Test psicologici per misurare il bullismo

dicembre 27th, 2017 | Posted by Igor Vitale in Psicologia dello Sviluppo

Il primo strumento appositamente elaborato per individuare i ruoli assunti nel gruppo-classe in cui si verificano episodi di bullismo è il Participant Role Questionnaire (PRQ) di Salmivalli, Lagerspetz, Bjorkqvist, Osterman e Kaukiainen (1996). Tale questionario a 50 item, somministrato a ragazzi finlandesi di scuola media, individua, attraverso la metodica della nomina dei pari, quattro ruoli tra gli Astanti: da un lato, Aiutante (chi prende parte attiva alle prepotenze, spalleggiando il bullo) e Sostenitore (chi tifa per il prepotente, incitandolo ma senza scendere in campo personalmente) e, dall’altro, Difensore (chi attivamente cerca di contrastare le prepotenze e/o di consolare il compagno aggredito) ed Esterno (chi si tiene in disparte, osservando senza intervenire).

Salmivalli et al. (1996) hanno riscontrato differenze significative in base al genere: ai maschi più frequentemente vengono attribuiti i ruoli di Aiutante e Sostenitore, mentre alle femmine quelli di Difensore ed Esterno. Uno studio longitudinale, a distanza di due anni ( Salmivalli, Lappalainen e Lagerspetz, 1998), ha confermato la sostanziale stabilità nella distribuzione dei ruoli individuati. Menesini e Gini (2000) hanno tradotto e validato una versione semplificata sulla popolazione italiana di Scuola Elementare e Media, nella
forma di questionario anonimo e collettivo, che ha confermato l’affidabilità e validità del PRQ evidenziandone la struttura a 4 fattori individuata.

La gamma di ruoli sinora delineata sarebbe incompleta in quanto non considera altri due ruoli teoricamente possibili (Belacchi, 2001): Consolatore (simmetrico e reciproco di Sostenitore), ovvero colui che pur senza intervenire per far smettere le prepotenze, cerca di attenuarne gli effetti, rincuorando la vittima, e Mediatore (simmetrico e reciproco di Esterno) ovvero colui che, ponendosi in maniera
equidistante tra Bullo e Vittima, cerca attivamente di pacificarli.

Il nuovo modello a 8 ruoli ne include alcuni a favore del Bullo (Aiutante, Sostenitore, Esterno), altri a sostegno della Vittima (Mediatore, Difensore, Consolatore). Le relazioni tra ruoli autopercepiti e dimensioni sia dell’empatia che della desiderabilità sociale hanno confermato, da un lato, le relazioni ipotizzate tra i ruoli (prosociali vs. ostili), dall’altro, la diversa influenza delle abilità empatiche e dell’atteggiamento verso la desiderabilità sociale sulla tendenza a riconoscere i propri ruoli prosociali e ostili (Belacchi, 2008).

All’indagine hanno partecipato 241 bambini di scuola elementare, frequentanti la classe III, IV e V. Il questionario self-report comprendeva complessivamente 45 item, divisi in tre parti: 9 item sul modello della Scala di Desiderabilità Sociale (Manganelli et al., 2001); 12 item sul modello dello strumento Indice di Reattività Empatica (Davis, 1983); 24 item costruiti a partire dal PRQ (Salmivalli et al., 1996, nell’adattamento di Menesini e Gini, 2000).

La disposizione ad assumere condotte socialmente adeguate rivela, dunque, una stretta positiva relazione con la responsività empatica ed una più debole con il desiderio di compiacere gli altri.

Invece la tendenza ad assumere condotte ostili mostra andamenti opposti. Tale ultimo dato potrebbe essere letto non solo e non tanto come una minor tendenza ad ammettere di assumere ruoli ostili da parte di chi tende a rispondere in modo socialmente desiderabile (bias della desiderabilità sociale), ma potrebbe evidenziare anche la presenza di una plausibile tendenza alla ribellione e al non conformismo sociale nei soggetti aggressivi.

Il ruolo di Vittima, che presenta alcune analogie sia con i ruoli pro-sociali (influenzato dall’indice empatia) sia con i ruoli ostili (influenzato dalla attenzione alla desiderabilità sociale) si conferma come il più contraddittorio e complesso.

In conclusione, anche se vari studi hanno suggerito che il basso livello di empatia può essere la causa principale del bullismo, c’è polemica circa le competenze sociali dei bulli. Questo potrebbe essere dovuto ai diversi tipi di individui aggressivi presi in considerazione. Alcuni bambini che si comportano da bulli sono, infatti, abili manipolatori delle proprie vittime, mentre altri hanno dei problemi nell’interpretare le intenzioni degli altri, nel senso che è probabile che interpretino atti ambigui come ostili. In un esempio che riferisce Dunn (2006) , Tim lancia la palla verso il suo amico che si trova dall’altra parte del cortile, ma sbaglia la mira e la palla colpisce un terzo bambino, Jake. Tim non intendeva colpire Jake, ma questo, che non è molto amato dagli altri compagni di classe, lo interpreta come un ennesimo atto di ostilità dei suoi confronti e si avventa con aggressività su Tim. A quel punto gli altri bambini, infuriati per quella che sembra un’aggressione fuori luogo, accorrono ad aiutare Tim e si mettono a picchiare Jake. In altre parole, i bulli possono essere in grado di assumere la prospettiva cognitiva degli altri, ma non sono in grado di condividere emozioni con le vittime.

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