Come scoprire la menzogna con la tecnica del carico cognitivo

ottobre 7th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Linguaggio del Corpo

Un articolo di Cecilia Marchese

La comunicazione menzognera implica un rilevante sforzo cognitivo poiché il soggetto deve tenere sotto controllo il suo comportamento, sia verbale che non verbale ed avere al contempo la capacità di giostrarsi all’interno di un
meccanismo complesso in cui si desidera far credere a qualcun altro che quello che si dice sia vero perché realmente creduto, cioè conforme allo stato delle cose (Anolli, 2012).

L’ipotesi del carico cognitivo sostiene quindi che la menzogna richiede uno sforzo maggiore rispetto alla verità. Oltre al produrre e ricordare il racconto, come quando si dice il vero, il bugiardo deve infatti provare a sopprimere gli indizi del linguaggio del corpo che possano rivelare la menzogna e costruire una storia alternativa, che non tradisca né contraddica le conoscenze dell’interlocutore.

Inoltre l’inganno richiede uno sforzo mentale maggiore essendo un’azione più intenzionale e ponderata rispetto alla verità, più spontanea ed automatica. Secondo l’Activation-Decision-Construction Model (ADCM) messo
in luce da Jeffrey Walczyk, Karen Roper, Eric Seemann ed Angela Humphrey, la formulazione di una menzogna consta di 3 fasi.

Nel momento dell’attivazione il soggetto ascolta l’individuo attentamente; spontaneamente si attiva una risposta
sincera nell’interlocutore che deve decidere se convenga più mentire o dire il vero.

Per dire il falso deve quindi costruire una risposta plausibile che comporta lavorio mentale e quindi dispendio di tempo. Questo spiegherebbe, quindi, perché chi mente impiega più tempo nel rispondere rispetto a chi è sincero a meno che la risposta non sia stata già da tempo preparata e formulata mentalmente (come ad esempio nel caso di una pre-costruzione di un alibi) (citato in Pacori, 2012).

Indizi del sovraccarico cognitivo possono essere: ripetizioni verbali della stessa parola, pause troppo lunghe tra una e l’altra (dovute spesso al ragionamento tra sé e sé finalizzato a non contraddirsi), un’articolazione delle parole lenta, errori di pronuncia o sintassi, tempi di reazione più lunghi della media anche domande che richiedono solo “ sì o no“.

Dal punto di vista non verbale muovere poco mani o dita consente al mentitore di riflettere meglio su ciò che dice; un ridotto ammiccamento o una ridotta mobilità dello sguardo sono segno di elevata attenzione.

Chi mente, inoltre, tende a preparare mentalmente ciò che deve dire rispetto a chi dice il vero e rispetto a ciò che ha da dire tende a risultare il più vago possibile in modo da non contraddirsi (chi è più sincero risulterà più dettagliato
rispetto ad un falso ma è pur vero che il mentitore, essendosi dettagliatamente preparato su ciò che ha da dire difficilmente risulterà incoerente o contraddittorio).

In definitiva, tanto più il bugiardo deve tenere sotto controllo il proprio comportamento tanto più è facile che egli si lasci sfuggire qualche indice di menzogna (Pacori, 2012).

Chi mente prova a controllare se stesso

E’ necessario che il mentitore presti molta attenzione al controllo del proprio comportamento evitando condotte che tradiscano la sua colpevolezza ed adottando al contempo atteggiamenti che lo facciano sembrare il più possibile sincero.

In questo senso lo sforzo è triplice: deve inibire le proprie emozioni per il timore che tradiscano il pensiero, bloccare qualsiasi gesto che possa far apparire colpevoli ed in ultima analisi mostrare un atteggiamento che appaia sincero, spontaneo e collaborativo. Risulta dunque inevitabile che un simile autocontrollo porti a farsi sfuggire qualcosa. Secondo alcuni studiosi, che hanno chiesto ai partecipanti di una ricerca di bloccare i segni della menzogna, è più difficile bloccare la parte superiore del volto rispetto a quella inferiore. E’ emerso inoltre che variabili come genere sessuale dominanza e preparazione della menzogna interferiscano nel tentativo di autocontrollo. Anche la motivazione gioca un ruolo significativo in questo senso: ad un alta motivazione corrisponde un minore fuoriuscita a di indizi sul piano verbale (Pacori, 2012).

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