Stalking medico paziente: quando lo stalker è il paziente

ottobre 20th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Criminologia | Psicologia Clinica

Articolo di Salvia Gelsomina

Abbiamo già chiarito come per particolari categorie sociali e professionali esiste uno specifico rischio di diventare vittima di stalking da parte di ammiratori, clienti o assistiti (Pathè, Mullen, e Purcell, 2002).

Attori, politici, cantanti e altre figure dello spettacolo e dello sport da sempre sono categorie professionali più facilmente esposte al rischio di stalking, anche perché la loro storia di molestie ha sempre ottenuto da subito l’attenzione dei media, contribuendo a sensibilizzare la popolazione in merito al fenomeno.

In aggiunta a queste categorie appena citate, che rientrano all’interno dello stalking nelle relazioni professionali, mi sembra opportuno trattare il tema delle molestie nate e perpetuate durante il rapporto terapeuta-paziente.

La principale causa di questo fenomeno è di facile individuazione: il terapeuta interrompe il rapporto terapeutico per impossibilità o per difficoltà a proseguire, e il paziente, per l’abbandono subito, si vendica attuando le molestie.

Il momento di interruzione del rapporto terapeutico deciso in modo unidirezionale dal professionista rappresenta l’evento drammatico che dà il via a una vera e propria campagna di molestie, perpetuata per mesi e mesi (Meloy, 2000).

In molti casi lo stalking a operatori della salute mentale si verifica parallelamente al rapporto terapeutico, e perciò può risultare difficile
distinguere una molestia da un evento proprio della terapia: le telefonate di emergenza insistenti,gli sms, i regali, le richieste di aumento degli appuntamenti,visite non programmate finiscono per diventare per il paziente sempre più importanti, arrivando a sostituirsi totalmente alle sedute.

In questo modo lo stalker non si limita solo a sabotare il setting ( “il setting non consiste nell’applicazione di un modello o nell’uso di qualche strumento, piuttosto è l’instaurarsi di quelle condizioni che rendono possibile osservare e rilevare. Il setting promuove e mentiene nel terapeuta un particolare assetto mentale di isolamento parziale rispetto alla pregnanza di presenza delle sollecitazioni della sua individualità biologica, delle sue dimensioni sociali, culturali, familiari, emozionali, affettivo – cognitive e mnemoniche coscienti, nella misura in cui queste tenderebbero a condurlo fuori dal contatto col suo paziente del qui ed ora”, V. Berlincioni, F.Petrella, 1993), ma attua delle vere e proprie intrusioni nella sfera privata del curante, destinate a colpire la sua esistenza al di fuori della seduta.

Nonostante questa difficoltà si ritiene che lo stalking all’interno delle relazioni terapeutiche offra un vantaggio, ossia quello di fornire
all’osservatore una visione privilegiata del fenomeno, in quanto ne fa emergere e sviluppare tutti gli elementi costitutivi.

Per approfondire la comprensione delle molestie assillanti agli operatori di salute mentale nella realtà italiana, è stato ivi condotto uno studio da Galeazzi e Curci (2001) mediante la somministrazione di un questionario anonimo a 475 operatori della salute mentale della provincia di Modena.

È emerso che l’11% degli operatori è stato vittima di stalking da parte di pazienti: il rischio di essere oggetto di molestie è maggiore per gli psichiatri, gli psicologi e gli specializzandi in psichiatria, rispetto a quello degli infermieri o di altri operatori dell’ambito sanitario.

Gli operatori uomini hanno maggiori probabilità di essere vittima di stalking (18%) rispetto a quelli donne (8%). Sebbene nella maggior parte dei casi (67%) il paziente molesta un operatore di sesso opposto, nel 33% dei casi il molestatore e il molestato appartengono alla stessa categoria di genere.

I rimedi attuati da queste vittime sono stati nel 35% aumento delle precauzioni sul lavoro, nel 17,5% cambiamento del numero telefonico, nel 12% aumento della sicurezza a casa. Il 67,5% delle vittime ha cercato sostegno nelle discussioni d’equipe o in supervisione, il 17,5% ad amici e familiari e il 15% si è rivolto alla polizia.

Infine, in quasi la metà dei casi lo stalker è stato assegnato ad un altro terapeuta o a più terapeuti a turno.
I risultati di questo studio confermano che gli operatori della salute mentale, soprattutto psicologi e psichiatri, sono soggetti particolarmente a rischio di stalking.

Ciò suggerisce la necessità di un’informazione e di un’educazione sul fenomeno a partire dagli anni di training professionale, in quanto potrebbe fornire strumenti di prevenzione e promuovere un riconoscimento e un intervento precoci.

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