Il corpo non mente mai (le parole si)

ottobre 5th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Criminologia | Linguaggio del Corpo

Articolo di Cecilia Marchese

Mentire, quando le conseguenze di essere scoperti possono essere gravi, quando cioè abbiamo a che fare con menzogne ad alto rischio, può diventare molto più complesso ed estremamente stressante. Di solito tale menzogna viene adoperata in situazioni relazionali molto difficili e conflittuali, e in situazioni in cui una persona rischia la propria faccia, il proprio onore, la propria libertà ed il proprio benessere.

Quindi il carico emotivo è elevato e la pianificazione comporta uno sforzo cognitivo notevole.

Risulta importante un’attenta opera di pianificazione mentale per realizzare così un messaggio menzognero compatibile e coerente con le conoscenze del destinatario, come se questo messaggio fosse vero. Si tratta di
un impegno cognitivo rilevante, perché il mentitore conosce il vero, ma pubblicamente deve dire il falso e in modo da apparire credibile; deve quindi controllare il suo eloquio, la costruzione delle frasi e dei suoi sistemi non verbali.

Le bugie ad alto rischio, prevedendo un’alta posta in gioco, sono accompagnate da forti emozioni, come paura, eccitazione e rabbia, che devono essere falsificate e controllate onde evitare di essere scoperti (Porter – Ten Brinke, 2010).

Generalmente, però, in contesti forensi o in sede di interrogatorio abbiamo a che fare con menzogne pianificate in anticipo che prevedono, quindi, una programmazione attenta e coerente con le informazioni del destinatario (Anolli,
2003).

Si potrebbe infatti ipotizzare che questa complessità faccia risaltare indizi comportamentali evidenti di menzogna ma in realtà molto spesso i bugiardi esperti utilizzano il comportamento, sia verbale che non verbale, per convincere gli altri della loro onestà: chi non è esperto potrebbe essere facilmente ingannato.

La manifestazione corporeo-comportamentale del vissuto intrapsichico: l’espressione emozionale nella comunicazione non verbale

Considerando che solamente il 35% di tutta la comunicazione viene trasmessa verbalmente possiamo affermare che la maggior parte dell’interazione umana ed i suoi effetti dipendono da scambi non verbali e che ad intense emozioni
corrispondono cambiamenti fisici perlopiù rilevabili.

Un’emozione include infatti cambiamenti fisiologici, comportamenti osservabili e comprensibili che variano dalle espressioni facciali a segnali vocali a cambiamenti interni come affetti o componenti cognitive.

I tre fattori legati a tutta l’attività mentale, responsabili dell’atteggiamento mimico gestuale, con conseguente modificazione della contrazione o del rilasciamento di alcuni muscoli, sono:

  • l’affettività: la più o meno intensa partecipazione emotiva, con i relativi sentimenti di gioia, dolore collegata all’ansia, soddisfazione, noia, orgoglio, ecc.;
  • i processi ideativi;
  • la volontà.

Questi tre fattori si influenzano tanto vicendevolmente che risulta difficile discriminare i segni di affettività, della volizione e dell’intelletto in quanto le manifestazioni prodotte da uno si confondono inevitabilmente con quelle prodotte dagli altri due sistemi.

Naturalmente, però, l’affettività ricopre un ruolo predominante nelle modificazioni dell’espressione essendo considerata lo specchio della vita affettiva. In linea con queste considerazioni diventa piuttosto arduo dedurre i veri contenuti ideativi sia perché può coesistere la necessità di dissimularli sia perché, in definitiva, tutti i processi mentali si riallacciano al momento affettivo, ovvero alla condizione sentimentale del soggetto.

Pertanto osservando il volto di una persona è più facile riconoscere un sentimento di tristezza anziché i suoi pensieri; la volontà invece gioca generalmente un ruolo disciplinante nei confronti dell’espressione emozionale: possiamo considerare la volontà come il fattore responsabile delle espressioni volontarie, disciplinanti, simulanti o dissimulanti all’occorrenza (Mastronardi, 1996).

Da questa considerazione possiamo dunque affermare che l’atteggiamento sincero o falso di un individuo sia accompagnato da mutamenti fisici misurabili che possano servire come criterio diagnostico per gli stessi. Alla produzione di questi messaggi contribuiscono soprattutto due strutture cerebrali: l’amigdala (una parte arcaica del sistema nervoso centrale), che promuove l’impulso ad agire, e la corteccia prefrontale, che lo inibisce; i piccoli movimenti inconsci che osserviamo sono dovuti proprio a questa sorta di patteggiamento tra le due strutture.

Se attraverso la parola possiamo raggirare o manipolare il nostro interlocutore, risulta difficile fare altrettanto attraverso il corpo che, invece, tenderà sempre a dire il vero. Vediamo perché possiamo affermare che il nostro corpo sia un valido testimone della verità.

L’espressione della menzogna: gli indizi corporei dell’atteggiamento falso

Consideriamo innanzitutto che qualsiasi soggetto che mente non lo fa in maniera naturale in quanto il nostro cervello, quando viene richiesto un richiamo di memoria, ha la tendenza ad esporre gli eventi così come li ha immagazzinati e registrati.

Quindi, per poter affermare il falso, deve reinventarsi la realtà modificandola nella maniera richiesta dalla situazione. Tutto ciò, avviene in una frazione di secondo e senza far trasparire alcun indice emotivo nel criminale o bugiardo incallito, mentre crea un elevato arousal emotivo in chi non è abituato alla menzogna o non ha una struttura di personalità tanto forte da reggere una simile pressione (Bedetti, 2012).

Chi mente o è accusato di un reato prova quindi tipicamente alcuni tipi di emozioni come ansia, paura, rabbia o
autocompiacimento che causano manifestazioni sintomatiche, nonché segnali esterni riconoscibili e difficilmente trascurabili da un esperto.

Mentire richiede capacità cognitive ed emotive elevate ed uno sforzo mentale decisamente maggiore rispetto al dire la verità: l’attività menzognera prevede l’utilizzo di funzioni esecutive che ci consentano di controllare il nostro comportamento; solo chi è bravo a gestire il conflitto riesce a mentire con successo.

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