Come vediamo i pedofili e come sono veramente: profiling del pedofilo

ottobre 29th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Criminologia

Prima di passare all’analisi dei trattamenti terapeutici utilizzabili bisogna ricordare, come Mariani afferma nel 2007, che la pedofilia nonostante sia esistita nell’indifferenza generale e nel silenzio sia divenuta un argomento di grande attualità grazie all’interesse e alla reazione sociale suscitata nella popolazione. Ciò ha portato alla costruzione di stereotipi e pregiudizi da parte dell’opinione pubblica nei confronti della figura del pedofilo.

Il primo stereotipo, come detto precedentemente e come Barus-Michel afferma, fa riferimento all’impossibilità di riconoscere comportamenti e diagnosi pedofile alle donne, poiché esse vengono valutate in funzione delle loro capacità di procreare e di soddisfare i desideri maschili, tanto che il godimento sessuale viene riconosciuto solamente all’uomo il cui è anche l’unico che possiede i pieni diritti per esercitarlo.

In “Pedofilia: Un approccio Multiprospettico” Coluccia e Calvanese distinguono le varie tipologie di stereotipi in :

  •  Morale, immagine del pedofilo quale individuo vizioso, immorale, affettivamente indifferente orientato solamente al soddisfacimento del proprio impulso libidico;
  • Ecologico, che fa riferimento all’inserimento di tale individuo in ambienti sociali degradati, posti ai margini della legalità e della povertà, in cui il contesto crea ignoranza, deprivazione culturale, impossibilità di mediazione relazionale e perdita dei valori;
  • Sofisticato, che fa riferimento all’immagine criminale che viene ampiamente pubblicizzata dai media e caratterizzata dalla preparazione culturale del soggetto, che gli permette di razionalizzare i propri desideri in termini di appagamento affettivo ed erotico di bisogni del minore anche tramite l’utilizzo di strumenti tecnologici raffinati;
  • Viaggiatore-pedofilo intermittente, che si configura nell’immagine di un individuo in grado di potersi muovere a suo agio nelle diverse legislazioni nazionali per raggiungere la soddisfazione dei propri impulsi sessuali in quei paesi dove il commercio sessuale dei minori a scopi di lucro viene praticato;
  • Patologico, in cui la pedofilia viene concepita in chiave morbosa ed espressione o sintomo di un’altra malattia;
  • Affettivamente vicina, che prende in considerazione il comportamento pedoparafilico da parte di una persona prossima al minore per ragioni familiari o di amicizia, capace di operare nei confronti del minore dinamiche seduttive di difficile se non impossibile gestione;
  • Orco, in cui si sviluppa l’immagine del pedofilo-mostro, violento e sadico.

Come Lautmann afferma nel 200918 “tutte le questioni che riguardano la pedofilia sono attualmente cariche emotivamente” ma l’odierno concetto di pedofilo non esige una suddivisione poiché ogni azione sessuale che riguarda un adulto con un bambino comporta come conseguenza danni permanenti, senza alcuna eccezione.

In un’ottica scientifica, l’interesse analitico si è spostato dall’adulto al bambino, attraverso la Vittimizzazione, in cui il nucleo dello studio per le discussioni scientifiche è divenuta la vittima al contrario del passato in cui erano focalizzate sull’autore di tali agiti e reati. Tale rovesciamento minaccia di svuotare sia la funzione garantista del diritto penale che l’orientamento di base della terapia sessuale.

 


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