogni volta che ne avrà la possibilità.[5]

Quindi, si ritiene che si possa vedere in questi sofferti momenti iniziali della vita di una persona, l’instillarsi del seme del male: <<In ogni dittatore, sterminatore o terrorista […] si cela sempre e comunque un bambino che un tempo è stato gravemente umiliato e che è sopravvissuto solo grazie alla totale negazione dei propri sentimenti di assoluta impotenza. Tuttavia questa completa negazione della sofferenza subita produce uno svuotamento interiore, e assai spesso blocca lo sviluppo della capacità innata di provare compassione per gli altri. Queste persone non hanno difficoltà a distruggere altre vite umane, persino la propria stessa vita vuota di senso>>.[6]

[1] J. Douglas et al., Crime Classification Manual, Centro Scientifico Editore,      Torino, 2007

[2] J. Hillman, Il codice dell’anima, Adelphi, Milano, 1997

[3] A. Miller, La Persecuzione del Bambino, Bollati Boringhieri editore, Torino, 2008, p. XIII

[4] A. Miller, La Persecuzione del Bambino, cit., p. 16

[5] A. Miller, Riprendersi la vita. I traumi infantili e l’origine del male, Bollati Boringhieri editore, Torino, 2009, p.40

[6] A. Miller, Riprendersi la vita. I traumi infantili e l’origine del male, cit., p.47

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