Strani metodi per scoprire chi mente: siero della verità, ipnosi e grafologia

ottobre 22nd, 2017 | Posted by Igor Vitale in Criminologia | Linguaggio del Corpo

Il siero della verità. E’ il Tripental Sodico, un barbiturico ad azione ipnotica utilizzato nell’indizione dell’anestesia generale, il farmaco inibisce l’azione di un neurotrasmettitore che eccita le reazioni cerebrali, provocando una sensazione di calma ed una condizione di rilassatezza che metterebbe l’individuo in una condizione di maggiore predisposizione a confessare la verità.

Ma la sua fama di indurre la gente a dire la verità sembrerebbe del tutto ingiustificata. Due scienziati estoni, Inga Karton e Talis Bachmann (2011) hanno trovato però un sistema che risulta agire nello stesso senso: la stimolazione magnetica transcranica, basata sul
principio per cui la corrente elettrica prodotta da uno stimolare provoca un campo magnetico che induce un flusso di corrente nei conduttori più prossimi inclusi i tessuti umani.

In questo caso il campo magnetico veniva prodotto su due regioni: la corteccia prefrontale dorso-laterale sinistra e la zona corrispondente
dell’emisfero destro. Gli studi confermarono che chi riceveva una stimolazione cranica a sinistra risultava più propenso a raccontare menzogne rispetto a chi la riceveva a destra, che risultava, invece, più incline alla sincerità.

L’ipnosi. «Nella cultura popolare è diffusa la convinzione che sotto ipnosi non si possa mentire; tuttavia si tratta solo di una credenza: nel corso dell’ipnosi non c’è sufficiente alterazione della coscienza o delle facoltà critiche tale da ritenere che uno possa parlare senza alcun freno inibitore ed in modo sincero» (Pacori, 2012, 49), una confessione in ipnosi non può essere considerato un dato attendibile,
l’unico scopo che in uso forense se ne fa è quello di aiutare i testimoni a ricordare
dettagli irrecuperabili al livello cosciente.

La grafologia digitale. L’assunto alla base della tecnica è che la scrittura può essere considerata un mezzo espressivo che riflette il nostro modo di essere ed attraverso l’analisi di questa si possono rintracciare temperamento o attitudini di una persona. Sebbene le perizie grafologiche non siano accettate in ambito forense, alcuni studiosi dell’Università di Haifa hanno messo a punto un metodo
che attraverso l’utilizzo di una tavoletta computerizzata, misura le variazioni della scrittura del soggetto (I tempi, la larghezza, la lunghezza della traccia etc.) e di conseguenza riesce a riconoscere quando un soggetto scrive il falso o il vero (Pacori, 2012).

La Termografia del volto. Chiunque quando è in ansia subisce delle impercettibili variazioni della temperatura del volto dovute alla dilatazione dei vasi sanguigni. Sulla base di questo presupposto un team dell’Università di Bradford, in Inghilterra, ha applicato i principi della termografia allo studio della menzogna. (Pacori, 2012).

La termocamera cattura le variazioni di temperatura del viso come reazione ad alcune domande; se l’individuo mente la su risposta emotiva provoca una micro-dilatazione dei capillari rilevabile dallo strumento. Hassan Ugail e collaboratori si sono serviti della termocamera e di un fotocamera che riprendesse, fotogramma per fotogramma, le espressioni facciali, analizzate poi con il FACS,
un sistema per la mappatura delle modificazioni dei distretti muscolari del volto che danno luogo all’espressione facciale. I dati raccolti immessi in un computer, grazie ad un algoritmo matematico, giudicano se quanto il soggetto dice è vero o falso.

Questa tecnica ha dimostrato di poter riconoscere due mentitori su tre; tuttavia, nonostante gli esiti, Aldert Vrij, uno dei maggiori esperti nella rilevazione del comportamento non verbale menzognero, ha dimostrato che la strumentazione misura lo stato di nervosismo ma non necessariamente una menzogna: in uno studio su 51 passeggeri aeroportuali essa ha dato numerosi falsi positivi (citato in Pacori, 2012).

A riguardo, anche Salvatore Maria Aglioti, professore ordinario di psicologia all’Università La Sapienza, illustra quali sono gli aspetti neurali e corporei che entrano in gioco quando un individuo mette in atto un comportamento falso. Attraverso una macchina che registra i cambiamenti di temperatura cutanea ad infrarossi ad alta sensibilità, ovvero le variazioni di temperatura, si è scoperto che la zona del volto più interessata quando si mette in atto un comportamento menzognero è la punta del naso.

L’esistenza di questo “effetto pinocchio” è emersa in uno studio condotto su soggetti ai quali era richiesto di mentire in cambio di soldi sebbene questi stessi avrebbero rischiato di compromettere la propria reputazione; attraverso la termografia si è registrato un aumento selettivo della temperatura del naso non solo a partire dalla preparazione della risposta ma anche in tutta la fase successiva, ovvero finché il soggetto non riceveva il feedback dell’interlocutore. Il team di ricercatori dell’università di Roma sembra aver trovato quindi un indice oggettivo della menzogna nella condizione di guadagno a rischio di reputazione (Aglioti, 2015). Il limite di questo genere di tecniche riguarda però l’impossibilità di studiare il soggetto a sua insaputa.

Corso Tecniche di Riconoscimento della Menzogna

 

 

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